4 Marzo: cambia la forma ma non la sostanza…la lotta rimane l’unica via!

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Riceviamo e condividiamo una riflessione dell’Assemblea operaia “No signor no”, di Bassano, sulle elezioni politiche del 4 Marzo 2018.

“Son passate già diverse settimane dal 4 marzo, giorno delle elezioni politiche. Un crocevia per molti tanto atteso, dopo aver subito legislature e governi imposti senza il “volere del popolo”. Ora finalmente si è potuto votare, scegliere il partito più amico e adatto a difendere gli interessi della gente. In buona sostanza, il partito che, attraverso le parole, è arrivato meglio alle pance vuote e brontolone.

Ed ecco che dalle urne esce un risultato che manda un messaggio chiaro a chi negli ultimi anni con le sue contro-riforme ha precarizzato ai massimi livelli il mondo del lavoro (Jobs Act), infranto il sogno di arrivare alla pensione vivi o perlomeno in salute (legge Monti-Fornero) e perseguito nel progetto di distruzione della scuola pubblica (Buona scuola) e del rimanente welfare sociale. Tolta infatti la grossa percentuale di astensione (circa 27%), gran parte dei voti li hanno raccolti quei partiti che a slogan dicono di voler cambiare il paese, ridare dignità ai lavoratori, difendere i confini nazionali (da chi?) e far ripartire l’economia stagnante. Un segno di rottura con le precedenti elezioni e perfettamente in linea con quelle di diversi altri paesi europei: quando regnano incertezza e instabilità, è la paura a governare e a far spostare l’ago della bilancia verso chi urla più forte, spacciandosi da ribelle anti sistema o nuovo che avanza.

Ma siamo davvero convinti che un voto di protesta possa rappresentare la soluzione all’agonia che vivono ogni giorno milioni di lavoratori? Siamo certi che aver votato il nuovo che avanza coincida con la fine dei nostri problemi? Crediamo fino in fondo a promesse del tipo “aboliremo la Fornero” o “l’Italia riparte con il reddito di cittadinanza”? Purtroppo, le nostre certezze sono altre: viviamo un presente che ci condanna a morire sul lavoro quotidianamente (oltre 150 morti dall’inizio dell’anno con il Veneto in testa a questa triste classifica), con imprenditori liberi di sfruttare, chiudere, licenziare, inquinare e reprimere a volontà (provvedimenti disciplinari a pioggia in ogni settore e moniti verso chiunque alzi la testa). Per non parlare del nostro potere d’acquisto che continua a calare giorno dopo giorno.

Una tendenza che l’eventuale nuovo governo, Lega o 5 stelle che sia, non invertirà e presto lo vedremo “costretto” a varare nuove riforme antipopolari funzionali al club di ricchi e potenti finanzieri, banchieri e industriali che continueranno ad arricchirsi devastando e dominando il nostro paese, nonché misure sempre più aggressive contro la classe lavoratrice.

Qualunque sarà il capo del nuovo governo, resterà inalterato il nostro impegno all’interno della NATO, come non cambierà il legame e la sudditanza ai diktat della BCE. Questo perché i margini di profitto dei padroni vanno necessariamente difesi! Sia attraverso l’emanazione di leggi e accordi nazionali (come quello recentemente siglato in sordina tra Confindustria e CGIL, CISL e UIL che blocca di fatto gli aumenti salariali, per agevolare invece aumenti e premi economici legati alla produttività d’impresa e quindi accordati in sede aziendale e poi erogati sotto forma di “welfare”), ma anche consolidando e, perché no, conquistando a suon di bombe, vecchie e nuove aree del pianeta dove rapinare materie prime e garantirsi manodopera a prezzi stracciati. In un contesto mondiale dove sono sempre più aspri i rapporti tra super potenze, si pensi ai dazi USA su acciaio e alluminio, e quelli tra loro e popoli oppressi, Palestina e Siria da ultime, la guerra sarà sempre più protagonista con tutta la sua ferocia e distruzione. Motivo per cui, le spese miliari, anche del nostro paese, non potranno che lievitare, in barba alle uscite degli aspiranti premier che vorrebbero diminuirle (basta prendere in esempio i rapporti commerciali Italia-Israele e la presenza di ENI in Libia per farci un’idea di quanto siamo all’interno degli scenari di destabilizzazione e guerra a livello mondiale).

Ecco perché siamo fieri oppositori di chi fa della xenofobia la sua principale arma di propaganda (strizzando l’occhio alla galassia fascista) per gettare fumo negli occhi di milioni di lavoratori e tenerci divisi.

E allora che fare? Da dove ripartire? Gli esempi che dobbiamo seguire sono le lotte dei lavoratori della logistica, dimostrazioni reali che con la tenacia e le pratiche dure dei blocchi e dei picchetti, si può far fronte agli attacchi dei padroni e organizzare il rilancio per conquistare diritti e tutele. I ferrovieri francesi, che stanno scioperando ad oltranza contro la riforma di privatizzazione e scorporazione delle ferrovie statali, sono un altro faro da seguire, oltre che per il protagonismo della categoria, anche per la grande solidarietà che giunge dalle altre e dagli studenti.

Solo dove si costruiscono percorsi di lotta dal basso, decisi e mossi dai lavoratori stessi, possiamo prendere coscienza della nostra forza e dell’importanza del protagonismo operaio. Soldi ne prenderemo sempre meno, diritti e sicurezza “pian piano” si stanno erodendo sempre più, questa è la vera sostanza del capitalismo.

Continuare a lamentarsi od organizzarsi per cambiare? Aspettare il salvatore (che non arriverà mai!) o iniziare a credere nella nostra forza, lavorando per unire ciò che oggi è diviso?

Rompere gli indugi, abbandonare paure e illusioni. Perché ormai rimane gran poco da perdere, ma tanto da riguadagnare.”

Aprile 2018,
Assemblea operaia “No Signor No”info.nsn@libero.it

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