Macerata è il centro del mondo

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Il fascista Luca Traini sale sulla sua macchina armato di pistola e spara a 7 persone, poi scende dall’auto, si ammanta del tricolore e fa il saluto romano. Questo è il prodotto della mobilitazione reazionaria alimentata da padroni e governo, cavalcata dalle organizzazioni neofasciste come Forza Nuova che addirittura si incarica della difesa legale del camerata, sicura evidentemente di raccogliere consensi.
Quotidianamente assistiamo al rinvigorirsi delle bande fasciste che di recente moltiplicano le loro azioni in tutto il paese sia contro immigrati, studenti e lavoratori, sia contro militanti politici e sedi di compagni. Ne sono un’esempio ciò che è avvenuto la notte del 31 dicembre alla sede del Tuttinpiedi a Mestre o più di recente l’attacco contro un gruppo di compagni a Genova.
Come abbiamo avuto modo di scrivere nelle Note di fase, ciò non può che essere visto come una carta a disposizione dei padroni per dividere i lavoratori e intimidire quelle situazioni di movimento che intendono opporsi ai diktat del capitale. Un fenomeno per altro comune a tutti i paesi europei, a testimonianza di una fase generale in corso, in cui la svolta autoritaria e violenta del capitale è una possibilità che procede di pari passo all’approfondirsi della crisi e alla perdita di egemonia della borghesia.
I fatti di Macerata però ci devono spingere a una riflessione più ampia, che comprenda la brutale storia di una ragazza di 18 anni tossicodipendente e morta per mano di uno spacciatore che l’ha fatta a pezzi probabilmente per nasconderne il corpo. Non solo, ci parla di un nigeriano, di uno dei tanti arrivati in Italia, non perché volevano vedere il Belpaese, ma come prodotto delle politiche imperialiste e coloniali in Africa e che, come alcuni di loro, finisce per allargare la schiera di chi commercia morte o è costretto all’illegalità per vivere.
La vicenda nel suo complesso ci descrive l’imbarbarimento dei rapporti sociali determinati da questo sistema infame.
Il razzismo dilagante, l’oppressione di genere, l’aumento di giovani che non trovano altro che la droga come orizzonte di vita, sono tutti effetti che ci indicano il baratro verso il quale il capitalismo ci sta spingendo.
Ma la causa è lì di fronte ai nostri occhi, in questo sistema che non ha più nulla da offrire se non il peggioramento delle condizioni di vita per tutti, esclusi ovviamente coloro che continuano a fare profitti e fare la bellavita a nostre spese.
Se da un lato questa situzione deve trovare l’antifascismo militante pronto a ricacciare i vari ratti nella fogna della storia dalla quale provengono, dall’altro non basterà appellarsi all’antirazzismo o a valori morali e umanitari, i quali, per quanto giusti possano essere, non servono a risolvere la causa del male. Non solo, tanti di coloro, che in queste ore, in aperta campagna elettorale, indicano ipocritamente Salvini come mandante morale della tentata strage di Macerata, in questi anni hanno sdoganato i fascisti con il loro silenzio complice o facendo, tramite giornali e televisioni, cassa di risonanza alle loro stronzate. La mobilitazione contro il fascismo non è quindi un problema di lotta tra bande, ma un altro aspetto della stessa lotta contro il capitalismo.
Un aspetto che si farà sempre più intenso man mano che la borghesia riterrà necessario avvalersene.
La parola d’ordine socialismo o barbarie significa proprio questo. O saremo in grado di farla finita con il sistema capitalista e con tutto il suo portato di miseria e lutto o la situazione peggiorerà giorno dopo giorno e di fatti come quelli di Macerata saremo costretti a sentirne ancora.

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