Sbatti il mostro in prima pagina

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Sbatti il mostro in prima pagina

Condividiamo da “La scuola va alla guerra“:

Toccano una toccano tutti!

In questi giorni abbiamo letto, non senza rabbia, gli articoli diffusi a mezzo stampa che riportavano circostanze, frutto della florida fantasia dei giornalisti, in relazione al corteo contro la marcia di Forza Nuova a Padova.

La nostra città, infatti, che tanto ha dato nella Lotta di Liberazione dal nazi-fascismo (pensiamo al Rettore Concetto Marchesi e ai suoi studenti, agli operai e alle operaie delle Officine Meccaniche Stanga, ai molti che si sono organizzati nelle brigate partigiane dalla Sabatucci alla Garibaldi), è stata teatro per volere del Questore di una parata fascista che, rivendicandosi tutto l’apparato ideologico del Ventennio, oggi pretende la cancellazione di un diritto, quello sancito dalla Legge 194, che le donne hanno conquistato con la lotta.

È vergognoso che la nostra città sia stata costretta a ospitare questa manifestazione, mentre sono molti i luoghi che ancora riportano il ricordo di quegli anni dal Palazzo dei lamenti in Via Zabarella, dove venivano torturati i partigiani e i “sospettati”, al campo di concentramento per civili a Chiesanuova, solo per citarne alcuni. Questo corteo purtroppo non è un caso isolato ma si inserisce in un clima generale di legittimazione palese di organizzazioni dichiaratamente fasciste da parte delle istituzioni e in primis dal governo.

Mentre gli attacchi ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici si fanno continui, sentiamo squillare sempre più forte le sirene della reazione che attaccano le donne, gli immigrati, i giovani alimentando una propaganda sessista, razzista e guerrafondaia per dividerci e poterci controllare meglio mentre ci strappano uno a uno i nostri diritti. In questo contesto ogni pedina ha un ruolo e i giornalisti consenzienti ne svolgono uno di primaria importanza.

Così anche in occasione della contestazione a Forza Nuova di venerdì scorso, partecipata da tanti antifascisti. Siamo abituati al servilismo con cui taluni giornalisti trattano in termini sprezzanti i momenti di piazza, come quello di venerdì scorso quando un pacifico corteo antifascista è stato brutalmente caricato dalla polizia schierata in tenuta antisommossa senza alcun motivo.

Qualcuno però ha deciso che di voler strafaredi volerci stupire su quanto in basso possa cadere un giornalista. Accade che il Mattino di Padova ha deciso di scavare a fondo sulla questione. Non sui legami tra Forza Nuova, i picchiatori violenti e i seminatori d’odio. Non sui reparti mobili che caricano cortei antifascisti formati da studenti, donne e bambini.

Il Mattino, con un vergognoso articolo diffamatorio, ha deciso di tessere una tesi accusatoria, degna delle peggiori posizioni di taluni pubblici ministeri che la città di Padova ha conosciuto, scagliandosi contro una compagna.

La sua colpa? Essere antifascista, femminista e insegnante. Una (anche) del collettivo La Scuola Va Alla Guerra, che rivendichiamo orgogliosamente.

Non una rivoluzionaria da tastiera ma una militante che ha deciso di metterci faccia, cuore e corpo.

E anche così ha fatto venerdì sera, davanti a un cordone di uomini con il bastone in mano.

Era lì davanti Maria, c’eravamo tutti.

Dopo aver subito una violenta carica, e i numerosissimi video della serata dimostrano inequivocabilmente che i partecipanti al corteo avevano un atteggiamento non bellicoso, mantenendo le mani alzate, Maria è stata portata via in stato di fermo con le solite accuse buone per ogni momento di piazza. La tesi della resistenza a pubblico ufficiale è talmente debole che Maria viene immediatamente rilasciata senza particolari conseguenze. Segnale evidente che sia impossibile trovare qualche elemento per supportare qualunque ulteriore aggravio.

