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Antitesi: analisi e strumenti per la rivoluzione proletaria. Antitesi n.0: “L’Italia nel tempo della crisi” Antitesi n.1: “Crisi, Europa e guerra” E’ in diffusione il secondo numero di Antitesi “Tendenze globali nella crisi…

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Antitesi rivista n. 2 Editoriale Download Tendenze globali nella crisi del capitalismo “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. L’essenza viva del materialismo dialettico, cioè della…

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Antitesi rivista n. 2 Sezione 1: Sfruttamento e crisi Il proletariato internazionale e la crisi Come i fatti mostrano, la lunga crisi nella quale è immerso irreversibilmente il sistema capitalista,…

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Antitesi rivista n. 2 Sezione 2: Classi sociali proletariato e lotte Download La lotta di Classe in Cina Il processo di restaurazione del capitalismo avvenuto in Cina presenta caratteristiche completamente…

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Il percorso che il Pci – Maoista sta compiendo in India è uno degli esempi più alti, a livello mondiale, di come i comunisti possano adempiere il loro dovere di fare la rivoluzione. La sua adesione ai principi dell’internazionalismo proletario, lo ha portato a criticare altri reparti del movimento comunista, come il Partito Comunista Unificato del Nepal – Maoista, che dopo dieci anni di guerra popolare, tra il 1996 e il 2006, ha scelto di integrarsi nel regime borghese e feudale. Attraverso quelle critiche, i maoisti indiani hanno ribadito che l’unica prospettiva generale possibile per i comunisti è l’abbattimento di ogni apparato statale reazionario e la sua completa sostituzione con la dittatura delle classi lavoratrici.

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… chi ci perde veramente da questa tregua sono non solo la Turchia, ma tutti i regimi reazionari sunniti, che si sono trovati alle strette, assieme alle forze ribelli in territorio siriano, a causa dell’intervento russo e che hanno dovuto, almeno temporaneamente, desistere dall’obbiettivo di abbattere Assad. Del resto, ciò che rimaneva a Erdogan e alle petromonarchie era un intervento militare diretto, che Washington finora non ha accettato, perché avrebbe significato una sorta di dichiarazione di guerra diretta dell’intera Nato alla Russia e all’asse sciita Teheran-Bagdad-Damasco-Beirut. Dal canto loro, gli Usa hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco, poiché l’ulteriore avanzata russa – siriana contro le forze ribelli “moderate” a essi asservite le avrebbe ulteriormente spazzate via.

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Le organizzazioni rivoluzionarie turche e curde, così come gli altri partiti e gruppi comunisti attivi sui fronti di guerra, rappresentano la tendenza allo sviluppo della direzione della classe lavoratrice sui processi di resistenza delle masse, cioè a unire la guerra giusta che esse oppongono alla guerra ingiusta degli imperialisti alla causa della rivoluzione proletaria. Svolgere controinformazione e propaganda sul ruolo di queste avanguardie, così come apprendere e applicare al nostro contesto gli insegnamenti e le indicazioni che derivano dal loro patrimonio di esperienze e di lotta, significa coniugare la generale posizione dell’internazionalismo proletario con lo sviluppo della capacità di azione di ogni reparto nazionale del movimento comunista.

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Per noi, comunisti nel centro imperialista, il modello palestinese difficilmente può essere politico in senso pieno, perché non si tratta di una lotta per il comunismo, cioè per la rivoluzione proletaria. Però lo è nei termini di modello di lotta, anche rispetto alle forme e allo sviluppo di essa in un contesto come quello della società imperialista israeliana (territori del ‘48). I partigiani palestinesi ci insegnano oggi, che alle molteplici forme del controllo può corrispondere la molteplicità delle forme di lotta, che il movimento di lotta può avanzare combinando fondamentalmente il vasto moto delle masse e principalmente azioni di attacco, che gli strumenti del nemico, come il carcere e la repressione, possono divenire campi di lotta.

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Per noi è chiaro anche l’opposto: le masse sfruttate dell’Asia, la quota più vasta del proletariato internazionale e delle altre classi oppresse, possono ancora una volta scuotere e mutare i destini dell’umanità. I segni in tal senso – in primis le guerre popolari in India e nelle Filippine– sono tangibili, pur nei limiti del loro sviluppo nei determinati contesti nazionali. Le lotte operaie e contadine non mancano in Cina, ma il regime revisionista controrivoluzionario qui instauratosi rappresenta un nemico inedito per lo sviluppo della rivoluzione proletaria. Il “ritorno” dell’Asia, se avverrà come ritorno sulla scena mondiale delle vastissime masse asiatiche e della rinascita del movimento comunista, aprirà più di ogni altra forza mondiale, inevitabilmente e concretamente, l’alternativa storica alla barbarie imperialista nello sviluppo della rivoluzione proletaria.

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