Approvata la legge n.194, 1978

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Memoria di Classe
22 Maggio 1978, Tutta Italia

Viene approvata la legge n.194 (norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, che ha decriminalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto).

Precedentemente l’aborto era vietato, retaggio delle norme di epoca fascista inserito fra i delitti “contro l’integrità e la sanità della stirpe” con pene da due a cinque anni. Le lotte degli anni ’70 però esplosero in ogni sfaccettatura della società, portate avanti da una prospettiva unitaria di cambiamento del sistema e con la consapevolezza che solo eliminando la divisione in classi si sarebbe potuta avere una reale libertà, anche per la donna. Sfilarono a Roma oltre 50 mila donne, al grido: “vogliamo l’autodeterminazione”.

A quarant’anni dalla sua adozione, non si riesce ancora a garantire a tutte le donne il pieno accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, come prevista dalla legge.
Secondo la Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194 (Laiga), nel 2017 solo il 59% degli ospedali italiani prevede il servizio di interruzione volontaria di gravidanza, poiché la maggior parte dei medici si appella all’obiezione di coscienza (anche se spesso forniscono il servizio nelle cliniche private). Il numero di obiettori di coscienza all’interno del personale medico italiano è in media del 70%. I dati più agghiaccianti sono: Trentino alto Adige 92,9% (BZ), Molise 93,3%, Basilicata 90,2% e Puglia 86,1%.

Vediamo sui corpi delle donne una perenne campagna elettorale, a suon di proposte per tutelare la natalità, rendendo illegale l’aborto, frutto delle lotte delle donne negli anni Settanta, in nome della completa decisionalità sulle proprie scelte. Una lotta trasversale che non è finita, né qui, né altrove, come testimonia l’Argentina dove oggi migliaia di donne scendono in piazza per il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza al grido di “abortolegaya”.

La liberazione delle donne non potrà passare se non attraverso l’abbattimento della società capitalista che produce la violenza stessa sulle donne. Solo l’unione di lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, disoccupate e disoccupati può invertire la rotta: solo unite e uniti possiamo avere la certezza di vincere chi ci vuole divise, per conquistare l’emancipazione delle donne e della nostra classe.

Non c’è emancipazione della donna senza rivoluzione,
non c’è rivoluzione senza emancipazione della donna!!!

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