Appello per un Primo Maggio a Milano

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Appello per un Primo Maggio di lotta!
Partecipiamo alla manifestazione nazionale di Milano!

Condividiamo dal Circolo lavoratori e lavoratrici Il Picchetto di Padova:

Da tempo il Primo Maggio è diventato tra i lavoratori una mera ricorrenza. Tra concerti e tristi celebrazioni del “lavoro”, che vorrebbero quasi padroni e operai sulla stessa barca, pensiamo sia importante appropriarci nuovamente di questa data e ridarle la forza che storicamente ha avuto come giornata di lotta internazionale della classe lavoratrice per migliori condizioni e contro la violenza padronale. Infatti, la data non è casuale, ma fu istituita in memoria dei martiri di Chicago del 1886, come simbolo del sangue versato nella lotta e nella conquista delle otto ore.

Ai giorni nostri invece l’orario di lavoro viene continuamente allungato tra straordinari obbligatori, nuovi e infami contratti collettivi oppure a causa della necessità di fare più di uno o due lavori viste le paghe da fame. Questo avviene, non a caso, all’interno di un contesto di crisi economica nella quale il padronato e i loro governi scaricano sui lavoratori e le masse popolare le perdite dei propri profitti. Licenziamenti, delocalizzazioni, contratti irregolari, precariato selvaggio, ecc sono solo alcuni esempi della realtà che viviamo e che ci circonda.

In questa situazione c’è chi non si arrende. Tanti lavoratori e lavoratrici si mobilitano e lottano quotidianamente per i propri diritti, contro il restringimento degli spazi di agibilità politica e sindacale, contro le vecchie e le nuove leggi che ci vogliono sempre più sottomessi e sfruttati.
Dalla lotta dell’Italipizza di Modena diventata esempio di determinazione e riscatto contro i contratti capestro firmati dai sindacati complici, alla vertenza della Toncar di Muggiò scaturita dal mancato rispetto degli accordi dopo aver eliminato con un cambio di appalto illecito ben 80 lavoratori “scomodi” perché aderenti al SI Cobas. A tutte quelle lotte che vanno dalla logistica ai trasporti, alla grande distribuzione sino al comparto scuola e alla sanità. La classe lavoratrice si batte scontrandosi sempre più massiciamente con la repressione padronale e statale.
Infatti, Vediamo come nell’ultimo periodo l’intensificarsi della repressione dentro e fuori i luoghi di lavoro sia la linea adottata dal governo Salvini – Di Maio. Dapprima con il nuovo Decreto Sicurezza (legge Salvini) che vede aumentate le pene per blocco stradale e invasione di terreni, attaccando principalmente forme di lotta incisive ed efficaci contro i padroni come il picchetto. Non a caso quest’inasprimento è stato fortemente voluto dai padroni della logistica come Confetra. Inoltre, la legge Salvini, prevede la sospensione del permesso di soggiorno umanitario, aumentando la ricattabilità e l’attacco ai diritti e al salario dei lavoratori principalmente immigrati.
Questo decreto crea la cornice giudiziaria all’interno della quale le forze dell’ordine inaspriscono i propri interventi durante gli scioperi. Cariche, arresti e lacrimogeni sono ormai la quotidianità durante i piccheti più determinati ed incisivi.
Laddove non arriva il manganello arrivano giudici e magistrati come dimostra l’infame montatura fatta nei confronti di Aldo Milani, coordinatore del SI Cobas, oppure la recente sentenza per i picchetti alla DHL di Settala che ha visto alcuni lavoratori e solidali condannati con pene di oltre 2 anni. A questo si aggiungono denunce, fogli di via e daspo subiti da tantissimi operai, sindacalisti duranti i picchetti.

Anche a Padova vediamo come l’aria si faccia sempre più pesante dove un’insegnante precaria, rea di aver partecipato ad un corteo antifascista nel quale è stata fermata a seguito di una carica della celere, viene sbattuta in prima pagina e ne viene richiesto a gran voce il licenziamento. Crediamo che l’attacco nei suoi confronti serva da deterrente contro tutta la classe lavoratrice, soprattutto della scuola, e che sia parte integrante di una strategia di repressione, contenimento e soffocamento del protagonismo dei lavoratori nelle lotte, dentro e fuori il proprio posti di lavoro.

Di fronte ad una crisi che continua sempre più ad avvitarsi, la linea dei padroni è attaccare e cercare di eliminare ogni dissenso per avere mano libera nell’ aumentare lo sfruttamento, scardinare i diritti acquisiti e portare avanti le loro politiche di massacro sociale.
La repressione dei lavoratori, l’arretramento generale delle condizioni di vita di tutte le masse popolari, la miseria dilagante, la guerra imperialista con tutte le sue barbarie, dimostrano che il sistema capitalista ha fallito, è incompatibile con la dignità della stragrande maggioranza della popolazione mondiale e rappresenta solo gli interessi di una ristrettissima minoranza di grandi capitalisti, industriali, banchieri e oligarchi dell’alta finanza.

Come lavoratori non possiamo rassegnarci ad essere bestie da soma per il grande capitale e carne da macello per la guerra imperialista. Dobbiamo difenderci e contrattaccare con la lotta, prendendo gli esempi positivi di oggi e il patrimonio delle lotte passate. Dobbiamo rispondere ad ogni attacco con l’unità e la lotta contro tutti i padroni per condizioni di lavoro migliori per tutti.
Per questo rilanciamo e condividiamo l’appello del SI COBAS per costruire una giornata di lotta per il primo maggio a Milano come momento di unità e di rilancio della lotta contro i padroni e per una società senza più classi, guerre e sfruttamento.

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