Il lato militare dell’Ue

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Antitesi rivista n. 1
Sezione 3: Imperialismo e guerra

Il lato militare dell’Ue

Gendarmeria e Gruppi Tattici

Un esercito europeo, anche per far capire alla Russia che siamo seri nel sostegno dei valori europei“.

Questa la proposta avanzata, nei primi mesi del 2015, dal presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. Non una semplice sparata, dato che il progetto di una forza militare europea autonoma dalla Nato figura da anni nell’agenda della classe dirigente dell’Unione Europea, ma che ha comunque trovato resistenza da parte di alcuni paesi europei, soprattutto da quelli maggiormente legati agli Usa.

Dichiarazioni, quelle di Juncker, che fanno emergere uno dei fattori esterni più contraddittori dell’Unione Europea ovvero il rapporto con gli Stati Uniti, la cui egemonia in Europa è ampiamente rappresentata anche dalla presenza delle basi Nato.

Un primo tentativo di creazione di esercito europeo è stato fatto, nel 2007, con la creazione delle Forze di Gendarmeria Europea (Eurogendfor-Egf), a cui in prospettiva sono affidati anche compiti di repressione interna, ma che nei fatti tenderanno ad essere sotto controllo della Nato (vedi anche infra p. XX).

Sempre a partire dal 2007 raggiunsero la piena capacità operativa, nell’ambito dell’Unione Europea, i cosiddetti Gruppi Tattici, cioè delle forze militari di reazione rapida, composte ognuna di due unità, appartenenti al medesimo o a differenti eserciti dei paesi comunitari, per un totale di mille e cinquecento uomini. Queste due unità militari dovrebbero essere sempre pronte a intervenire, entro dieci giorni dalla decisione dei massimi organi dell’Unione Europea, per condurre operazioni di “sostegno della pace, evacuazioni o di carattere umanitario”.

La necessità di questi Gruppi Tattici nacque in seguito alle campagne francesi e inglesi in Africa, operazioni nei fatti, neo coloniali (Sierra Leone, Costa d’Avorio ecc..): Londra e Parigi cercavano di preparare una potenzialità bellica legittimata da un mandato internazionale e pronta ad essere dispiegata in brevissimo tempo. I Gruppi dovrebbero intervenire secondo gli stessi protocolli della Nato Responce Force e nei fatti sono strutturati per svolgere compiti complementari a quelli delle forze militari della Nato. La loro costituzione ha riscosso grande sostegno in tutta l’Unione Europea, costituendo l’applicazione pratica del protocollo di “collaborazione strutturata” ovvero del meccanismo previsto dal trattato costituzionale europeo che consente ad alcuni stati membri di assumere compiti più vincolanti in tema di “difesa”. Oltre ai paesi dell’Ue vi collaborano anche la Turchia e la Norvegia.

Attualmente va detto che, mentre i Gruppi Tattici non sono mai stati dispiegati, la Gendarmeria Europea è stata schierata nel 2007 in Bosnia nell’ambito della missione Althea dell’Unione Europea, volta a normalizzare l’area dopo gli accordi di Dayton, nel 2009 in Afghanistan nell’ambito della missione Isaf ( International Security Assistance Force) con compiti di formazione della polizia collaborazionista e ad Haiti nel 2010, nell’ambito di una sorta di ricolonizzazione del paese, mascherata da intervento umanitario, a seguito del disastroso terremoto che investì questo paese centroamericano all’inizio di quell’anno.

In vista del peggioramento della situazione internazionale, strutturare forze di intervento sta diventando centrale nella costruzione della difesa di un polo occidentale euroamericano, la cui supremazia è ormai messa a dura prova da più parti. Un tentativo di prepararsi alla guerra e contemporaneamente di sconsigliarla al nemico (leggasi Russia in prima battuta) tramite il perfezionamento dei protocolli militari e della velocità e della capacità di impegno bellico.
La volontà della Nato di estendere sempre più la sua area di influenza e intervento è dimostrata chiaramente dalla “Trident Juncture 2015”, una delle più grandi esercitazioni dell’Alleanza che dal 28 settembre al 6 novembre vedrà impegnate soprattutto in Italia, Spagna e Portogallo oltre 230 unità terrestri, aeree e navali e forze per le operazioni speciali di oltre trenta paesi alleati e partner, con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 140 aerei da guerra, più le industrie militari di quindici paesi. Tra i paesi della Ue più impegnati nell’esercitazione Nato figurano, oltre ai tre in cui si svolgerà il grosso delle operazioni, Germania, Belgio e Olanda, ma vi partecipa per la prima volta l’Unione Europea in quanto tale, a dimostrazione di come essa tenda a far quadrare le proprie mire imperialistiche nel blocco atlantico a guida statunitense.

Le missioni militari e “civili” europee

Negli ultimi otto anni l’Ue ha schierato 24 missioni e operazioni all’interno della “politica di difesa e sicurezza comune” con il coinvolgimento di 80 mila militari.

