Rivolta dei braccianti a Rosarno, 2010

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Memoria di Classe
7 Gennaio 2010, Rosarno (Rc)

Dopo l’ennesima aggressione, scoppia la rivolta dei lavoratori immigrati dall’Africa, impiegati nella raccolta degli agrumi e degli ortaggi e costretti ad alloggiare in edifici fatiscenti a margine del paese, nella piana di Gioia Tauro. In centinaia si riversano nell’abitato urbano, portando la propria rabbia. Nei giorni successivi, polizia e gruppi di razzisti attaccheranno la tendopoli dove vivono i braccianti, compiendo una vera e propria pulizia etnica. La sommossa segue quella di Castel Volturno (Caserta) del settembre 2008 – che vede sempre come protagonisti immigrati africani – e si affianca ad una serie di rivolte ed evasioni dai Cie nello stesso periodo. È la rivolta degli schiavi del 21° secolo che chiama tutti i lavoratori e i proletari, autoctoni e immigrati, a costruire la coscienza dei veri nemici – i padroni – e alla lotta di classe per abbatterne il potere.

“Se rimarrete assieme essi vi scanneranno. Questo è il consiglio: rimanete assieme! E se combatterete i loro carri armati vi stritoleranno. Questo è il consiglio: combattete! Questa battaglia sarà perduta e forse anche la prossima battaglia. Ma voi imparerete a combattere e sperimenterete che si riesce soltanto con la violenza, e se siete voi stessi ad agire. (…) Restate qui! Qualunque cosa accada non separatevi! Solo se rimarrete uniti vi potete aiutare! Sappiate che siete traditi da tutti i vostri pubblici avvocati, dai sindacati, che si son venduti. Non date retta a nessuno, non credete a nulla, ma esaminate ogni proposta che guidi ad un reale mutamento. E imparate anzitutto che si riesce solo con la violenza, e se siete voi stessi ad agire.”

Bertold Brecht, Santa Giovanna dei Macelli, 1930.

Dal calendario 2018 del Collettivo Tazebao

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