Alternanza scuola-sfruttamento a Carpi

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In questi giorni il voto repressivo preso da uno studente di Carpi a causa di un post su Facebook sull’alternanza scuola-sfruttamento ha rimesso al centro del dibattito la funzione di questo istituto. Il post scritto dallo studente chiariva in poche lettere il senso e l’utilità dell’alternanza: “un’ora e mezza di viaggio in una direzione per otto ore di lavoro da operaio-massa, con una mansione apprendibile da chiunque in 15 minuti. Cosa bella è che cominci alla mattina e al pomeriggio passano gli ingegneri che tra qualche mese ti sostituiranno con un robot […] Loro sono nella stagione delle commesse, tu sei manodopera a costo zero a loro utile, e te lo vengono a dire in faccia”.

Lo studente ha fin troppo chiaro l’utilità dell’alternanza, così chiaro che la scuola “decide di dargli una lezione”. Il preside Pregreffi, in perfetto stile padronale, non nasconde nemmeno l’utilizzo del voto come strumento repressivo, spiegando come serva per fargli comprendere che non è corretto fare capolino all’interno di un’impresa e dopo poche ore criticarla pubblicamente sui social: se lo facesse un dipendente subirebbe un procedimento disciplinare. Pregreffi non ha tutti i torti, ormai in tutta Italia non si contano più le sanzioni disciplinari contro lavoratori che usano i social per criticare le condizioni di sfruttamento nei propri posti di lavoro, ne sa qualcosa Tullio Rossi che per aver criticato Bagnasco su Facebook è stato sospeso dall’ospedale Galleria, così come avvenuto in maniera analoga alla Vibac di Termoli e altrove. La linea è chiara, lavora e taci, anche senza salario. Una disciplina che deve essere impartita già dalle scuole superiori. Il punto è proprio questo riguardo all’alternanza scuola – lavoro, essa risponde a due obiettivi: il primo è quello di fornire alla borghesia una quantità di manodopera gratuita da poter usare come meglio crede. Anche se i giovani inseriti non produrranno come i lavoratori più qualificati o con maggior esperienza poco importa, sono comunque gratis. La seconda è quella di abituare la futura classe lavoratrice al comando di fabbrica, all’attacco continuo dei propri diritti, alla disciplina e al fascismo padronale.

L’alternanza scuola-lavoro lungi dall’essere quell’esperienza utile alla crescita è in realtà lavoro gratuito che aziende, enti o chi vuole può sfruttare a proprio piacimento. Per questo motivo non è un problema solo degli studenti, ma anche e soprattutto dei lavoratori, in quanto questa massa di a-salariati va a pesare sulla ricattabilità della classe sul piano economico e dei diritti, andandosi ad aggiungere all’ampio esercito industriale di riserva, ai lavoratori in somministrazione, ai tirocinanti, agli stagisti, ecc. In generale a tutti quei lavoratori che da un lato sono in condizioni oggettive sfavorevoli per poter rivendicare i propri diritti e dall’altro sono inseriti con l’obiettivo di creare frammentazione e tendenza al ribasso del costo del lavoro. D’altronde cosa ti lamenti se c’è chi il tuo lavoro lo fa gratis o per un’elemosina? Ovviamente questo non è colpa di chi è costretto ad accettare uno dei gironi infernali della precarietà. La colpa è e rimane sempre dei padroni che da questa situazione traggono benefici in termini di profitto e in termini di controllo e ricatto della manodopera salariata.

Gli scioperi in Francia contro la legge sul lavoro hanno visto nelle piazze saldarsi componenti studentesche con il movimento operaio, coscienti che la lotta contro la precarietà e l’attacco ai diritti della classe operaia non sia un problema “corporativo”, ma bensì sia il nodo centrale sul quale si giochi la partita nella crisi economica del capitalismo, soprattutto nelle formazioni del centro imperialista. Questa direttrice è quanto di più auspicabile possa avvenire anche in Italia e sul quale è necessario lavorare. Oggi la scuola, l’università e tutto il mondo della formazione si trasformano sempre più in propaggini della produzione capitalista. Non sarà rendendo l’alternanza scuola-sfruttamento meno dura o più “formativa” che si può invertire la rotta, ma lavorando per farla finita con il sistema che ne beneficia.

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