Nel settore della “gestione delle crisi” sono attualmente operative le seguenti missioni militari dell’Ue:

Eufor Althea: è attiva dal 2 dicembre 2004 con il passaggio di consegne da parte della missione Nato “Stabilitation Force” e vi partecipano circa 22 paesi. Molti dei soldati in realtà erano già in zona: si tratta solo di un cambio di casacca. Una vera e propria consegna all’Ue, da parte della Nato, di un nuovo protettorato. Scopo ufficiale: “garantire un ambiente sicuro attraverso la supervisione delle forze armate bosniache, raccolta e distruzione di armi illegali, lotta al crimine organizzato, cooperazione con la Nato e con un contingente americano nella caccia ai ricercati dal Tribunale Onu dell’Aja per i crimini di guerra“. Eufor-Althea deve infatti garantire il rispetto degli accordi di pace di Dayton (imposti nel 1995 a suon di bombardamenti), che assegnano all’Alto Rappresentante dell’Onu, supervisore dell’applicazione del Trattato stesso, poteri sufficienti a rendere de facto la Bosnia un governatore straniero delle potenze della Nato e dell’Ue. Nel 2014 vi sono state varie proteste, sopratutto nel nord del paese, a causa dell’alta disoccupazione e delle disastrose condizioni economiche: si parlò al tempo della necessità di un rafforzamento di Eufor, che agiva con compiti di polizia, per far fronte alle “gravi condizioni di instabilità”. Infatti, l’altro scopo reale di questa missione è quello di ottenere “riforme” economiche e costituzionali che garantiscano la stabilità dei mercati per l’investimento di capitali imperialisti;

Eunavfor Atalanta: fu istituita nel novembre del 2008 per contrastare le azioni di pirateria al largo della costa somala e per tutelare le linee di rifornimento della Missione dell’Unione Africana in Somalia (Amison), ovvero dei contingenti dei paesi africani che, su mandato imperialista americano ed europeo, hanno invaso questo paese dal 2007. Atalanta, attualmente sotto comando italiano, agisce in collaborazione con la Combined Task Force 151, una missione militare multinazionale di pattugliamento della acque del Corno d’Africa, a guida prima statunitense e poi turca. Atalanta, invece, oggi è a guida italiana. Le operazioni antipirateria sono costate solo allo Stato italiano 50 milioni di euro nel 2014;

Eutm Somalia: fu lanciata nel marzo 2010 per addestrare i militari somali all’attività controinsurrezionali e in particolare al combattimento in ambiente urbano. E’ condotta in stretto coordinamento con il Comando militare statunitense per il continente africano (Us Africom), con i vertici di Amison e con il governo somalo. Il 22 gennaio 2013 il Consiglio Europeo ha prorogato la missione fino a marzo 2015 ed esteso il mandato anche alla fornitura di consulenza strategica e politica alle autorità somale nel settore della difesa. Del 27 ottobre 2013 è l’inaugurazione di una base logistica militare italiana in pieno deserto del Gibuti, su una superficie di cinque ettari, utilizzata dai distaccamenti di fucilieri della marina in transito per gli imbarchi sui mercantili con compiti di scorta antipirateria e dai reparti dell’esercito diretti a Mogadiscio. Il costo è di circa 3 milioni di euro l’anno. L’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, durante l’inaugurazione, affermò che “questo avamposto è la prima vera base logistica operativa permanente delle forze armate italiane fuori dai confini nazionali e sorge in un’area destinata ad essere più importante e strategica di Suez e di Gibilterra”;

Eutm Mali: fu lanciata nel febbraio 2013 con l’obiettivo dichiarato di fornire, nel sud del Mali, formazione e consulenza alle forze armate maliane per “condurre operazioni militari volte a ripristinare l’integrità territoriale maliana e ridurre la minaccia rappresentata dai gruppi terroristici”. Nell’aprile del 2012 infatti, a seguito di un colpo di Stato che aveva indebolito molto il governo centrale, si sviluppò nel nord del Mali, ricco di uranio e petrolio, il movimento di liberazione della popolazione tuareg, in parte laico e in parte islamista, che prese il controllo di alcune importanti città del nord e dichiarò l’indipendenza. Il 10 gennaio la Francia cominciò i bombardamenti (Operation Serval) e dispiegò sul territorio truppe di terra, forte di una risoluzione dell’Onu, allo scopo di supportare il governo centrale nella riconquista dei territori perduti. Successivamente 22 Stati dell’Ue, tra cui l’Italia, inviarono uomini e mezzi, nell’ambito della missione Eutm Mali in supporto all’esercito maliano.

