Decreto sicurezza bis, sicurezza per chi?

0

Decreto sicurezza bis,
sicurezza per chi?

Condividiamo un testo prodotto dai compagni della Marzolo Occupata:

➤ COS’E’?
Qualche giorno fa è stata resa pubblica la bozza di quello che potrebbe diventare il “Decreto Salvini
bis” recante disposizioni urgenti in tema di ordine e sicurezza pubblica.
Il primo Decreto, poi convertito in legge il 1 dicembre 2018, attaccava la figura del migrante, i sistemi
di accoglienza, nonché le pratiche di salvataggio della vita in mare e dava il via ad una prima stretta
repressiva, colpendo duramente comuni pratiche di lotta, con la reintroduzione del reato di blocco
stradale e l’aggravamento sanzionatorio per occupazione di immobili. Ora il Ministro dell’Interno
torna all’attacco con un nuovo decreto atto a criminalizzare il conflitto sociale stesso.

Mettendo insieme la “questione immigrazione” e la sicurezza pubblica, quali facce della stessa
presunta emergenza, si porta avanti la classica operazione di distrazione di massa. Così, ancora una
volta, sui media la parola d’ordine è sempre ‘immigrazione’, ma il cuore di questo nuovo decreto è
un altro. Nei primi articoli vengono inserite pesanti sanzioni amministrative e pecuniarie nei
confronti di coloro che compiono operazioni di soccorso in mare, arrivando addirittura a modificare
il codice della navigazione pur di affidare al ministero degli interni la competenza di disciplinare il
transito e la sosta di imbarcazioni nel mare territoriale. Il nocciolo duro del nuovo decreto però,
riguarda importanti inasprimenti delle legislazioni vigenti volti ad attaccare sempre di più il diritto
a manifestare.
Giustificato da una generica “particolare necessità ed urgenza di rafforzare le norme a garanzia del
regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico”, il nuovo decreto criminalizza
tutte le più comuni pratiche di piazza aumentando pene già esistenti e introducendone di nuove –
quasi a voler rendere illegale ogni spontanea e legittima manifestazione di piazza.

➤ COSA PREVEDE?
Indicativo è il fatto che intervenga a peggiorare la legislazione fascista del 1931. Nello specifico
modifica il Testo unico sulle leggi di pubblica sicurezza a firma Mussolini inserendo la pena detentiva
– fino ad un anno – per i promotori di una manifestazione, qualora durante la stessa si verificassero
episodi di danneggiamento, devastazione e saccheggio. Stessa sorte – rischio di un anno di reclusione
– spetterebbe a chiunque nel corso di una manifestazione non si disciplinasse ad un eventuale
ordine di scioglimento da parte della questura – vale a dire forme di resistenza passiva e pacifica.

In aggiunta, vengono introdotti numerosi punti volti a rafforzare il potere delle forze dell’ordine
nelle dinamiche di piazza.
Qualora il nuovo decreto fosse approvato, chiunque nel corso di manifestazioni, per opporsi ad un
pubblico ufficiale, utilizzi qualunque tipo di protezione passiva o materiale imbrattante
rischierebbe la reclusione da uno a tre anni; le pene sarebbero invece da uno a quattro anni per
chiunque utilizzi razzi, petardi, bastoni o qualsiasi strumento atto ad offendere, ma anche
“strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile” – vale a dire un semplice fumogeno.
Inoltre viene eliminata la possibilità di esclusione della punibilità per tenuità del fatto per i reati
per i quali è prevista una pena massima non superiore ai 5 anni in relazione ai reati di violenza,
minaccia, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

➤ IN CHE SITUAZIONI POTREBBE ESSERE APPLICATO?
Appare evidente come lo scopo di questo nuovo decreto sia non solo quello di criminalizzare le più
comuni dinamiche di piazza, ma di troncare sul nascere qualsiasi tipo di manifestazione del
dissenso che esca fuori dai canoni della “passeggiata ordinata”.
Si vuole creare una vera e propria cortina di inviolabilità del pubblico ufficiale, dove, ci teniamo a
ribadire, si intendono non solo le forze dell’ordine, ma anche insegnanti e dirigenti scolastici.
Un’applicazione letterale di tali norme porterebbe al caso estremo – fino ad oggi impensabile – di
ripercussioni penali nei confronti di studenti che si mobilitano all’interno delle scuole dal momento
che tali condotte sarebbero punite a prescindere dalla “particolare tenuità del fatto”.
Non sappiamo fino a che punto si possa spingere nella pratica l’apparato repressivo, certa è però la
volontà di dotarsi di tutta una serie di strumenti volti ad annichilire ogni pratica di lotta in
qualunque contesto.

➤ CHE SCOPO HA?
Il continuo aumento di fondi alle forze dell’ordine, l’ampliamento dei poteri degli apparati repressivi
e la criminalizzazione del conflitto sociale, sono parte di una strategia elaborata dal padronato
italiano e dalla classe dirigente che lo rappresenta. Se da un lato si immiserisce la classe lavoratrice
con leggi antipopolari, dall’altra occorre mantenere l’ordine e reprimere le proteste che quelle stesse
leggi possono generare. Non è dunque un caso che il dibattito politico istituzionale venga
monopolizzato da questioni securitarie mentre argomenti inerenti ai bisogni della popolazione e ai
diritti sociali vengano oscurati.
La campagna elettorale per le europee, caratterizzata da forti contestazioni di piazza sia contro le
passerelle leghiste sia contro quelle neofasciste, ne è la dimostrazione. Il decreto sicurezza bis, oltre
ad essere strumento di campagna elettorale, è la risposta che l’attuale governo vuole dare a tutti
coloro che scelgono di lottare contro la deriva autoritaria del nostro paese e per un miglioramento
delle proprie condizioni di vita.

Se è vero che gli attacchi sono tanti, è anche vero che in tutta la penisola continuano a moltiplicarsi
momenti di resistenza sempre più frequenti e forti. Le lotte della logistica, quelle degli studenti, le
manifestazioni antifasciste e antirazziste così come le contestazioni alle passerelle elettorali, stanno
mostrando che una parte del paese è sempre più determinata a prendersi le piazze e a lottare.
Così come ci siamo opposti alla ormai Legge Salvini e a tutte le manovre che nel passato hanno
provato a reprimere le nostre lotte, allo stesso modo ora occorre opporsi a questo nuovo attacco
per fermare gli ingranaggi dell’oppressione e dello sfruttamento e per continuare a ribadire che
finché questo sistema non cadrà noi continueremo a lottare!

 

Share.

Comments are closed.