Manifesto del “Comitato del Nord-Est fermiamo l’occupazione israeliana”

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Comitato del Nord-Est fermiamo l’occupazione israeliana

Sosteniamo la lotta di resistenza degli sfruttati palestinesi.
Palestina libera!!

È necessario leggere la storia della Palestina non come una guerra tra due Stati, ma come il conflitto tra una potenza occupante, lo Stato d’Israele, e una popolazione indigena che resiste alla colonizzazione e all’espulsione, il popolo palestinese.
L’esistenza stessa dello Stato d’Israele si fonda sul furto della terra e di conseguenza sul tentativo di pulizia etnica del popolo palestinese. Proprio con questo scopo Israele ha prodotto e sviluppato, nei decenni, strumenti repressivi all’avanguardia: una vera e propria “industria della violenza”, sperimentata sulla pelle dei palestinesi per essere poi esportata nel mondo. Tali strumenti non sono esclusivamente di carattere militare, ma investono in maniera trasversale la quotidianità: riguardano la creazione di una legislazione di guerra, per gestire le conseguenze interne delle continue operazioni belliche e militari; una propaganda, diretta e indiretta, che ha il fine, da un lato, di riscrivere la storia di un popolo e di una terra e, dall’altro, di portare avanti operazioni di hand washing, per ripulirsi la faccia di fronte al mondo e far dimenticare tutti i crimini quotidiani commessi contro il popolo indigeno; investono chiaramente anche il mondo accademico e della ricerca scientifica, portata avanti a fini militari in modo che sia utile al proseguo del progetto di occupazione.

Nel silenzio dell’informazione internazionale, infatti, Israele continua a portare avanti politiche di ampliamento delle colonie, espropria acqua e terra, impedisce la produzione di beni, il libero movimento delle persone e delle cose con blocchi e muri, arresta e trattiene in carcere con l’unico motivo di punire collettivamente donne, bambini, padri, madri, adulti, anziani che resistono e non vogliono piegare la testa davanti all’occupante! E’ questa forza di resistenza collettiva degli sfruttati palestinesi che costringe Israele ad un uso sempre più violento della macchina repressiva del militarismo israeliano.

Più di due milioni di palestinesi della striscia di Gaza vivono da 11 anni sotto assedio senza acqua, elettricità, servizi sanitari, sotto attacchi armati israeliani che hanno fatto migliaia di vittime: crimini contro i diritti universali che si affermano nel silenzio totale della comunità internazionale. Crimini che i colonizzatori chiamano “diritto a difendersi” mentre nella pratica si traducono nel “diritto ad occupare” e nel “diritto di sterminio”.

Tutto questo avviene con la complicità dello Stato italiano, da sempre fedele alleato di Israele, compreso naturalmente l’attuale governo giallo-verde. Salvini, infatti, poco dopo l’insediamento, non ha perso tempo ed ha dichiarato legittima la scelta di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, nonostante l’Europa tutta avesse cercato di restare tatticamente fuori da questa scelta. Di Maio, che già post campagna elettorale si era affrettato a ribaltare tutte le promesse fatte negli anni dal Movimento 5 Stelle (a partire ovviamente dal confermare la presenza dell’Italia nella Nato), sostiene debolmente “due popoli due stati”, salvo però condannare immediatamente diversi partiti della Resistenza Palestinese. È chiaro quindi come anche questo governo sostenga l’occupante sionista e Israele come “modello”, mentre continua a portare avanti politiche populiste ma nei fatti anti-popolari che costeranno caro al popolo italiano.

