Il paggio leghista razzista alla Corte sionista

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Il paggio leghista razzista alla Corte sionista

Riceviamo e condividiamo dal Fronte Palestina:

“Per combattere il terrorismo islamico – prosegue Salvini su twitter – e riportare pace e stabilità, per un rapporto sempre più stretto fra scuole, università ed imprese, per cooperare in ricerca scientifica e sanitaria, per rinsaldare collaborazione e amicizia fra popolo italiano e popolo israeliano: io ci sono. Aspettiamo che anche Onu ed Unione Europea facciano la loro parte”.

Con questo “programma” pronunciato in arrivo a Tel Aviv il Ministro degli Interni Matteo Salvini si è messo in posa da Presidente del Consiglio ad interim, presentandosi al governo sionista in cerca di una “benedizione”, in prospettiva di una prossima ventura resa dei conti con il M5S e tentata scalata per quell’incarico. I movimenti sulla scacchiera, in vista di una crisi di governo che viri ulteriormente “a destra” la politica italiana, quindi, procedono inesorabili. Dopo l’endorsement confindustriale per la tutela del tasso di sfruttamento capitalistico, quello della Casa Bianca contro il Capitale euroimperialista, mancava proprio il sigillo sionista.

Cercando di cogliere l’attimo fuggente, determinato dai guai giudiziari dei corrotti Netanyahu e Trump e anche della Lega  ma, soprattutto, per tentare di riempire il vuoto lobbistico-politico lasciato dall’inarrestabile declino del duetto sionista bipartisan piddino-berlusconiano, l’arrivista padano si fa avanti sgomitando. Nulla di cui meravigliarsi, vista la sua biografia.

Già imberbe comparsa alle dipendenze di Berlusconi, in un “Doppio Slalom” politico-diplomatico degno del suo passato, il ministro degli Interni si è sostituito spericolatamente non solo al Presidente del Consiglio, ma anche ai ministri della Difesa e degli Affari Esteri. Trasformando la posizione simbolica e “di prestigio” del generale Del Col al comando dell’UNIFIL nel Sud del Libano, in quella, più rischiosa, della nocciolina ostaggio nello schiaccianoci del conflitto tra la Resistenza e Tsahal, come già avvenuto in passato di fronte alle esuberanze della destra filosionista. Non a caso il Ministero della Difesa ha richiamato all’ordine il maldestro islamofobo.

Dal canto loro i governanti sionisti sembrano a loro agio nel reclutare nell’Internazionale Sionista un altro esponente del movimento ultrareazionario delle oligarchie mondiali. Dopo aver cooptato il suprematista statunitense Trump, lo smembratore saudita MBS, il neonazista brasiliano Bolsonaro, l’atlantistaucrainoPoroshenko, tanto per fare degli esempi, alla collezione sionista non poteva certo mancare un terrorista come l’ex comunista padano, ora neofascista Salvini.

Intascato il Decreto Sicurezza, modulato sul peggio che l’esperienza sionista ha maturato nelle tecniche, nei metodi e nella cultura securitaria nel laboratorio repressivo, coloniale e razzista che è la Palestina contemporanea, il leghista padano, nel suo sfrenato arrivismo politico, ha proceduto senza indugi nella “usurpazione di funzione pubblica”, lanciandosi in dichiarazioni ed incontri istituzionali, militari e diplomatici non di sua competenza appropriandosi di fatto “di attribuzioni pubbliche senza averne titolo”, sostituendosi ad altri ministeri. Ovviamente manipolato senza scrupoli dal lobbismo sionista, sempre in cerca di affermazione internazionale.

Oltre che per le sue malefatte interne, il razzista nostrano, scherzando ancora col fuoco mediorientale, si fa rimpiangere per i suoi trascorsi di comparsa che si sballava come frequentatore dei centri sociali multietnici dell’underground milanese

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