Sulla lotta contro la “loi du travail” in Francia

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CON LA LOTTA DEI LAVORATORI FRANCESI CON LE LOTTE DI TUTTI I LAVORATORI PER L’ABBATTIMENTO DEL CAPITALISMO

 

Da più di tre mesi i lavoratori, gli studenti e le masse popolari francesi sono in lotta contro la  controriforma del lavoro, conosciuta come “legge El Khomri” dal nome del ministro che l’ha proposta, un progetto che vuole abbattere le conquiste della classe proletaria in nome di maggior flessibilità e precarietà e maggiore libertà di licenziamento per i padroni. Nel progetto governativo si vuole, inoltre, abbassare la remunerazione sugli straordinari, aumentare le ore lavorative, arrivando fino a 12 al giorno e fino a 60 ore settimanali demandandone l’attuazione attraverso gli accordi di categoria o interni azienda per azienda.

Nulla di nuovo sotto il sole della crisi generale del sistema capitalista, dove i padroni attaccano  le conquiste dei lavoratori su salario, orario, precarietà e licenziabilità, per garantirsi sempre  maggiori margini di profitto.
Invece, la novità che l’esempio francese sta dimostrando è la determinazione e la radicalità  della lotta espresse dai lavoratori e dalle masse popolari per la difesa delle proprie conquiste.
Ciò dimostra che quando la classe operaia scende in lotta compatta mette in pericolo la tenuta dei governi e dei loro progetti di controriforma. Infatti, se la lotta contro la “loi du travail” è partita in primo luogo dalle mobilitazioni degli studenti e delle università delle principali città francesi nel febbraio scorso, è stato con il protagonismo della classe operaia che ha raggiunto una dimensione estesa a livello nazionale e che ha interessato i più vasti settori delle masse popolari francesi, con scioperi generali, picchetti, manifestazioni condotte da ogni settore lavorativo, dai chimici ai metalmeccanici e fino al settore pubblico, dai trasporti ai piloti d’aereo e con continue manifestazioni cittadine che stanno preoccupando la gestione governativa dell’ordine pubblico.

Merito di questa lotta, infatti, è anche di essersi sviluppata infischiandosene della deriva  autoritaria del governo Hollande, che dopo gli attacchi del novembre 2015 ha instaurato lo  stato d’emergenza in tutto il paese, anche in funzione di controllo sociale e di pacificazione forzata delle contraddizioni che il sistema capitalista scarica sulla pelle dei lavoratori, per reprimere, blindare e prevenire le lotte e soprattutto l’organizzazione degli sfruttati. Ma anche per creare un clima di guerra interna funzionale alla guerra imperialista che il governo francese sta portando avanti su diversi fronti internazionali, come con i bombardamenti in Siria, in Iraq, gli interventi in diversi paesi dell’Africa, la presenza di truppe occupanti in Afghanistan.

Questa lotta dei lavoratori francesi ha dimostrato che quando una classe lotta in maniera  determinata per la difesa dei propri interessi, riesce a farsi spazio anche in un regime di  controllo e paura dispensate a piene mani da governo, padroni e dai loro servi (giornali, tv,  forze di polizia, ecc).

Nell’esempio francese saltano agli occhi le similitudini con il caso italiano per ciò che riguarda la gestione governativa degli interessi padronali. Si confermano le parole di padron Agnelli: “serve un governo di sinistra per fare una politica di destra”: Renzi ne è l’esempio più lampante e  anche in Francia è con il governo di centrosinistra di Hollande che viene perpetrato l’attacco  più duro ai lavoratori e alle masse popolari francesi. Ma in Francia, a differenza che in Italia, il sindacato CGT (corrispondente alla CGIL italiana) continua ad organizzare la mobilitazione di massa, perché non vuole perdere il proprio ruolo di rappresentante generale dei lavoratori nella contrattazione con il governo, pur avendo notevoli complicità con le gestioni governative e non essendo comunque garanzia di vittoria per gli interessi dei lavoratori. In Italia, invece, siamo messi peggio: le burocrazie sindacali dei confederali stanno accettando ogni porcata del governo Renzi, timorosi di perdere il controllo della mobilitazione dei lavoratori.
Gli attacchi che il governo e padroni francesi stanno attuando sono gli stessi che il governo Renzi e i padroni italiani hanno attuato prima con il jobs-act e ora con il progetto di controriforma del contratto dei lavoratori metalmeccanici che vuole demolire il salario di base e demandarne la contrattazione al solo livello interno, azienda per azienda, in cambio di maggiore produttività, ovvero di maggiore profitto per i padroni. E infatti le lotte che si sono sviluppate in Francia ci sono da esempio per rilanciare la lotta dei lavoratori italiani per la difesa delle proprie conquiste.

Ma la Francia insegna anche che la crisi irreversibile del sistema capitalista obbliga i governi della grande borghesia ad attacchi sempre più frontali e ad affrontare le mobilitazioni che ne conseguono ad ogni costo, aumentando anche i livelli repressivi, come abbiamo visto con gli arresti, i pestaggi, le pallottole di gomma… e tutte le altre “bravate” criminali che gli sbirri stanno perpetrando nel paese d’oltralpe. Il fatto che il governo francese, difronte a mobilitazioni imponenti e prolungate, non abbia ceduto, come invece fece nel 2006 con la lotta contro il Cpe, è sintomo  del livello di crisi del capitalismo, di come la grande borghesia abbia bisogno ad ogni costo di politiche antioperaie e antipopolari.

In questo contesto, bisogna prendere atto sia della fine di ogni prospettiva reale per il riformismo e sia del limite stesso che hanno le lotte di difesa, trovandosi difronte il muro reazionario e repressivo delle classi dominanti.

Questo non vuol dire che non dobbiamo lottare per difendere le nostre conquiste, ma che a  questa pratica deve saldarsi la coscienza che con il capitalismo non abbiamo nessun futuro degno, ponendo la necessità di avanzare nella lotta per il comunismo per l’abbattimento  rivoluzionario di questo sistema marcio, unica via con la quale potremo conquistare una  società più giusta a favore degli sfruttati e per il benessere collettivo, non più solo per il  profitto di pochi padroni.

DIFENDIAMO LE NOSTRE CONQUISTE, DIFENDIAMO I CONTRATTI COLLETTIVI!
COME IN FRANCIA ANCHE IN ITALIA: SCIOPERO GENERALE! COSTRUIAMO L’ATTACCO A PARTIRE DALLA DIFESA!
FACCIAMO DI OGNI LOTTA DI DIFESA UNA SCUOLA PER AVANZARE NELLA LOTTA CONTRO I PADRONI E IL LORO SISTEMA!

[scarica il volantino Volantino_Francia ]

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Collettivo Tazebao
8 giugno 2016

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