La lotta per la casa non si processa!

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La lotta per la casa non si processa!

Giovedì 6 giugno celere, polizia e Digos hanno sfondato porta e finestre di un’abitazione Ater per sfrattare una famiglia. Nel caos volutamente creato da loro, sono stati arrestati due compagni che erano là per portare solidarietà a chi rischiava di rimanere senza un tetto sopra la testa.

Dopo diverse ore di resistenza la famiglia ha dovuto allontanarsi dall’abitazione e momentaneamente è ospite in una comunità a spese del comune, ma la disponibilità è solo per qualche giorno.
Per i due arrestati invece era stata fissata un’udienza per direttissima venerdì 7 giugno alle 10.30 che è stata rinviata, nel frattempo i ragazzi sono stati liberati e hanno l’obbligo di firma una volta al giorno.

Condividiamo un comunicato che era stato scritto a caldo, il pomeriggio stesso, dagli occupanti di via Facciolati 96 e dalla Palestra Popolare ChinaTown:

Un quartiere solidale e inclusivo, o green ed esclusivo?
Continua il progetto di pulizia e rinnovamento del quartiere Palestro. Questa mattina, 6 giugno, Digos e celere in forze hanno sgomberato una famiglia residente in Via Palestro. La loro colpa? Aver trovato una risposta alla loro problematica abitativa, di fronte a un futuro di esclusione sociale a cui le istituzioni competenti destinano coloro che non hanno né una casa né i soldi per pagare un affitto nel mercato privato. Una risposta che nasce dalla dignità di chi non è disposto a dormire per strada solo perché ha perso il lavoro e dalla rabbia nel vedere le decine di appartamenti pubblici lasciati all’abbandono in tutta la città. Così Bibi, Mao e le loro due figlie dopo essere stati sfrattati per morosità incolpevole hanno deciso di occupare un alloggio Ater vuoto, uno dei tanti. Fin da subito hanno espresso la loro disponibilità a pagare l’affitto e a farsi carico del restauro della casa, ma questo non è bastato. Dopo vari tentativi di sgombero questa mattina la celere ha aggredito il gruppo di solidali, sfondato la porta di casa e buttato fuori la famiglia.
Il bilancio di questa giornata è: quattro persone senza casa, due compagni arrestati, che domani mattina dovranno affrontare un processo per direttissima, e una porta blindata di 2/3 mila euro posta a garantire che l’appartamento rimanga come la questura l’ha lasciato, vuoto.
Ci chiediamo con che coraggio il Comune organizzi iniziative, come la “domenica ecologica” che si terrà il 9 giugno, che mirano a dare al rione un’immagine inclusiva e sociale e contemporaneamente non batta ciglio di fronte allo sgombero di persone che, per aver deciso di non relegarsi al ruolo di spettatori passivi dello scarica barile continuo fra Ater, Ufficio Casa e Assistenti Sociali, hanno occupato, restaurato e pagato l’affitto per anni. Una domanda che ci siamo già posti tante volte, a fronte degli sfratti di case e degli sgomberi di spazi sociali che da ormai oltre due anni si susseguono. Probabilmente nel nuovo quartiere inclusivo, aperto e pulito non c’è spazio per tutti. Sicuramente non ce n’è per chi non può permettersi di pagare il biglietto d’ingresso a questo splendente progetto, dove i prezzi degli affitti continuano a salire, la popolazione “storica” viene progressivamente allontanata, che si tratti di abitanti o di piccoli esercenti locali, e chi si oppone a questo processo viene inquisito come criminale.
Lo abbiamo visto con le denunce e i processi ai danni di chi costruisce pratiche sociali di mutua solidarietà in quartiere e che oggi hanno portato due ragazzi in questura. Probabilmente gli unici che dovranno rispondere di questa situazione di fronte a un giudice, non il Comune che non si è mosso per trovare una soluzione, non l’Ater che ha negato l’assegnazione di una casa su cui non aveva alcun progetto, se non la messa all’asta, non gli sbirri che hanno violentemente cacciato di casa una famiglia con due minori.
Di fronte a tutto questo l’iniziativa di domenica del Comune appare solamente ridicola: chiudere il traffico in quartiere per favorire politiche verdi, quando al blocco del traffico siamo abituati da anni grazie alla celere che prontamente interviene per “risolvere” problemi sociali come fossero una questione di ordine pubblico. Forse il verde a cui si fa riferimento è quello del colore politico del nostro Ministro dell’Interno, vista la ferocia con cui la polizia, e chi dà loro ordini, si accanisce su chi non è disposto ad abbassare la testa.
La nostra idea di inclusione era, e rimane, un’altra, da questo quartiere non se ne deve andare nessuno e non siamo disposti ad accontentarci di nulla di meno. E se qualcuno verrà condannato per essere stato coerente con questa convinzione è nostro dovere non lasciarlo da solo!
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