69 INDAGATI PER SOLIDARIETÀ

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Riceviamo e condividiamo dall’Associazione Culturale Nicola Pasian – Infospazio ChinaTown:

A fine agosto a Padova è stata notificata la chiusura delle indagini a 69 persone, rispetto al percorso di lotta per la casa, accusate di aver impedito circa una trentina di sfratti a danno di altrettante famiglie tra il 2014 e il 2017. Le accuse, sulla carta, sono violenza e resistenza a pubblico ufficiale, minaccia, invasione di edifici, imbrattamento e deturpazione. Nella pratica accusano 69 persone – tra lavoratori, compagni, madri e padri – di aver ritardato degli sfratti, aiutando i nuclei familiari a non rimanere senza casa. L’altra accusa è quella di aver occupato alcuni appartamenti – pubblici e sfitti da anni – quando le famiglie erano in mezzo alla strada e gli enti competenti non muovevano un dito per risolvere la situazione, rimpallandosi le responsabilità tra A.T.E.R.  e Ufficio Casa.

Perchè avviene oggi questo nuovo attacco repressivo? Innanzitutto lo inquadriamo all’interno di un quadro nazionale molto preoccupante. Un quadro di crisi economica che vede il grande capitale all’attacco contro le masse popolari in tutti i settori, nell’intento di rastrellare profitti e annientare diritti e conquiste del passato. Il terreno della casa e dell’edilizia residenziale non fa certo eccezione, anzi.  A questo è funzionale il cosiddetto “governo del cambiamento”; sta inasprendo in maniera esponenziale la stretta contro le occupazioni sociali e abitative, senza proporre nessuna reale soluzione. Il primo settembre una circolare firmata da Matteo Piantedosi – capo di gabinetto del Ministro dell’Interno Matteo Salvini – raccomanda tempestività ai prefetti nell’esecuzione degli sgomberi e un censimento degli occupanti. Una frase appare particolarmente significativa: […] Nella fase successiva allo sgombero, poi, sarà cura degli enti preposti compiere valutazioni più approfondite e individuare le soluzioni che possano permettere via via di sostenere i percorsi d’inclusione sociale delle persone in situazioni di fragilità, anche all’interno di complessive strategie di intervento condivise con le Regioni. […]
In poche parole gli enti che dovrebbero occuparsi del problema ben prima che si arrivi alla decisione di occupare – ovvero l’ultima chance per non andare sotto un ponte – si dovrebbero attivare a sgombero avvenuto, poiché sembra che sia prioritario lasciare vuoti gli immobili in nome della sacralità della proprietà privata e del profitto e secondario invece che chiunque possa avere un tetto sopra la testa.

Ovviamente l’attacco del governo Lega-M5S alla classe lavoratrice è presente in ogni sfaccettatura della nostra quotidianità, in perfetta continuità con quello precedente in termini di riduzione dei diritti, intolleranza, sgomberi e repressione. Ad esempio, per quanto Salvini si vanti della diminuzione degli sbarchi, in realtà vive di rendita di provvedimenti e accordi criminali firmati dal precedente ministro Minniti, lo stesso artefice del decreto ministeriale dell’aprile 2017 che – in nome del decoro – mira a cacciare mendicanti e senza fissa dimora dai centri cittadini.

Mentre il lavoro scarseggia a causa della crisi che attanaglia il sistema economico capitalista, i diritti alla casa, alla salute e allo studio non sono garantiti, le infrastrutture crollano e gli speculatori si arricchiscono, le sirene dei media continuano a dispiegarsi contro gli immigrati, dando legittimità a razzisti e fascisti di agire nell’impunità con le loro aggressioni e i loro attacchi. Nel costante tentativo di indirizzare il malcontento popolare verso il basso, c’è da rilevare che, oltre all’immigrato, uno dei capri espiatori ultimamente è rappresentato proprio dall’occupante, dipinto come un fannullone, un poveraccio circuito o addirittura un furbetto. Quando la realtà dei fatti invece ci rimanda ad una scelta estrema, compiuta a causa dell’assenza di una risposta da parte delle istituzioni che dovrebbero garantire il diritto ad un tetto, in un paese in cui ci sono milioni di alloggi vuoti.

Se senz’altro si assiste alla maggiore visibilità di comportamenti razzisti più sfacciati, è anche vero che questi non sono la norma: molta gente è stanca di questa continua, e fomentata, guerra tra poveri. Ci si rende conto che i responsabili della crisi sono i padroni, con il sistema di produzione in cui viviamo, e non certamente chi è messo peggio. La solidarietà è tanta, lo vediamo tutti i giorni, e non dobbiamo farci intimorire o convincere che se abbiamo problemi economici è colpa nostra, che ci dobbiamo vergognare e isolarci. L’unione, dai quartieri alle città, è fondamentale per vincere.

Padova è da sempre un laboratorio di strategia repressiva. Tornando al caso locale, non ci stupisce il tentativo di fare tabula rasa, con un maxi processo, di chiunque sia passato ad un picchetto antisfratto. Un esempio lampante è stata l’indagine, con tanto di misure cautelari – poi cadute subito al riesame – per “associazione a delinquere” affibbiata a 11 attivisti del Comitato di Lotta per la Casa. Il piano sembra abbastanza chiaro: due anni fa hanno tentato di distruggere i cosiddetti “vertici”, per poi copiare e incollare le accuse estendendole a chiunque, in questi quattro anni, abbia portato solidarietà a chi rischiava di rimanere senza casa.

