NO ALLA GUERRA DEI PADRONI

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Il 4 novembre di ogni anno si celebra il “Giorno dell’Unità Nazionale” e “Giornata delle Forze Armate”, in ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale. Ma, invece di ricordare la morte di milioni di lavoratori e proletari di tutte le nazioni massacrati nelle trincee o sotto le bombe o costretti all’emigrazione in nome degli interessi contrapposti delle potenze imperialiste allora in conflitto, la borghesia italiana utilizza questa data per glorificare il proprio passato colonialista e per legittimare il suo presente guerrafondaio.

È ipocrita sentire parlare di pace, democrazia e libertà dai partiti istituzionali che da oltre vent’anni votano tutte le missioni militari all’estero. L’Italia, infatti, è un paese in guerra, nonostante lo mascheri parlando di “missioni umanitarie”, con un ruolo da protagonista, visti i 7.459 militari impegnati sugli oltre 20 fronti aperti dai paesi della Nato dall’Iraq alla Libia, dall’Africa all’Asia, fino ai paesi baltici. Ciò è evidente sia per la presenza delle truppe nei vari terreni di scontro sia perché il territorio italiano stesso è la portaerei del Mediterraneo con 150 installazioni militari Usa-Nato.

Installazioni che, oltre ad essere la base di partenza per portare morte e devastazione nei paesi da saccheggiare, distruggono anche le zone in cui si trovano. In Sardegna, regione disseminata di basi e poligoni, la popolazione subisce da anni sulla propria salute gli effetti di queste strutture belliche, l’esempio più famoso è il Poligono di Quirra. A Niscemi, in Sicilia, all’interno di una riserva naturale è stato insediato il Muos: una delle installazioni più grandi al mondo per le telecomunicazioni delle forze armate statunitensi. Per tornare nel Nord-Est solo a Vicenza le istallazioni sono cinque ed ad Aviano sono stoccate 96 bombe nucleari statunitensi.

Le basi però sono solo una delle ricadute della guerra imperialista. Nel corso del 2017 la spesa militare italiana ammonta a 64 milioni di euro al giorno, a fronte di continui tagli alla sanità, all’istruzione pubblica, ai trasporti, alla ricerca, ai servizi sociali. Con la spudorata scusa della lotta ai trafficanti di uomini, il governo italiano dall’estate scorsa finanzia con miliardi di euro i signori della guerra libici per il controllo e la reclusione in campi d’internamento degli immigrati in fuga.

Quando uno Stato mette la guerra imperialista al centro della sua agenda politica, la guerra entra in tutti gli aspetti della vita: ne sono un esempio l’esercito sempre più presente nelle scuole per reclutare nuova carne da macello come dimostrano i recenti accordi sull’alternanza scuola-lavoro, i 14.000 soldati impegnati nelle città sempre più militarizzate, la gestione di guerra contro le lotte sociali, le continue limitazioni degli spazi di agibilità politica. Chiaro esempio di ciò è il recente decreto Minniti.

A Padova la situazione non è diversa, proprio in questi giorni il sindaco Giordani ha richiesto un aumento dei militari impegnati nell’operazione “Strade sicure”, oltre ad aver previsto un imminente investimento di 2 milioni e mezzo di euro per aumentare la videosorveglianza in città, mentre invece gli istituiti scolastici crollano a pezzi e il ticket sanitario continua ad aumentare, solo per fare alcuni esempi sull’utilizzo dei fondi da parte dell’amministrazione del Pd.

E’ la crisi del capitale che spinge le grandi potenze imperialiste verso la terza guerra mondiale per una nuova spartizione del mondo a danno dei popoli che a esse resistono e sulle spalle dei proletari dei paesi imperialisti costretti a vivere in condizioni sempre più difficili.

Il nostro nemico non è chi fugge dalla devastazione e dalla guerra imperialista, ma i governi che la conducono!

Lottiamo uniti al fianco dei popoli che resistono!

Basta spese militari! Basta tagli sul sociale!

Collettivo Tazebao
collettivo.tazebao@gmail.com

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