La casa è un diritto, prendersela è un dovere!

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La casa è un diritto, prendersela è un dovere!

Condividiamo dal Comitato Autonomo Abitanti Barona e Fronte Palestina – Milano:

Solo chi non ha avuto casa può capire cosa vuol dire non avere un tetto…uno spazio intimo dove tenere le proprie cose, condividere la propria affettività, far crescere in protezione i propri figli.
Palestina, 10 settembre 2014: duemila case distrutte nella Striscia di Gaza, il Comitato popolare palestinese contro l’embargo ha dichiarato che ad oggi non sono state ricostruite a causa dei divieti imposti per l’ingresso di materiali da costruzione.
Palestina oggi: la Coppa del mondo di Gaza, alla quale partecipano sedici squadre locali, intende far conoscere all’estero le sofferenze degli abitanti di Gaza sotto embargo e il loro desiderio di una vita tranquilla realizzando il trofeo che si aggiudicherà la squadra vincitrice utilizzando il ferro e le macerie delle case distrutte da Israele durante l’aggressione dell’inverno 2008-2009 (Piombo Fuso).
Due notizie che fanno ben comprendere quale sia l’importanza della casa che è simbolo di appartenenza, di identità.
A Milano, come in Palestina, vi sono famiglie che condividono questo bisogno. Un bisogno che viene impedito dall’arroganza del potere. Un bisogno che sentiamo nostro e che ci unisce contro l’occupazione e contro chi ci nega questo diritto essenziale.
Questo era il preambolo dell’iniziativa che si è svolta lo scorso 19 maggio in zona Barona e che tradotto in inglese ed arabo veniva distribuito nel quartiere, una zona di forte immigrazione come molte delle periferie milanesi.
Il maltempo ha ridotto molto l’attività esterna al centro occupato, ma quando abbiamo collocato in piazza Miani una bandiera palestinese, lo striscione sulla Nakba ed un altro con le indicazioni sul luogo dell’iniziativa i poliziotti, ormai angosciati alla vista di un qualunque lenzuolo od altro recante una scritta, e non sapendo bene cosa fare, hanno pensato di fotografarlo; le immagini della Nakba 2019 quindi resteranno come non ben identificato corpo di reato, anche nei loro archivi!
L’iniziativa, che ha anche sviluppato un buon dibattito, si è svolta prima con la spiegazione degli eventi del 1948, partendo però dalle origini del sionismo le cui radici si trovano alla fine del diciannovesimo secolo, quando la Palestina era parte dell’impero Ottomano.Successivamente sono stati fatti due collegamenti via Skype: il primo con Samidoun (Charlotte Kates) per un aggiornamento sia sulla situazione dei prigionieri e sulle lotte in corso sia in merito al piano Trump, l’altro con un compagno di Gaza (Said), per capire il contesto dopo l’ultimo bombardamento e come procede la Grande Marcia del Ritorno. Infine un compagno della Barona ha illustrato un progetto sul quale iniziare a lavorare su Milano, nato a seguito di un viaggio svolto lo scorso anno e dall’incontro con alcuni compagni del campo Deisha. La proposta è stata accompagnata da un bellissimo video realizzato con alcuni giovani palestinesi e che parlava del compagno Hafiz morto a Milano lo scorso anno, con un affetto palpabile che ha colpito tutti i presenti e la consapevolezza di un impegno personale e politico che non muore mai!
A proposito di foto e fotografie, alleghiamo immagini che crediamo sia importante condividere. Oltre a quelle che si riferiscono alla nostra iniziativa ci sono quelle del corteo della Lega di Salvini dello scorso sabato 18 maggio, con la bandiera sionista che sventola tra loro, immortalata da uno di quel centinaio di gente comune che riorganizzatasi ha espresso tutto il suo disgusto con slogan, presidiando un lato della piazza.

Fronte Palestina – Milano

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