Solidarietà ai popoli in lotta!

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Solidarietà ai popoli in lotta!

Condividiamo un comunicato del C.P.O. Gramigna:

Solidarietà alle popolazioni di Ecuador, Haiti, Catalogna, Cile e Libano!
In questo tempo in cui le notizie volano e si susseguono freneticamente occorre fermarsi a riflettere su avvenimenti importanti che altrimenti passerebbero in secondo piano senza avere la giusta eco e senza imprimere nella coscienza collettiva di chi non li vive in prima persona la loro effettiva portata.
Stiamo assistendo da un paio di settimane ad un moltiplicarsi di sommosse in giro per il mondo che, se non ne cogliamo l’essenza, rimarrebbero agli occhi dell’insofferente popolo italiano come qualcosa di distante nello spazio ed estraneo alle contraddizioni che viviamo nella penisola, quando invece così non è.
Si tratta di proteste divampate da riforme specifiche e particolari ma che covano dentro di sé un profondo risentimento verso le scelte scellerate dei governi capitalisti e delle organizzazioni internazionali, con in testa il Fondo Monetario Internazionale. Così come forte è la rabbia di queste popolazioni nei confronti dell’imperialismo statunitense che da sempre allunga i suoi tentacoli in giro per il mondo, in particolare in America Latina, considerata da sempre il suo cortile di casa, e in Medio Oriente, visto come territorio da depredare e saccheggiare a suo piacimento per la continua fame di risorse.
Dal “paquetazo” ecuadoregno, all’aumento del trasporto pubblico cileno, dalla grave crisi economica che attanaglia Haiti, alla tassa sulle telefonate proposta in Libano, vediamo come la miccia della rivolta nasca da riforme sostenute e volute per scaricare sugli ultimi gli effetti della crisi e mantenere così intatte le ricchezze di chi invece governa politicamente ed economicamente i paesi.
È da notare però che queste rivolte non si fermano al ritiro delle riforme citate ma si interrogano più in generale sullo stato di cose esistenti e, prendendo coscienza della propria forza, proseguono e vanno oltre, allargando il proprio orizzonte di rivendicazioni e mettendo in discussione l’intera gestione del potere nazionale ed internazionale.
L’altro lato della medaglia è costituito tuttavia dalla risposta che gli Stati nazionali, tramite le loro polizie e apparati repressivi, stanno mettendo in campo, così come dall’ingerenza yankee che di essi si serve. Il potere capitalista, quando non ha altri margini di manovra, depone la sua maschera democratica e sfodera senza tentennamenti tutta la sua violenza fascista. Ognuna delle proteste che abbiamo citato infatti è caratterizzata da decine di morti e centinaia se non migliaia di arresti durante gli scontri di piazza. Emblematico è poi il caso cileno dove i video che girano in rete mostrano chiaramente situazioni simili alla sanguinaria dittatura di Pinochet: stato di emergenza, coprifuoco e personale dell’apparato statale, o perlomeno a sostegno di esso, che in abiti civili spara ad altezza uomo contro i manifestanti o effettua arresti sommari, rapendo al di fuori di ogni “legalità”, se di questa si può ancora parlare, persone dalla strada.
Per concludere il quadro della questione occorre infine spendere due parole sulla diffusione delle informazioni nei circuiti mainstream e ad opera delle testate nazionali italiane e occidentali. È infatti palese il silenzio mediatico legato alle proteste in corso, questo perché il capitalismo e le grandi multinazionali temono il diffondersi delle rivolte anche in altri paesi dove stanno attuando le stesse ricette economiche e dove le popolazioni sono insofferenti rispetto alla propria condizione socio-economica da anni. Anche nella roccaforte Europa dell’imperialismo, il mordere della crisi fa esplodere le contraddizioni interne come sta succedendo in Catalogna o come da più di un anno si sta verificando in Francia con il movimento dei Gilet Gialli. Il democratico occidente insomma è in prima linea nel cercare di mantenere in piedi un sistema al collasso non esitando, anche al suo interno, a reprimere ogni forma di dissenso che si manifesti.
Non è estranea da questo dibattito l’Italia dove la precarizzazione del lavoro, lo smantellamento continuo di ogni diritto sociale guadagnato con anni di lotte e l’inesorabile aumento del costo della vita sono l’unica costante reale delle politiche portate avanti da tutti i governi negli ultimi 20 anni, indipendentemente dalle promesse elettorali e dalle idee politiche che dicono di rappresentare.
L’abbiamo sempre detto e continueremo a ribadirlo: questo sistema non è riformabile, l’unica soluzione per creare un mondo senza più classi, guerre e sfruttamento è abbattere il capitalismo e l’imperialismo!
SOLIDARIETÀ ALLE POPOLAZIONI IN LOTTA!
I POPOLI IN RIVOLTA SCRIVONO LA STORIA!
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