Calendario 2019 – ANTIFASCISMO è ANTICAPITALISMO

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50° anniversario della strage di Piazza Fontana
ANTIFASCISMO è ANTICAPITALISMO

Da dicembre sarà disponibile il calendario 2019 del Collettivo Tazebao!!
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DALLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA AD OGGI:

Questo calendario 2019 abbiamo voluto dedicarlo al 50esimo anniversario della strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969. Crediamo che sia stato un avvenimento chiave nel confermare i legami tra gli interessi della borghesia e il fascismo, infatti gli esecutori materiali furono i fascisti di Ordine Nuovo, organizzati dai servizi segreti italiani, armati e addestrati dagli americani all’interno delle basi Usa in Italia. Come se non bastasse, dopo la strage, i fascisti furono messi “al sicuro” nella Spagna franchista o nelle dittature dell’America Latina. È l’inizio della cosiddetta strategia della tensione, promossa dallo Stato in un momento storico in cui le lotte dei lavoratori raggiunsero il livello di scontro di classe più alto dal dopoguerra e si unirono a quelle studentesche che già da tempo divampavano nelle scuole e nelle università. A spaventare i padroni furono i contenuti e le lotte del movimento proletario che uscivano dalla compatibilità delle istituzioni, del Pci riformista e dei sindacati.

Spesso, chi parla di antifascismo, mette al centro la battaglia tra un sistema di valori e un altro: razzismo/antirazzismo, sessismo/anti sessismo, xenofobia/solidarietà, ecc. Aspetti del tutto giusti e una battaglia che va sicuramente fatta contro chi si fa strumento del capitale per dividere le masse e imporre così i suoi diktat. Non sono, però, sufficienti a comprendere quale sia oggi la portata e la natura del fascismo.

Storicamente il fascismo si sviluppa in Europa come strategia di controrivoluzione preventiva di fronte alla Rivoluzione Sovietica del 1917 e all’avanzata del movimento comunista a livello mondiale (è il modo in cui la classe dominante organizza lo Stato per riuscire a contenere la spinta della trasformazione, quando, in determinati momenti storici, questo contenimento è impossibile per la maturità rivoluzionaria delle contraddizioni, diventa organizzazione e strategia per contrastare, reprimere e soffocare la spinta rivoluzionaria). Nello specifico l’imporsi del fascismo nella scena politica del nostro paese è stato il prodotto delle necessità della grande borghesia, da una parte, di prevenire lo sviluppo rivoluzionario della lotta di classe, che aveva dimostrato la sua potenzialità nel biennio rosso (1919-20), e, dall’altra, di venire a capo delle contraddizioni economiche inasprite dalla crisi del modo di produzione capitalistico. Il fascismo si è dato, insomma, come veste autoritaria del capitale che non riusciva con i mezzi a disposizione dello Stato liberale a riprodurre la sua egemonia e legittimità sull’intero corpo sociale, né ad attuare politiche strategiche per il grande capitale sul piano economico, che necessitavano di una forte centralizzazione autoritaria e di un incontrastato decisionismo governativo.

L’ideologia fascista, con il suo sistema di valori basato sul nazionalismo, il corporativismo e l’autoritarismo, è stata la copertura di una opzione del capitale per trattenere nelle sue mani il potere. Guardando al fenomeno complessivo, il fascismo unì il terrorismo di Stato, contro la lotta di classe del proletariato, alla integrazione delle masse nello Stato, configurandosi come regime reazionario di massa. Attraverso il totalitarismo, il nazionalismo, il razzismo, la riabilitazione del tradizionalismo, la promozione del culto dell’autorità, le illusioni interclassiste del corporativismo, l’integralismo religioso, le politiche di Stato sociale e non da ultimo, la mobilitazione reazionaria della società attraverso la guerra imperialista, il regime fascista italiano e i suoi simili in Europa realizzarono un’integrazione delle masse popolari, a fini controrivoluzionari, superiore a quella che la grande borghesia aveva saputo realizzare con lo Stato liberale.

