Sgomberato il C.P.O. Gramigna

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Domenica 6 ottobre viene sgomberato il C.P.O. Gramigna a Padova.
Condividiamo il loro comunicato:

L’erba cattiva non muore mai!

SGOMBERO del NEO-NATO C.P.O. GRAMIGNA
Questa mattina, 6 ottobre, ci siamo svegliati con una brutta notizia: la questura ha deciso di chiudere nuovamente l’ex torrefazione Vescovi, lo stabile che da poche settimane aveva ripreso vita come Centro Popolare Occupato Gramigna. Domenica mattina: un giorno in cui solitamente non attuano sgomberi o azioni repressive, ed invece oggi di fronte al C.P.O. è appostato un dispiegamento di forze del (dis)ordine che blinda l’edificio. Hanno subito tolto qualsiasi striscione o bandiera dalle finestre, e prontamente montato inferriate per impedire che lo spazio torni ad essere aperto e vissuto. Chiuso e abbandonato era, e così vogliono che torni ad essere.
Dal primo giorno di occupazione i giornali si sono accaniti nei nostri confronti dandoci dei delinquenti, perché avevamo deciso di violare quella sacra proprietà privata, tanto cara a chi deve speculare sugli immobili e, paradossalmente, gli conviene tenerli chiusi a marcire. Come abbiamo già avuto modo di dire, le accuse sono infamanti perché gli unici stabili che negli anni abbiamo deciso di riaprire, non sono di certo appartamenti o case di chi, con tanto lavoro e sacrificio, è riuscito a comprarsi un immobile. Assistiamo piuttosto ad una rapina da parte di banche, assicurazioni o enti pubblici ai danni dei proletari che, per morosità incolpevole o perdita del posto di lavoro, si trovano ad essere sfrattati o a vedere i propri umili beni pignorati. Al loro fianco ci siamo schierati da sempre, anche fisicamente, affinché non perdessero un tetto e, con esso, la possibilità di una vita dignitosa. Le nostre azioni si rivolgono ad un altro tipo di proprietà, pubblica o privata che sia. Ci riferiamo alle decine e decine di stabili di cui la nostra città è costellata, abbandonati e lasciati a marcire per anni per speculazione o disinteresse.
Constatiamo che la repressione avanza inesorabile, con governi di destra o di sinistra, con giunte leghiste o di coalizioni, che siano stabili privati o pubblici, la risposta è sempre la stessa: chiudere e blindare luoghi che potrebbero mettere in discussione lo stato di cose attuali. Non poco tempo fa infatti è stato sgomberato uno stabile di proprietà dell’Ater, mentre oggi hanno chiuso il Gramigna con il pretesto di voler costruire altri ristoranti o fast food. Fa sorridere la tempestività di trovare una nuova funzione commerciale allo stabile della famiglia Vescovi, guarda caso solo dopo che questo è stato occupato, mentre già da anni su di esso era calato il silenzio.
Il quartiere Palestro, luogo dove avevamo deciso di mandare avanti la nostra attività politica, ha bisogno di tutto fuorché ulteriori catene alimentari. La ”riqualificazione” di una zona popolare è in atto da numerosi anni, abbiamo visto progressivamente chiudere piccoli negozi, sfrattare famiglie in difficoltà economica, sgomberare luoghi di aggregazione come l’InfoSpazio ChinaTown e far partire aste con maxi complessi, accessibili solo per chi ha un grosso capitale da investire. Considerando che è una zona limitrofa alle mura del centro, in tempi non molto lunghi pioveranno fior fior di quattrini per la cittadella universitaria e il nuovo Leroy Merlin (che modificherà la viabilità di una delle arterie principali di Padova), l’interesse nel privatizzare e speculare sugli immobili del rione è molto alto.
Dal canto nostro con questa occupazione volevamo dar vita ad un luogo che fosse veramente a disposizione degli abitanti e delle loro necessità. In poco tempo sono partiti i progetti del cineforum, del doposcuola e della ludoteca (per i più piccoli), affiancati da sala prove e concerti per i giovani gruppi musicali che altrimenti non potrebbero affrontare economicamente le spese necessarie. Vari artisti ci hanno chiesto la disponibilità per suonare, esporre e utilizzare le numerose stanze vuote per concretizzare le idee. Un luogo dove i giovani, e meno giovani, si possano organizzare contro un sistema che ci affama e non ci da prospettive per il futuro. L’avere occupato proprio questo posto, di fronte alle mura del centro cittadino, vuol dire mettere a nudo una realtà già esistente nel nostro paese: quella di chi lotta.
Fino a che uno spazio di opposizione al sistema rimane relegato nell’estrema periferia, magari in un luogo isolato, rappresenta un problema relativo. Nel momento in cui, invece, un messaggio di cambiamento reale (non quello dei vari governi gialli, verdi, “rossi” o blu) è così visibile da tutti può incrinare la già scarsissima credibilità del sistema vigente. Rigettiamo l’accusa di delinquenti e la rimandiamo a chi sfratta, sgombera e specula, mentre ci sono centinaia di alloggi popolari vuoti. Rimandiamo l’accusa ai padroni che non mettono in sicurezza le fabbriche e fanno morire i lavoratori o li affamano con contratti sempre più parcellizzati e precari; agli enti pubblici che lasciano famiglie senza casa, anziani senza assistenza e malati senza cure per le continue privatizzazioni; agli imperialisti che usano il mondo come uno scacchiere personale da cui trarre profitto, impoverendo, opprimendo e distruggendo i popoli; a tutti coloro che hanno varato le varie riforme della scuola pubblica, che di anno in anno, è riuscita a far inserire i privati nella dirigenza scolastica, a far diventare gli studenti manovalanza gratuita sfruttata e a portare avanti un lavoro certosino di revisionismo della storia; ai responsabili delle riforme dell’università, ormai troppo costosa per essere alla portata di tutti e con vari corsi di studi canalizzati da interessi di mercato, strategici o militari; alle forze del (dis)ordine che difendono il cosiddetto “ordine pubblico” ovvero gli interessi dei padroni, manganellando, sfrattando e arrestando chi lotta; ai nuovi squadristi di Casa Pound e Forza Nuova che, al servizio dei padroni, fomentano l’odio e la guerra fra poveri.
Non saranno le quattro mura blindate a fermare la nostra voglia di cambiare il mondo, ci ritroverete presto nelle strade di Padova e in un nuovo spazio!
L’erba cattiva non muore mai!!!
C.P.O. Gramigna
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