Solidarietà al popolo cileno che Resiste!

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PRESIDIO
in solidarietà al popolo cileno in lotta

LUNEDì 4 NOVEMBRE dalle 18.00
in Piazza delle Erbe – Padova

Dai compagni e dalle compagne del CPO Gramigna:

NO SON 30 PESOS, SON 30 AÑOS
SOLIDARIETÀ AL POPOLO CILENO IN LOTTA

Da ormai tre settimane la popolazione cilena sta combattendo contro il suo stesso governo.
Le mobilitazioni sono iniziate a causa dell’aumento del prezzo del biglietto della metro di 30 pesos, ma fin da subito le proteste per il ritiro di questa legge si sono trasformate in una lotta per l’abbattimento del sistema vigente.
Il motto di queste proteste è infatti “No son 30 pesos, son 30 años”: trenta anni fa il Chile usciva ufficialmente dalla dittatura di Pinochet dotandosi di una facciata democratica, ma di fatto preservando il medesimo sistema politico-economico neoliberista in cui i ricchi diventano più ricchi a scapito delle masse popolari sempre più povere. Creato dalla dittatura civico-militare (1973-1990), questo sistema politico-economico poggia le sue basi su:
– privatizzazione dell’educazione
– privatizzazione della sanità
– privatizzazione delle pensioni
– precarietà del lavoro
– privatizzazione/espropriazione delle risorse (acqua, minerali, foreste)
– sistema bancario totalmente deregolato che porta milioni di persone a “vivere a credito” ed indebitarsi fino al collo per vivere una vita dignitosa
– una costituzione quasi intoccabile che è ancora quella scritta sotto la dittatura Pinochet.
Dopo anni di sfruttamento, i cileni stanno bruciando nelle piazze l’illusione della stabilità che questo sistema non riesce più ad offrire, ritrovando nella lotta un’unità di popolo sopita. Milioni e milioni di persone di tutte le età continuano – ormai da giorni- ad organizzarsi in comitati di quartiere e scendere in piazza uniti per abbattere questo sistema.
Di fronte ad una tale determinazione, la “democrazia” cilena ha prontamente svelato la sua vera faccia sfoderando una violenza repressiva eredità degli anni della dittatura: decine di morti, migliaia tra arresti e feriti, innumerevoli i casi di torture e violenze sessuali perpetrati dalle forze dell’ordine. Come negli anni più bui della dittatura di Pinochet, l’incubo dei “desaparecidos” torna ad essere realtà: sono decine le persone prelevate dalla polizia per le strade e nelle loro case e di cui non si sa ancora niente. In aggiunta a ciò, dall’inizio delle proteste il governo aveva dichiarato lo stato d’emergenza e imposto un coprifuoco – era proibito uscire di casa dalle 22 alle 7 – che si è visto costretto a ritirare, ma che è durato per più di dieci giorni.
Nonostante tale livello repressivo, il popolo cileno continua a lottare ponendosi in capo ad una più ampia ondata di mobilitazioni e proteste che stanno accendendo l’America Latina. Dall’Ecuador a Panama, da Haiti all’Honduras, lo spettro del pueblo unido torna a mettere in discussione e a colpire il sistema di sfruttamento e oppressione vigente. Anche a tutti questi popoli va la nostra solidarietà.
In tutti questi casi la miccia della rivolta nasce da riforme specifiche volute per scaricare il peso della crisi sui proletari, ma ovunque allarga il proprio orizzonte mettendo in discussione la gestione del potere da parte dei governi capitalisti e dell’imperialismo statunitense, con in testa Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.
E da noi? Quanto se ne sente parlare di tutto ciò? I media mainstream nostrani oscurano accuratamente le reali cause che portano milioni di persone a scendere in piazza per settimane dipingendo una realtà distorta. Allo stesso modo tacciono sulla cruenta repressione che i governi “democratici” stanno mettendo in atto.
È cosi che queste rivolte spesso appaiono come qualcosa di distante da noi ed estraneo alle contraddizioni che anche noi viviamo, quando invece non è così. Anche tutti i governi europei stanno riversando sulle spalle dei lavoratori il prezzo della crisi con continui tagli e riforme impopolari: dalla precarizzazione del lavoro allo smantellamento dei diritti sociali, siamo sempre noi a pagare!
Il popolo cileno se n’è reso conto e a noi non resta che prendere esempio e alzare la testa: questo sistema non è riformabile, l’unica soluzione per creare un mondo senza più classi, guerre e sfruttamento è abbattere il capitalismo e l’imperialismo!

LA SOLIDARIETÀ È UN’ARMA.
EL PUEBLO UNIDO JAMÀS SERÀ VENCIDO!

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