Il fascismo perse la sua sfida controrivoluzionaria, che con la guerra di aggressione all’Urss nel 1941 aveva assunto anche una dimensione di conflitto internazionale, venendo travolto dalla controffensiva sovietica e dalla guerra partigiana dei popoli europei. I regimi, però, che sorsero dalle ceneri del fascismo in Europa Occidentale, sotto l’egida dell’imperialismo Usa e della Nato, pur sotto le vesti della “democrazia di massa”, rappresentarono uno sviluppo della controrivoluzione preventiva della borghesia e dunque si posero anche in continuità con il fascismo.

Se il fascismo dei Mussolini, degli Hitler e dei Franco era la sintesi tra terrore + integrazione; la democrazia dei Churchill, dei De Gasperi e dei De Gaulle era costituita dalla sintesi tra disarticolazione della lotta di classe + integrazione e, all’occorrenza, terrore. Disarticolazione, poiché la democrazia, attraverso l’elasticità politica delle sovrastrutture costituzionali, parlamentari ed elettorali, per esempio, riesce a prevenire lo sviluppo rivoluzionario delle contraddizioni e della lotta di classe. Integrazione, perché le masse popolari, proprio come con il fascismo, vengono spinte ideologicamente a farsi Stato attraverso i meccanismi statuali democratici, la promozione del welfare, la riproposizione, più o meno rivista sotto la lente democratica, dei miti interclassisti del nazionalismo e del corporativismo. Terrore, perché all’occorrenza, difronte a minacce strategiche o antagonistiche poste dallo sviluppo della lotta di classe, lo Stato rimette in campo tutta la sua carica repressiva e, per l’appunto, terroristica.

La conclusione del movimento comunista è dunque quella secondo cui la borghesia, pur ammantandosi di democrazia, dal fascismo non torna indietro. Tra l’altro, dato non trascurabile, la borghesia non rinuncia nemmeno all’utilizzo dei fascisti come manovalanza reazionaria, repressiva e terroristica; basti pensare alla “strategia della tensione” già citata all’inizio.

Tornando all’oggi possiamo dunque affermare che la democrazia borghese attuale è lo sviluppo del regime di controrivoluzione preventiva, che trovò nel fascismo la sua prima veste e di cui ha ripreso e sviluppato il patrimonio egemonico-coercitivo reazionario. Il nazionalismo e il razzismo fascisti, oggi, trovano una loro nuova concretizzazione rispetto alla questione dell’immigrazione, nel promuovere permanentemente la contrapposizione interna ai proletari tra autoctoni e immigrati. D’altra parte, la politica della “democrazia governante”, tanto cara agli ambienti del Pd, è volta a superare i limiti della “democrazia di massa” in favore di una centralizzazione autoritaria e decisionista, che il fascismo sperimentò a suo tempo per tentare di venire a capo della crisi attraverso l’imposizione di politiche antipopolari e al servizio del grande capitale. Dunque, il fatto di doverci scontrare con l’accozzaglia dei gruppi fascisti come CasaPound e Forza Nuova, così come il dover lottare contro i cosiddetti populisti e sovranisti (che tanto ricordano i fascisti classici), non ci deve impedire di vedere che il fascismo proviene anche e principalmente da altre parti: esattamente da chi applica direttive e diktat antipopolari, sotto dettame delle agende di Bruxelles e della Confindustria, per smantellare le conquiste dei lavoratori e attaccare le condizione di vita delle masse.

Mettere al centro solo il sistema di valori quindi, non ci permette di distinguere l’antifascismo di classe dal cosiddetto antifascismo borghese del Pd, de La Repubblica o di Soros, e apre il campo alla strumentalizzazione politica dell’attivismo e del coraggio dei veri antifascisti, di chi realmente si mobilita e combatte contro la peste reazionaria del razzismo e dello sciovinismo. Bisogna, insomma, capire che la lotta al fascismo e la lotta al capitale sono due facce della stessa medaglia e che solo con l’abbattimento del capitale si potrà annientare effettivamente il fascismo e i fascisti. Se quindi, il loro agire è parte integrante dei disegni di potere della borghesia, conoscerli e combatterli deve essere parte fondamentale della lotta di liberazione del proletariato.

Antifascismo è anticapitalismo!

Collettivo Tazebao
Novembre 2018

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