Crisi, subire o lottare.

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Il crollo finanziario dell’estate del 2007 ha costretto la borghesia internazionale ad ammettere la crisi del proprio sistema di produzione. Da allora in poi milioni di lavoratori, in tutto il mondo, hanno perso il proprio posto, travolti dai giganteschi processi di ristrutturazione dei grandi gruppi capitalistici o dalla moria di piccole e medie aziende.
A livello globale, le condizioni di vita delle masse popolari sono fortemente regredite, sotto il peso della disoccupazione, del caro vita, dei salari da fame senza alternativa e delle controriforme che i singoli governi della borghesia imperialista hanno messo in atto, per far pagare agli sfruttati i costi sociali della crisi prodotta dal sistema economico gestito dai loro sfruttatori.

La crisi pone davanti ad un bivio. La prima possibilità è accettare sulle nostre spalle l’assestamento del sistema, subendolo passivamente o addirittura prendendosela con chi sta peggio di noi, come gli immigrati. Sono i padroni che ci conducono su questo sentiero, la loro responsabilità della crisi si traduce ora in responsabilità a farcela pagare.
La seconda possibilità è resistere ed imporre, con ogni mezzo necessario, la propria lotta come “variabile economica” di cui i singoli padroni e infine l’intera classe dominante con i suoi governi e apparati debba tener conto. Ciò significa far temere la propria forza come proletariato più dei crack borsistici, in modo che i capitalisti non valutino solo in base al proprio portafoglio, ma siano incalzati dal fuoco della lotta di classe. È il sentiero che, se percorso fino in fondo, conduce obbligatoriamente a porre in discussione l’intero sistema capitalista e alla prospettiva del suo superamento rivoluzionario.

Scarica il documento: Volantone- Lavoro-2010

 

 

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