È proprio per questo che, come Comitato, pensiamo che prima di tutto sia necessario mobilitarsi contro la cooperazione tra i vari governi italiani che si sono succeduti e l’entità sionista, nelle varie forme in cui si esplicano. Gli accordi tra i due Stati sono, infatti, stretti a vari livelli e investono diversi aspetti, dalla sanità allo sport, dalla cultura all’agricoltura, dalle armi alla ricerca.
La forma più preoccupante di collaborazione è quella militare, avviata nel 2005 con un accordo di mutua collaborazione che disciplina la partnership militare tra i due paesi. Oltre a prevedere una fornitura reciproca di armamenti bellici, consente attività congiunte di addestramento ed esercitazione, così come la collaborazione nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di sistemi d’armamento. L’accordo consente anche a Finmeccanica di avviare contratti per un valore di circa 850 milioni di dollari attraverso le società Alenia Aermacchi, Telespazio e SELEX Elsag.

Come già detto in precedenza, però, si va ben oltre gli accordi militari. Nel 2002, i due Paesi hanno ratificato un accordo per la cooperazione nella ricerca in campo scientifico, tecnologico e dell’industria (l’accordo era stato firmato nel 2000 a Bologna dall’allora Ministro delle Infrastrutture Enrico Letta).
I vertici intergovernativi sono un’ulteriore tipologia di accordi tra Stati, o meglio tra governi. Degno di nota è che, nella dichiarazione congiunta del secondo vertice tenuto a Roma nel giugno 2011, l’Italia è arrivata addirittura a riconoscere – da come si può in effetti leggere nella dichiarazione in cui Israele viene definito “Stato ebraico e patria del popolo ebraico” – il diritto di Israele ad esistere come Stato confessionale che pratica la discriminazione su base razziale!
A luglio di quest’anno, a conferma di ciò, il Parlamento israeliano ha varato una legge vergognosa, che dichiara ufficialmente che Israele è uno stato ebraico, sancendo quindi su base costituzionale la discriminazione portata avanti da sempre dai sionisti.

Altra modalità di accordi è veicolata dagli enti pubblici come università, istituti sanitari, regioni, province, comuni, ecc. Il campo è naturalmente vastissimo e non è possibile elencarne le varie tipologie, ma vale la pena richiamare gli accordi tra alcune università italiane con l’istituto israeliano di tecnologia “Technion”. Oggi, il Technion ha accordi di collaborazione con il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università di Cagliari, l’Università di Firenze, l’Università di Perugia, l’Università di Roma “Tor Vergata” e “Roma3”. Il Technion svolge una vasta gamma di ricerche in tecnologie e armi utilizzate per opprimere e attaccare i palestinesi, presentando una vasta offerta di programmi “su misura” per l’esercito e il Ministero della difesa israeliano.

Questi sono solo alcuni esempi del rapporto strettissimo che lega l’Italia a Israele, rapporto sempre più in evoluzione dato che attraverso il rafforzamento della cooperazione militare, industriale, di ricerca e sviluppo l’Italia è destinata a diventare uno dei più stretti alleati di Israele a livello mondiale.

Non solo il governo italiano, ma ancora più vicino a noi c’è la Regione Veneto in prima fila nei rapporti commerciali con Israele: oro (Fiera dell’Oro a Vicenza in programma dal 22 al 26 settembre 2018), diamanti, ortofrutta, prodotti chimici e meccanici.
Il Veneto, nel marzo 2014, ha visto la nascita della Camera Nazionale per l’Impresa Italia Israele (CNIII) a Padova, società privata nata dall’iniziativa di professionisti e imprenditori italiani, con l’obiettivo di promuovere in Italia le relazioni economiche con il mondo israeliano. Dal sito web della CNIII risulta collaborare con ICE-Agenzia che è organismo del Governo Italiano di sostegno e promozione all’estero delle imprese italiane nonché di attrazione degli investimenti esteri in Italia.  Il Veneto per import ed export verso e da Israele è sicuramente tra le regioni capofila, un mercato in forte espansione visto che nel 2017 ha rappresentato l’8,5% di tutto l’export italiano.
Negli ultimi quattro anni, secondo le cifre fornite da ICE Agenzia, le esportazioni di prodotti alimentari dall’Italia a Israele sono aumentate a doppia cifra (Barilla, De Cecco, Del Verde, Rummo e Filotea, Illy, Lavazza, Segafredo, Mauro Caffè,  Mutti, Petti, Cirio e Pomi; San Pellegrino, San Benedetto e Ferrarelle, Ferrero).
Dal 2015 l’Europa rappresenta per Israele il mercato più importante per import (con quota pari al 36% del totale) e il terzo per export, dopo USA e Asia ma con cifre molto vicine (con quota pari al 25% del totale per export).

