La Marzolo è nuovamente a rischio sgombero!

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La Marzolo è nuovamente a rischio sgombero!

Pare che l’Università di Padova abbia ripreso in mano i vecchi progetti speculativi che riguardano il complesso Marzolo-Fusinato.
E così, mentre aumentano i costi di tasse, posti letto e pasti, mentre diminuiscono di anno in anno le borse di studio a disposizione per chi non può permetterseli e vengono abbandonate decine di mense e residenze, l’università ed il suo CDA continuano a preoccuparsi solamente di progetti multimilionari come quello dell’ospedale, della nuova cittadella nell’ex caserma Piave e dell’ennesima “struttura – vetrina” che dovrebbe sorgere sulle ceneri di una mensa pubblica e di una residenza che ospitava oltre 300 studenti.

Per quanto ci riguarda continueremo a denunciare tutto questo!

Invitiamo quindi tutti coloro che sostengono l’occupazione, che hanno partecipato in passato alle attività, tutti i musicisti e artisti che si sono esibiti tra queste mura, i compagni e i solidali a partecipare a questi primi momenti di organizzazione e lotta!

MARTEDì 5 MARZO & MARTEDì 12 MARZO
Pranzo Popolare alla Marzolo Occupata

MARTEDì 19 MARZO H 16
Presidio davanti al Bò in concomitanza con il Cda di Unipd!

 

QUI DI SEGUITO IL COMUNICATO a cura dell’assemblea di gestione della Marzolo Occupata:

“Dopo più di un anno di silenzio nelle aule delle dirigenze universitarie si torna a parlare di “riqualificazione” del complesso Marzolo-Fusinato. Per non farsi fregare dai bei proclami e comprendere bene la vicenda di uno degli studentati più gradi e vecchi di Padova bisogna tornare alla fine degli anni 80, quando l’allora rettore Bonsembiante decise di fare causa all’ESU, ente regionale per il diritto allo studio che gestiva la Casa dello Studente e tuttora “gestisce” mense e studentati universitari, con l’intento di farsi riconoscere l’intera proprietà dello stabile.
Il contenzioso è continuato per decenni; peccato che al momento della sentenza definitiva che ha riconosciuto all’università la disponibilità degli spazi, la casa dello studente era già chiusa da più di 10 anni. Stessa fine ha avuto l’adiacente mensa Marzolo, chiusa nel 2010 per problemi strutturali con le promesse di riapertura entro il 2013, e mai riaperta perché nessuno si è preoccupato di tirare fuori i soldi necessari. Ma poco importa perché il destino di quell’area è un altro: «Il nostro ricorso contro l’Esu sui destini della casa dello studente Fusinato è stato vinto ed è con soddisfazione che confermo la nostra intenzione di riqualificare la struttura in nome di Galileo Galilei, della ricerca e della scienza» (rettore Milanesi, 2009).

Nella pratica si vuole rimettere in sesto l’edificio per sistemare gli studenti della scuola degli studi superiori Galileiana. Così, al netto delle cose, l’università ha dismesso uno studentato che dava posto a 350 ragazzi e una mensa che erogava 2000 pasti al giorno, li ha abbandonati rispettivamente per 15 e 10 anni, lasciando marcire muri, soffitti e attrezzature all’interno, ed ora parla di riqualificazione quando sperpera milioni per ricavare 150 posti letto per il fiore all’occhiello dei suoi studenti e l’ennesimo edificio vetrina per il prestigioso ateneo.

A dirla tutta la sede ufficiale della scuola Galileiana in via san Massimo è da tempo in attesa di lavori, tanto che i suoi iscritti sono temporaneamente (da 3 anni) alloggiati alla residenza nord Piovego del complesso di Psicologia.
Pensiamo che l’epilogo che si prospetta per l’area Marzolo-Fusinato (e dell’ultimo spazio verde rimasto in portello) lasci spazio a diverse riflessioni.
Mentre aumentano i costi di tasse, posti letto e pasti, mentre diminuiscono di anno in anno le borse di studio a disposizione per chi non può permetterseli e vengono abbandonate decine di mense e residenze, l’università ed il suo CDA continuano a preoccuparsi solamente di progetti multimilionari come quello dell’ospedale, della nuova cittadella nell’ex caserma Piave, della “struttura in nome di Galilei”. Non si parla di lavori strutturali per riaprire una delle tante strutture dell’ateneo abbandonate per Padova e relativamente pronte alla riapertura, ma di un’operazione milionaria di speculazione edilizia in un’area molto vasta a due passi dal centro città che ha ben poco di riqualificante se non per le tasche di chi vi partecipa.
Notiamo senza troppo stupore che la ripresa del progetto, fermo da qualche anno, avviene in un momento di forte stretta repressiva a livello nazionale contro chiunque si organizzi nelle città e nei territori. La recente disponibilità dei fondi necessari per i lavori non possiamo che accostarla alla volontà dell’università in combutta con la questura di porre fine ad un percorso che da 5 anni garantisce un luogo in cui studenti, precari, disoccupati e abitanti del quartiere possano organizzarsi, promuovere e sostenere pratiche di lotta e di socialità non mercificata fuori dal controllo istituzionale che la “democrazia impone”.
Da parte nostra come lo eravamo 2 anni fa quando gli ingegneri dell’università vennero a bussare alle porte dell’occupazione per “verificare” (come se non la conoscessero!) la situazione degli stabili, uno dei quali in seguito arrestato guarda caso per corruzione, siamo ancora convinti che a progetti come questo si debba opporsi con forza continuando a denunciare il ruolo che UniPd ed ESU hanno nella situazione disastrosa del diritto allo studio a Padova, rifiutando la loro gestione del patrimonio pubblico, rilanciando l’occupazione e l’autogestione degli spazi lasciati all’abbandono.

OPPONIAMOCI AGLI SGOMBERI!
SOSTENIAMO GLI SPAZI OCCUPATI!

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/2500624296662617/

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