Sembrava che, nonostante la rabbia di tante e tanti per tutta la vicenda, tutta la questione si chiudesse lì. Non abbiamo fatto in tempo a riabbracciare Maria che evidentemente qualcuno (ben informato) ha cercato di inquinare i pozzi.

Per Enrico Ferro, prode penna del Mattino, però non finisce qui. E comincia a scavare nella vita personale di Maria e scrive un articolo vergognoso in cui si mettono in fila fatti pubblici, che consideriamo medaglie nella lunga militanza di Maria nella difesa degli ultimi, e fatti strettamente privati che nulla c’entrano con gli eventi di venerdì sera.

Ferro evidentemente trova intollerabile che un’insegnante possa prendere posizione, che scenda in piazza e che non sia disposta a piegare la schiena davanti alle ingiustizie.

Il prode scribacchino va oltre, arriva a citare atti scolastici reperiti chissà come di venerdì sera, per dimostrare che Maria è proprio una “cattiva professoressa”.

Proprio come Lavinia Flavia Cassero, la professoressa che ha subìto pensati conseguenze per la scelta di campo antifascista, guarda caso citata da Ferro nell’articolo, la vita di Maria è messa al centro di una gogna mediatica assurda.

La foto di Maria finisce sul giornale, esposta al pubblico ludibrio e la compagna si ritrova oggetto di centinaia di commenti che inveiscono contro di lei. Passaggio successivo il provveditore fa sapere sempre a mezzo stampa che ha aperto un’indagine interna. Quello che non sapeva Ferro però è che il suo articolo ha prodotto anche una lunga serie di atti di solidarietà da tutte le parti. Non sapeva che quello che addebita a Maria per molti è motivo di orgoglio e di rivendicazione.

Non possiamo accettare tutto questo: quello contro Maria è un attacco contro tutti i lavoratori sempre meno liberi di scioperare e sempre più controllati addirittura fuori dal loro luogo di lavoro. Maria era venerdì sera in piazza con tanti altri lavoratori e studenti, più o meno giovani, per difendere i valori della Resistenza, i diritti della donne, per opporsi all’ondata xenofoba e razzista che partiti come Forza Nuova vogliono fomentare alimentando la divisone tra gli sfruttati. Questi sono tutti valori che un’insegnante dovrebbe trasmettere ai propri studenti dandogli gli strumenti per sviluppare una propria capacità critica, un’insegnante dovrebbe proprio proteggere i propri studenti dalla ventata reazionaria che giustifica soprusi, atti discriminatori e bullismo.

Ciò che indigna Ferro e i suoi mandanti è che un’insegnante possa esprimere una propria coscienza politica e che si rifiuti di essere cinghia di trasmissione dei diktat della classe dominante, così agitano l’immagine irreale dell’insegnate asettico che infonde la conoscenza allo studente, tabula rasa da incidere con le idee pure. Come loro stessi sanno, il sapere non è oggettivo ma rispecchia sempre la visione del mondo di chi lo presenta e l’insegnamento per fortuna è molto più di trasmettere nozioni.

 Lo sanno bene, infatti, proprio la scuola è al centro degli negli obiettivi della classe dominate che la vede sempre più sia come fonte di profitti, presenza sempre più capillare delle aziende e alternanza scuola-lavoro ne sono un esempio, ma anche come luogo di formazione ideologica delle nuove generazioni che devono essere formate all’obbedienza, allenate allo sfruttamento, pronte alla guerra. In questo senso ad esempio vediamo la progressiva militarizzazione sia dei contenuti didattici sia delle strutture occupate sempre più frequentemente da esercito, marina aviazione ecc. con l’obiettivo propagandistico e di reclutamento.

È necessario più che mai rendersi conto che la connivenza con tali progetti è un crimine ma che anche l’indifferenza oggi è pericolosa perché come diceva Gramsci: “Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.”

Difendere Maria è difendere la libertà di tutti noi lavoratori e studenti: l’antifascismo non è reato, la nostra storia lo insegna!

Collettivo “La Scuola va alla Guerra”

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