Costruire la solidarietà con il popolo palestinese, quindi, passa necessariamente per la denuncia e la contestazione di tali legami. Israele è l’avamposto colonialista delle potenze della Nato in Medio Oriente ed è parte del sistema capitalista e imperialista mondiale che immiserisce e sfrutta i popoli. È tra i responsabili principali del divampare della guerra imperialista in Medio Oriente e a livello globale. Con la sua sperimentata e sistematica oppressione verso il Popolo Palestinese, è un modello repressivo e reazionario per le classi dominanti di tutto il mondo. Tutti i governi, succedutisi in Italia negli ultimi anni, hanno fatto a gara per allinearsi ai sionisti, per rafforzare l’alleanza economica, politica e culturale con Israele, assunta a modello di un’Italia dove le conquiste dei lavoratori vengono cancellate, le masse popolari sono sempre più immiserite e si fomenta la guerra razziale e religiosa tra sfruttati per farci credere che il nemico siano gli immigrati e non gli sfruttatori e i capitalisti. Israele è un modello anche per la politica estera, visto le oltre trenta missioni militari all’estero, dal Niger all’Afghanistan, che rivelano come la vocazione colonialista sia all’ordine del giorno per lo stato italiano, nella corsa mondiale alla predazione e spartizione delle risorse e dei mercati.

È necessario, invece, mettere in luce e denunciare le crepe di classe e di degenerazione sociale della cosiddetta “democrazia israeliana”, indotte dal militarismo che erode in superficie e in profondità la stessa società, spaccandola in due poli di classe. Ne sono un esempio la macchina dell’industria del sesso, la mercificazione della donna, l’esponenziale e capillare prostituzione per e a consumo e sostegno dell’industria turistica di Israele ed europea, l’esponenziale frattura di classe e impoverimento che colpisce una parte sempre più consistente della società israeliana (in particolare le nuove generazioni) fino ad arrivare alle politiche che attaccano le condizioni di vita e materiali, nel suo insieme, dei lavoratori israeliani. Allo stesso tempo, è necessario anche condannare la cosiddetta “collaborazione sulla sicurezza” messa in atto dai sionisti e dall’Autorità Nazionale Palestinese. Quest’ultima infatti è sempre più protagonista nella repressione del suo stesso popolo, con arresti e uccisioni, in perfetto accordo con l’occupante.

Dall’altro lato, invece, il popolo palestinese è da oltre 70 anni un faro per tutti i popoli che lottano e resistono contro questo sistema di sfruttamento. In particolare da marzo si stanno susseguendo ogni venerdì delle grosse manifestazioni nella Striscia di Gaza, al confine, per rivendicare il diritto a riavere indietro la propria terra. Nonostante la feroce repressione subita, ogni settimana sempre più gente si ritrova per le strade per chiedere la fine dell’occupazione sionista.

Invitiamo quindi tutte le associazioni, i movimenti, i singoli e le realtà territoriali a costruire insieme momenti di controinformazione e di mobilitazione che portino avanti i contenuti della solidarietà con il Popolo Palestinese e la contrarietà alle logiche di guerra che uniscono governo italiano a quello israeliano.

Comitato del Nord-Est Fermiamo l’occupazione israeliana!
Ottobre 2018

Mail: freniamoisraele.nordest@gmail.com

Aderiscono:

  • Fronte Palestina – Padova
  • Assemblea Antifascista Bassanese
  • Rete Radiè Resch – Udine
  • Comitato permanente contro la guerra e il razzismo – Marghera
  • Ferrara Antifa
  • Alcuni palestinesi del Nord Est
  • Potere al Popolo! Vicenza
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