8 Marzo: Giornata Internazionale dell’Operaia

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Memoria di Classe
8 Marzo 1917, Pietrogrado (Russia)

Le operaie della fabbrica tessile Krasnaja Nit, “Filo Rosso”, scendono in sciopero disertando il turno dell’alba, in opposizione alla guerra imperialista, al carovita e allo zarismo. A loro si uniscono subito i metalmeccanici delle vicine Officine Putilov, quindi gli studenti. Si conteranno 90 mila scioperanti. I cosacchi non caricano e successivamente i militari e i soldati si uniscono ai manifestanti per raggiungere i palazzi del potere; lo zar Nicola II° scappa. La lotta dilaga in tutto il paese e dà il via alla Rivoluzione di Febbraio a cui seguirà otto mesi dopo, su direzione del Partito Bolscevico, la Rivoluzione d’Ottobre che consegnerà il potere politico, per la prima volta nella storia, alle classi lavoratrici.

Nel giugno 1921 la Seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste, riunitasi a Mosca nell’ambito della Terza Internazionale Comunista, adotta l’8 marzo come la “Giornata Internazionale dell’Operaia” per sottolineare il ruolo fondamentale delle donne proletarie nel processo rivoluzionario.

[…] soltanto attraverso il comunismo si realizzerà la vera libertà della donna. Bisogna sottolineare i legami indissolubili che esistono tra posizione sociale e quella umana della donna: questo servirà a tracciare una linea chiara e indelebile di distinzione tra la nostra politica e il femminismo. Questo punto sarà anche la base su cui trattare il problema della donna come parte della questione sociale, come problema che tocca i lavoratori, per collegarlo solidamente con la lotta di classe del proletariato. Il movimento comunista femminile deve essere movimento di massa, una parte del movimento generale di massa, non solo del proletariato, ma di tutti gli sfruttati e di tutti gli oppressi, di tutte le vittime del capitalismo e di ogni altra forma di schiavitù. In ciò sta il suo significato nel quadro delle lotte di classe del proletariato e della sua creazione storica: la società comunista.”

Clara Zetkin, Lenin e il movimento femminile, 1925.

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