Con l’indagine per associazione a delinquere, hanno colto l’occasione di attaccare più percorsi di lotta che venivano portati avanti in città. Con la scusa che il “sodalizio criminoso” (citazione dei documenti delle indagini) si ritrovava all’interno dell’InfoSpazio ChinaTown, hanno posto sotto sequestro lo stabile che, in affitto dal 1998, era un punto di riferimento per le sue iniziative politiche, sociali e culturali a favore del quartiere Caduti della Resistenza. Cercando poi di capire perché l’immobile sia stato assegnato ad un’altra associazione, “casualmente” affiliata alla Lega Nord (in comodato d’uso, alla faccia di chi viene sfrattato per morosità), ci è stato risposto da A.T.E.R. (Agenzia Territoriale per l’Edilizia Residenziale pubblica in Veneto) che “siamo scomodi perché gli creiamo un danno di immagine”, visto che da anni denunciamo le porcherie dell’ente che dovrebbe assegnare le case popolari e invece non fa lavori di manutenzione, le tiene vuote e le rivende all’asta, per specularci sopra. Con questa mossa hanno anche cercato di minare una lotta contro la gentrificazione del nostro quartiere, storicamente popolare, ma molto vicino al centro storico e pertanto estremamente appetibile per speculatori e palazzinari che già ci stanno mettendo le mani con investimenti da milioni di euro.

Qualcuno diceva che se il nemico ti attacca stai andando nella giusta direzione. L’unica arma a nostra disposizione per far valere i nostri diritti è quella di lottare uniti, creare una rete di solidarietà tra coloro che hanno il medesimo problema, per poterlo affrontare insieme. Puntualmente la repressione cerca di spazzare via questi percorsi di lotta perché potenzialmente in grado di mettere i bastoni tra le ruote al carro della speculazione e del profitto fatti sulle spalle dei proletari, così la prossima volta chi non ha il problema della casa rimane in disparte e chi ha lo sfratto lo dovrà affrontare da solo, con drammatiche conseguenze. Crediamo sia anche un grave attacco contro coloro che non si sono rassegnati ai rimpalli degli uffici e alle tempistiche della burocrazia, e hanno deciso di prendersi in mano la loro situazione e combattere per il loro diritto alla casa, per non dormire in macchina o in una comunità sovraffollata (opzione concessa per pochissimo tempo).

Gli iter giudiziari sono lunghi e complessi, non è detto che tutti i 69 indagati andranno a processo e avranno una condanna; nonostante questo ci teniamo a socializzare il nostro punto di vista sulla vicenda. Rivendichiamo ogni singolo picchetto antisfratto portato avanti a Padova e ogni occupazione abitativa, in quanto risposta concreta al bisogno primario della casa, un bisogno insoddisfatto dalle istituzioni competenti quali l’A.T.E.R., troppo impegnato in turbative d’asta, truffe, corruzioni e speculazioni a suo favore.

Come compagni faremo battaglia dentro e fuori l’aula di tribunale per questo processo, contro il nemico e per mantenere l’unità di tutti gli imputati. La casa è un diritto, la solidarietà è la nostra arma e non crediamo che legalità e giustizia sociale vadano sullo stesso binario. Non ci aspettiamo nulla dalla giustizia borghese, perché fa parte del meccanismo contro cui noi lottiamo tutti i giorni e perché nella sua generalità è garanzia dell’ordine costituito che ha nelle sue fondamenta la tutela della proprietà privata e con essa le dinamiche di sfruttamento, immiserimento della popolazione e guerra sociale che ne derivano. Crediamo invece in una società diversa, senza classi, guerre e sfruttamento. Crediamo in un mondo che possa finalmente mettere al centro l’interesse delle masse popolari e non il profitto.

Rigettiamo l’accusa di delinquenti e la rimandiamo a chi sfratta, sgombera e specula, mentre ci sono centinaia di alloggi popolari vuoti. Rimandiamo l’accusa ai padroni che non mettono in sicurezza le fabbriche e fanno morire i lavoratori o li affamano con contratti sempre più parcellizzati e precari; agli enti pubblici che lasciano famiglie senza casa, anziani senza assistenza e malati senza cure per le continue privatizzazioni; agli imperialisti che usano il mondo come uno scacchiere personale da cui trarre profitto, impoverendo, opprimendo e distruggendo i popoli; a tutti coloro che hanno varato le varie riforme della scuola pubblica, che di anno in anno, è riuscita a far inserire i privati nella dirigenza scolastica, a far diventare gli studenti manovalanza gratuita sfruttata e a portare avanti un lavoro certosino di revisionismo della storia; ai responsabili delle riforme universitarie, ormai troppo costose per essere alla portata di tutti e con  vari corsi di studi canalizzati da interessi di mercato, strategici o militari; alle forze del (dis)ordine che difendono il cosiddetto “ordine pubblico” ovvero gli interessi dei padroni, manganellando, sfrattando e arrestando chi lotta; ai nuovi squadristi di Casa Pound e Forza Nuova che, al servizio dei padroni, fomentano l’odio e la guerra fra poveri.

Resistiamo al fianco delle famiglie sotto sfratto e di quelle occupanti!
Uniti contro il nemico che ci sfrutta e ci affama!
Basta gente senza casa, basta case senza gente!

Associazione Culturale Nicola Pasian – InfoSpazio ChinaTown

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