“Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”

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IL DESTINO NON E’ SCRITTO, E’ NELLE NOSTRE MANI!

Giriamo un contributo prodotto da delle compagne di Padova:

Oltre cento donne in Italia, ogni anno, vengono uccise da uomini: quasi sempre si tratta di ex mariti, compagni o familiari. Migliaia sono le donne picchiate, sfregiate e perseguitate: sono 7 milioni, secondo l’ISTAT, le donne che nel corso della propria vita hanno subito violenza e possiamo solo immaginare quale numero si potrebbe raggiungere se si annoverassero nel conteggio anche le violenze mai denunciate o quelle considerate dal pensiero comune “lievi” e perciò “trascurabili.”
Si parla di queste cifre parziali quasi esclusivamente in occasione del 25 novembre, istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite come “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. La data fu scelta in memoria dell’assassinio delle sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, uccise per aver scelto di lottare contro la dittatura di Trujillo nella Repubblica Dominicana.
A quasi vent’anni di distanza vediamo come le istituzioni continuino a cercare di ripulirsi la coscienza con belle parole e sterili elenchi numerici, mentre quotidianamente non fanno altro che perpetuare la violenza di genere nei suoi vari aspetti e consolidare la mentalità che la produce.
Mentre la crisi di questo sistema si incancrenisce, la violenza sulle donne aumenta.
Persino odiose forme di violenza come lo stupro vengono giustificate, per bocca di istituzioni civili o religiose che siano, assolvendo l’autore e facendo passare la donna per vera responsabile, accampando le più bizzarre scusanti, dall’essere “vestita in modo provocante”, all’essere “ubriaca”, fino alla “colpa” di andare in giro di sera da sola. Le istituzioni che il 25 novembre condannano a parole la violenza sono infatti le stesse che nel resto dell’anno colpevolizzano le vittime di abusi dentro e fuori le mura domestiche, legittimano i ricatti sul lavoro, minano la libertà di scelta delle donne di decidere del proprio corpo, finanziano le missioni di guerra imperialista che fanno dei corpi delle donne altri territori di conquista, stringendo accordi criminali, come quello con il governo libico, che portano ad ulteriori violenze e tratta di schiave.
Le percentuali e le professioni di compassione nei confronti delle vittime servono a poco: la violenza di genere è sistemica, figlia di una cultura intrinsecamente patriarcale che ha il profitto come valore fondante.
Cercano di convincerci fin da piccole che dobbiamo eguagliare un modello irraggiungibile, ci dipingono come potenziali incubatrici prima che come persone, ci negano la libertà di scelta sulle nostre vite e ci inculcano un concetto di binarismo uomo-donna che non ammette identità di genere o orientamenti sessuali diversi dai canoni imposti.
Non ci riconosciamo nel ruolo di vittime da consolare e guidare, non vogliamo la pietà di chi ci sfrutta e opprime, né i contentini che ci vengono proposti.
Le uniche risposte concrete contro la violenza sono l’emancipazione e l’autodeterminazione nella lotta per una società senza sfruttamento e senza distinzioni di classe e genere.

NON C’E’ EMANCIPAZIONE DELLA DONNA SENZA RIVOLUZIONE,
NON C’E’ RIVOLUZIONE SENZA EMANCIPAZIONE DELLA DONNA!

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