Oltre alle missioni militari dichiarate, l’Unione Europea è impegnata anche in una serie di missioni definite “civili”:

Eulex Kosovo ovvero European Union Rule of Law Mission in Kosovo: prese avvio il 4 febbraio 2008 (tredici giorni prima della dichiarazione unilaterale d’indipendenza) ed opera sostanzialmente sotto la direzione della Nato. Ha il compito di “monitorare e guidare le nascenti istituzioni del Kosovo nei campi della Polizia, della Giustizia e della Dogana”. E’ nei fatti la più grossa missione militare europea: nel 2014 si contava la partecipazione di 3200 soldati, che si affiancavano alle già presenti truppe della Nato (le forze Kfor, composte da due Multinational Battle Group, di cui uno a conduzione italiana, in tutto circa 5500 soldati da 31 paesi). Nell’ambito di queste missioni è stata inaugurata la base Nato permanente di Camp Bondsteel, nel sud del Kosovo: da qui partiranno le forze aeree e di terra Usa e Nato da impiegarsi dall’Adriatico fino al Caucaso. L’intera missione Eulex Kosovo è stata al centro di un gravissimo scandalo di corruzione, che ha riguardato la quasi totalità dei suoi vertici;

Eucap Sahel Niger e Mali, si tratta di due missioni, una nello Stato del Niger e l’altra nuovamente schierata in Mali, al fine di sostenere le autorità locali nel controllo dei rispettivi territori, ricchissimi di materie prime minerarie ed energetiche, contrastando il “terrorismo” e le “attività illecite”.

Eubam Moldavia e Ucraina, si tratta di un’unica missione volta a supportare le autorità della Moldavia e dell’Ucraina nel controllo del confine che le divide, inclusa la zona controllata dalla Repubblica di Transnistria, separatasi nel 1992 da Chisinau con l’appoggio, di fatto, della Russia;

Eujust Lex, volta alla formazione di magistrati e funzionari di polizia iracheni al di fuori dall’Iraq;

Eupol Copps, per supportare gli apparati di polizia e di controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese;

Eubam Rafah, doveva servire a monitorare il valico tra Egitto e Gaza, ma nel 2007 le autorità dello Stato sionista ne hanno imposto la sospensione nell’ambito del blocco totale deciso per la Striscia;

Eusec Congo e Eupol Congo, sono volte a supportare rispettivamente il consolidamento degli apparati di polizia e dell’esercito della Repubblica Democratica del Congo;

Eupol Afghanistan, volta a formare il personale della polizia collaborazionista afghana;

Eumm Georgia, volta principalmente al monitoraggio del confine tra la Georgia e le repubbliche separatiste filorusse dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud.

Euavsec Sud Sudan, a supporto delle autorità del Sud Sudan, Stato creato nell’ambito di una guerra per procura che Stati Uniti e potenze europee hanno condotto contro il Sudan, per determinarne la scissione delle regioni meridionali, le più ricche di risorse petrolifere;

Eucap Nestore, volta a rafforzare la capacità degli Stati della regione strategica del Corno d’Africa e dell’Oceano Indiano occidentale a controllare efficacemente le loro acque territoriali;

Eubam Libia, volta a dare supporto alle autorità del regime golpista libico sorto dopo l’abbattimento della Jamahiriya. Di fatto la missione è rimasta inattiva a causa della rottura del fronte collaborazionista, con la formazione dei due governi di Tripoli e Tobruk.

È sopratutto nell’ambito di queste missioni che si colloca la presenza militare italiana all’estero, per la quale, nel febbraio 2015, il consiglio dei ministri ha autorizzato una spesa di oltre 500 milioni fino a fine anno.

Possiamo fare, in conclusione, alcune brevi considerazioni. L’Ue è presente, con propri contingenti provenienti dagli eserciti dei paesi aderenti, su tutti i fronti della guerra imperialista, dal Nord Africa al Caucaso, dall’Asia Centrale al Medio Oriente, dall’Europa Orientale all’Africa Centrale, dal Corno d’Africa ai Balcani. Questi contingenti, con il ruolo militare diretto o di supporto agli apparati di fazioni di borghesia compradora locale, rappresentano lo sviluppo in termini di “guerra di posizione”, cioè nelle forme della stabilizzazione del controllo imperialista, delle strategie di dominio globale del campo atlantico a guida Usa, condotte da principio in forme di “guerra di movimento” attraverso aggressioni, invasioni e destabilizzazioni.

 

Fonti

I gruppi tattici ed altre formazioni, A. Lattanzio, Eurasia n° 1/2014.

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2010/12/alla-turchia-il-comando-della-crociata.html

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2010/12/alla-turchia-il-comando-della-crociata.html

http://eeas.europa.eu/csdp/missions-and-operations/eucap-sahel-mali/index_en.htm

http://eeas.europa.eu/csdp/missions-and-operations/eupol-copps-palestinian-territories/index_en.htm

https://en.wikipedia.org/wiki/African_Union_Mission_to_Somalia
http://leg16.camera.it/561?appro=902

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/La-fiaba-dell-Alto-rappresentante-in-Bosnia-38218

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Moldavia/Prove-d-Unione-europea-al-confine-57196

http://www.combat-coc.org/bosnia-la-lotta-del-proletariato-travalica-le-divisioni-etniche/

http://www.difesa.it/OperazioniMilitari/Pagine/scheda_ops_balcani.aspx

http://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/EUBAMRafah/Pagine/default.aspx

http://www.eumm.eu/
http://www.iai.it/sites/default/files/pi_n_0006.pdf

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/757700/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h2_h229
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/757700/00757700.xml#_Toc384196441

http://www.voltairenet.org/article163751.html

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