Anche l’altra metà del cielo minaccia tempesta!

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Volantino prodotto dall’Associazione Culturale Nicola Pasian, di Padova, in occasione della giornata internazionale della donna.

L’8 marzo, giornata internazionale della Donna, tv e giornali spendono alcune righe e qualche parola in più per parlare di femminicidi. Persone in carne ed ossa, con le loro vite, le loro storie e le loro passioni diventano numeri, da dimenticare nel resto dell’anno: un’occasione ghiotta per politici e media di strumentalizzare questi eventi terribili, come se non fossero esattamente il prodotto del tipo di società in cui viviamo e della sua crisi strutturale.

LA VITA SPEZZATA DELLE DONNE STRUMENTALIZZATA DA PARTITI E MEDIA
Mentre alcuni omicidi salgono agli onori della cronaca – specie in chiave reazionaria e razzista – su innumerevoli casi cala il silenzio, come accade per le 114 donne uccise nei primi 10 mesi dello scorso anno: casi in cui, nella stragrande maggioranza, l’assassino è il marito, il compagno, l’ex, il padre: chi possiede le chiavi di casa. Anche quando non le ha, trova il modo di prenderle, è il caso di Cisterna Latina: l’assassino, il carabiniere Luigi Capasso, spara all’ex moglie, per sottrarle le chiavi di casa ed entrare ad uccidere le figlie. Si sorvola sulle denunce di Antonietta, sulle reiterate violenze del carabiniere, blaterando di follia, addirittura di “amore”. Giornalismo becero a parte, il punto ancora una volta è quello del controllo, al quale quest’assassino non voleva rinunciare, rispetto alle vite di tre persone che considerava “sue”. Questo non è un caso isolato, anzi si colloca nell’alveo dei Franceschelli, Russo, Maravalle, De Martin e Mele, solo per citarne alcuni.
La superficialità di forze dell’ordine e di magistrati e lo sciacallaggio mediatico sono violenza contro le donne.

DOPPIO RUOLO – DOPPIO SFRUTTAMENTO
In barba alle belle parole sulla possibilità di rompere il famoso “soffitto di cristallo”, le donne oggi nel mondo del lavoro sono più licenziate e più sfruttate: dalle fabbriche al commercio, dalla ristorazione all’assistenza domiciliare, oltre 30.000 donne lo scorso anno hanno dovuto licenziarsi per accudire i loro figli, non potendosi permettere economicamente alcuna alternativa. Così, mentre si grida agli “italiani che non fanno figli”, una recente sentenza afferma che per l’Unione Europea è lecito licenziare la lavoratrice in gravidanza. Non va meglio a tutte le donne che devono anche accudire i genitori anziani o i familiari disabili, rispetto ai quali il ruolo dello Stato è ormai ultra marginale.
Lo sfruttamento, i ricatti, il mobbing e i licenziamenti sono violenza contro le donne.

LA CULTURA FASCISTA DELLO STUPRO
Tanto quanto i femminicidi, anche i dati sugli stupri sono allarmanti, nonostante costituiscano solo una minima rappresentazione di una barbarie che si amplifica quando viene affrontata: la donna stuprata diventa la responsabile. “Era poco vestita”, “era ubriaca”, “ha provocato” sono alcuni dei leitmotiv più frequenti, arrivando al mondo della moda che recentemente ha sfornato i “vestiti anti-stupro” …Una violenza sistemica che va dalle mura domestiche alle strade, dai luoghi di lavoro fino alla rete. Qui fenomeni come il cyberbullismo e il cyberstalking sono in rapida crescita e puntualmente ignorati. Una cultura, quella dello stupro e della sopraffazione, che non ha confini e che si abbatte, dal fronte interno a quello esterno, su tutte quelle donne stuprate nei Cie e nei lager libici voluti dal nostrano Minniti.
Gli stupri e gli stereotipi sessisti sono violenza contro le donne.

DECISIONALITÀ SUL PROPRIO CORPO
Sui nostri corpi si fa una perenne campagna elettorale, a suon di proposte di tutelare la natalità, rendendo illegale l’aborto, frutto delle lotte delle donne negli anni Settanta, in nome della completa decisionalità sulle proprie scelte. Una lotta trasversale che non è finita, né qui, né altrove, come testimonia l’Argentina dove oggi migliaia di donne scendono in piazza per il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza al grido di -“abortolegaya”.
La negazione nei consultori della pillola del giorno dopo, la mancanza di assistenza medica e le altissime percentuali di medici obiettori di coscienza sono violenza contro le donne.

La nostra liberazione non potrà passare se non attraverso l’abbattimento della società capitalista che​ produce la violenza sulle donne.

Solo l’unione di lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, disoccupate e disoccupati può invertire la rotta: solo unite e uniti possiamo avere la certezza di vincere chi ci vuole divise, per conquistare l’emancipazione delle donne e della nostra classe!

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