Sciopero generale contro i fascisti dell’Msi, 1960

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Memoria di Classe
30 Giugno 1960, Italia

La Camera del Lavoro proclama uno sciopero generale in tutta la provincia contro i fascisti dell’Msi intenzionati a svolgere il proprio congresso proprio nel capoluogo ligure. La mobilitazione assume anche il contenuto di opposizione all’allora governo Tambroni, sostenuto dall’Msi. Un corteo di 100 mila persone sfila per il centro, in una città piena di polizia, grate e di filo spinato steso a difendere la zona dove si svolgerà il congresso. Vengono erette delle barricate nel centro e gli scontri proseguono per tutta la sera. L’Msi è costretto a rinunciare al congresso, mentre il clima di rivolta si estende in tutta Italia nelle giornate successive, riuscendo a far fronte alla violenza della polizia, che scatena feroci rappresaglie. A Reggio Emilia, il 6 luglio, i compagni Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli vengono uccisi dal fuoco della polizia. In Sicilia, tra il 5 e l’8 luglio, si conteranno altri sei morti tra gli antifascisti. Tuttavia la mobilitazione continua da nord a sud e, di fronte all’indomita resistenza delle masse, il 19 luglio il governo Tambroni deve dimettersi. La rabbia contro il regime democristiano, per i bassi salari e per la disoccupazione si fonde nell’esplosione di odio contro il ritorno fascista. Ma gli operai genovesi e di tutta l’Italia, assieme agli studenti, diverranno nuovamente protagonisti di una lunga stagione di lotta, il ’68-’69 e gli anni Settanta: un ciclo di avanzamento operaio e popolare che pone anche e soprattutto la questione dell’abbattimento del potere della borghesia.

“Compagno cittadino fratello partigiano teniamoci per mano in questi giorni tristi
Di nuovo a Reggio Emilia di nuovo la` in Sicilia son morti dei compagni per mano dei fascisti
Di nuovo come un tempo sopra l’Italia intera
Fischia il vento infuria la bufera
A diciannove anni è morto Ovidio Franchi per quelli che son stanchi o sono ancora incerti
Lauro Farioli è morto per riparare al torto di chi si è già scordato di Duccio Galimberti
Son morti sui vent’anni per il nostro domani
Son morti come vecchi partigiani
Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso è sempre quello stesso che fu con noi in montagna
Ed il nemico attuale è sempre ancora eguale a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna Uguale la canzone che abbiamo da cantare
Scarpe rotte eppur bisogna andare
Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli e voi Marino Serri, Reverberi e Farioli
Dovremo tutti quanti aver d’ora in avanti voialtri al nostro fianco per non sentirci soli
Morti di Reggio Emilia uscite dalla fossa fuori a cantar con noi Bandiera Rossa!”

Fausto Amodei, Per i morti di Reggio Emilia, 1960.

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