L’INFOSPAZIO NON SI TOCCA!

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Venerdì 27 luglio 2018 è stata sgomberata, per la terza volta nell’arco di due anni, la sede dell’Associazione Nicola Pasian, in via Varese 10 a Padova. L’operazione repressiva parte il 18 febbraio 2016 con l’accusa di “associazione per delinquere” per molti membri del Comitato di Lotta per La Casa, durante la quale viene sgomberata e posta sotto sequestro per la prima volta anche la sede. Dopo due settimane cadono le misure cautelari, ma lo stabile rimane sotto sequestro. Abbiamo così chiesto numerosi incontri all’Ater, il proprietario, cercando di trovare una soluzione, visto che dal ’98 avevamo sempre pagato regolarmente l’affitto. L’Ater è stato molto chiaro: ci chiedeva esplicitamente di prendere le distanze dal percorso della lotta all’abitare, solo con questa condizione si sarebbe potuta aprire una contrattazione. Noi però rivendichiamo il diritto di ognuno ad avere un tetto e se coloro che si devono occupare dell’edilizia pubblica pensano solo a tenere vuoti gli stabili per poi specularci sopra, siamo fermamente convinti che i proletari si debbano organizzare e riprendere ciò che gli spetta di diritto. Le famiglie che infatti si sono unite a questo percorso di lotta e di denuncia, non sono state certo raggirate, ma sono arrivate alla scelta di occupare un alloggio sfitto dopo mesi o anni di rimpalli tra l’ater e l’ufficio casa, mentre oltre 600 alloggi in città restano colpevolmente vuoti. Con queste premesse ci siamo visti obbligati ad occupare la sede in Via Varese, per portare avanti tutte le attività che la animavano: dal doposcuola popolare, alla biblioteca con più di 2000 libri, ai concerti con bar a prezzi popolari, fino alle iniziative culturali quali presentazioni di libri, proiezioni e spettacoli. Oltre ad essere un punto di riferimento da circa vent’anni per il quartiere, è da sempre stato un luogo di organizzazione e di lotta. Dentro avevano spazio numerosi collettivi che si pongono il problema di combattere questo sistema e di rimettere al centro gli interessi della classe sfruttata, dalla lotta per la casa, al lavoro, all’istruzione, fino alla situazione internazionale. Inoltre quasi giornalmente venivano trasmessi dei programmi da una radio web indipendente, Radiazione, proprio per dare voce a tutte le lotte che animano la nostra quotidianità. Il 12 aprile di quest’anno è arrivato il secondo sgombero, questa volta con una sorpresa: lo stabile era stato assegnato ad un’associazione leghista, del tutto fuori contesto in quartiere. Abbiamo fin da subito cercato le istituzioni competenti, vista la necessità di avere un posto stabile con cui portare avanti tutte le attività con sicurezza. Abbiamo trovato solo muri con cui scontrarci. Ater ci ha detto fuori dai denti che il rapporto di fiducia con noi si è rotto poichè gli creiamo un “danno d’immagine”. Come se non bastassero le loro manovre subdole per farsi odiare: tengono volutamente numerosi stabili vuoti per poterli poi vendere nel mercato privato, non si occupano mai della manutenzione (ci sono famiglie a cui è crollato il tetto o piove in casa) e blaterano di legalità dall’alto di un ente commissariato a causa del reiterato malaffare dei propri dirigenti. Il comune invece sostiene che non sia una questione che lo riguarda, perché tutti gli stabili nel rione sono di proprietà dell’ater a cui, negli anni, è stato dato quasi tutto il patrimonio pubblico da gestire. Siamo consapevoli che il rione, essendo così vicino alle mura del centro, è un bottino ghiotto per palazzinari e speculatori visti i numerosi progetti di ristrutturazione che dovrebbero partire nel breve periodo. Siamo anche consapevoli di essere scomodi perché cerchiamo di organizzare i proletari per resistere e battersi, poiché siamo convinti del fatto che non debbano essere relegati nelle periferie della città. Il 27 Maggio abbiamo quindi deciso di rioccupare, riuscendo pian piano a rimettere in piedi tutte le varie attività. Arriviamo al terzo sgombero che ha visto un dispiegamento di forze dell’ordine impressionante. Quartiere Palestro completamente militarizzato per mettere la porta blindata, perquisizioni in sette case e in una palazzina occupata da famiglie che negli anni avevano subito lo sfratto. Sette compagni sono stati portati in questura per gran parte della giornata e ad uno hanno dato il foglio di via da Padova.
In un periodo in cui la crisi si avvita sempre di più sulle teste dei proletari, e le istituzioni riescono a dare solo risposte reazionarie che portano all’odio tra poveri, noi che cerchiamo di lottare per un mondo senza classi, guerre e sfruttamento siamo troppo scomodi. Continuano a dipingerci come dei mostri ma questa solfa, trita e ritrita, non spaventa e non convince le persone con cui lottiamo fianco a fianco tutti i giorni. Il vero mostro è chi lascia la gente senza casa, chi fa morire tutti i giorni i lavoratori nei posti di lavoro, chi conduce le guerre e chi continua a privatizzare e smantellare tutto lo stato sociale. “Non un passo indietro” non è solo uno slogan, continueremo a portare avanti le nostre battaglie con chiunque sia stufo di abbassare la testa e sottomettersi alla logica del capitale. Ci vedrete presto di nuovo per le strade.

Associazione Culturale Nicola Pasian
27 luglio 2018

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