IN RISPOSTA AI PENNIVENDOLI

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IN RISPOSTA AI PENNIVENDOLI

Condividiamo una riflessione dei compagni del CPO Gramigna su tutti gli articoli infamanti che stanno uscendo in questi giorni:

Ci sembra doveroso dire due parole sul teatrino mediatico nato sull’onda della nuova occupazione del CPO Gramigna.
Da “azione clamorosa” al ritirare in ballo per l’ennesima volta la questione delle nuove Br, fino alle metafore calcistiche del prefetto Franceschelli con il suo “1 a 1 palla al centro” per spiegare la vicenda politica, ci sembra di asssistere più ad un talk show televisivo piuttosto che ad un dibattito serio sulla situazione.

Il mantra che pervade la discussione ruota attorno al concetto di “PROPRIETÀ PRIVATA” che per i lor signori che ci governano ha valenza assoluta. Crediamo che sia un’argomentazione al quanto sterile e superficiale per due motivi. In primo luogo sfidiamo i profeti consiglieri che siedono sugli scranni di Palazzo Moroni a trovare tra le nostre azioni e nei nostri comunicati un incitamento all’occupazione o invasione della casa in cui qualcuno abita come è stato dichiarato. Lungi da noi violare le mura domestiche che con anni di lavoro e sudore una famiglia ha conquistato.
Assistiamo piuttosto ad una rapina da parte di bache, assicurazioni o enti pubblici ai danni dei proletari che, per morosità incolpevole o perdita del posto di lavoro, si trovano ad essere sfrattati o a vedere i propri umili beni pignorati. Al loro fianco ci siamo schierati da sempre, anche fisicamente, affinchè non perdessero un tetto e, con esso, la possibilità di una vita dignitosa. Le nostre azioni si rivolgono ad un altro tipo di proprietà, pubblica o privata che sia. Ci riferiamo alle decine e decinde di stabili di cui la nostra città è costellata, abbandonati e lasciati a marcire per anni per speculazione o disinteresse. Tutte quelle strutture insomma che potrebbero ospitare attività culturali, sociali, di promozione artistica e di organizzazione politica rivolte a tutte le fasce di età, ed in particolar modo ai giovani, che si trovano invece murate e blindate da anni per malagestione e su cui tutti, camminando per strada, abbiamo fantasticato almeno una volta.

Il secondo motivo per cui le dichiarazioni delle varie compagini politiche ci sembrano di una bassezza e meschinità allarmante riguarda invece la dicotomia pubblico-privato.
Se il privato deve essere tutelato e salvaguardato, il pubblico potrebbe invece costituire una parziale possibilità per progetti come il nostro: FALSO! Sono state molteplici le occupazioni di spazi pubblici culminate con sgomberi e annesse demolizioni o riblindature degli stabili, con la sola finalità di porre fine a quelle esperienze. Fa sorridere quindi questa volontà di ripulirsi la faccia agli occhi dei cittadini per puro scopo elettorale.
Così come fa sorridere la tempestività di trovare una nuova funzione commerciale allo stabile della famiglia Vescovi, guarda caso solo dopo che questo è stato occupato, mentre già da anni su di esso è calato il silenzio. Se poi per “riqualificazione” si intende l’apertura di due ristoranti, in un angolo compreso tra altri due già esistenti, non possiamo che trovarci in disaccordo.
A nostro avviso, il valore politico del nostro gesto risiede nella volontà di creare uno spazio multifunzionale e aperto agli abitanti di un quartiere che ha problemi ben più seri della scelta del ristorante in cui mangiare, e su cui gravano forti mire speculative che vorrebbero vedere gli abitanti storici delle case popolari allontanati, per essere sostituiti da persone e famiglie più abbienti.

A tutto questo, si aggiunge la fortunata posizione dello stabile, crocevia di passaggio di migliaia di persone ogni giorno. L’avere occupato proprio questo posto, vuol dire mettere a nudo una realtà già esistente nel nostro paese: quella di chi lotta.
Fino a che uno spazio di organizzazione e opposizione al sistema rimane relegato nell’estrema periferia, magari in un luogo isolato, rappresenta un problema relativo. Nel momento in cui, invece, un messaggio di cambiamento reale (non quello dei vari governi gialli, verdi, “rossi” o blu) è così visibile da tutti può incrinare la già scarsissima credibilità del sistema vigente.

Concludiamo la nostra analisi presentando i primi progetti che da idee vorremmo tramutare in realtà, una volta sistemate le questioni strutturali più impellenti.
Il C.P.O. Gramigna vuole essere sia centro di promozione artistica giovanile e non (si sta lavorando per la realizzazione di una sala di registrazione per tutti quei gruppi locali che non hanno le possibilità economiche per produrre materiale proprio), che luogo di attività rivolto ai bambini (con una ludoteca), agli studenti (con l’allestimento di un’aula studio), alle famiglie e ai più anziani (tramite serate a tema, o aree ristoro dove poter giocare a carte o semplicemente incontrarsi).
Tutte le attività sono autogestite, cioè decise collettivamente e con l’aiuto ed il il supporto di tutti coloro che hanno voglia di partecipare, così come sono autofinanziate, nel senso che nessuno fa profitto e tutto il ricavato è reinvestito nel centro popolare.

Fino ad ora, contrariamente alle voci che girano, abbiamo ricevuto tanta solidarietà da tanti abitanti e giovani stufi di vedere un palazzo così inutilizzato, e contenti di supportare il progetto del CPO.
Dal canto nostro, non possiamo che farci forza e resistere, consci che questa città abbia bisogno di un Centro Popolare Gramigna e che, come continueremo a ripetere,

L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI!

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