Eccidio alle Fonderie Riunite, 1950

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Memoria di Classe
9 gennaio 1950, Modena

Eccidio alle Fonderie Riunite. Il 1949 si era appena concluso con la decisione del padrone di portare avanti la seconda serrata e il licenziamento di tutti i 560 operai. L’obiettivo era assumere nuova manodopera non politicizzata e sindacalizzata per avere mano libera per un taglio forte dei salari e per ristabilire il comando dentro lo stabilimento. Per il 9 gennaio viene proclamato lo sciopero generale in tutta la provincia.
Il prefetto e il questore negano alla Camera del lavoro qualsiasi piazza per la manifestazione sindacale. Dal giorno prima arrivano a Modena ingenti forze di polizia, si dice 1.500 con autoblindo, jeep, camion. Occupano la fabbrica e si dispongono sul tetto con le armi. Alle 6 di mattina con l’arrivo dei primi operai partono le prime raffiche di mitra e i colpi di pistola. Alla fine della giornata il bilancio sarà di 6 morti 200 feriti e 64 arrestati.

“Intorno agli anni cinquanta il capitalismo ha ripreso saldamente con il pugno di ferro la situazione, ma riesce a mantenere la propria dittatura di classe solo a costo di una feroce repressione che serva a terrorizzare le classi subalterne. Queste a loro volta pagano con la morte e l’arresto dei suoi uomini migliori la battaglia per l’autonomia di classe, ma non riescono a rovesciare la dittatura nemica per la mancanza di un partito rivoluzionario […] dal gennaio 1948 al settembre 1954 il bilancio della repressione di classe è il seguente: 75 morti, 5.104 feriti, 148.269 arrestati, 61.243 condannati”

tratto da Del Carria, Proletari senza Rivoluzione

I fatti di Modena – youtube

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