Stalin denuncia il ruolo controrivoluzionario del trotskismo, 1937

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Memoria di Classe
3 Marzo 1937, Urss

Il rapporto di Stalin presentato alla Sessione Plenaria del Comitato Centrale del Partito Comunista denuncia il ruolo controrivoluzionario del trotskismo, anche alla luce del brutale omicidio del compagno Kirov.

Il 1° dicembre 1934 Sergej Kirov, membro del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, cadde in un agguato e venne ferito mortalmente da un colpo di pistola. Il 21 dicembre il governo sovietico annunciò che l’assassino, Nikolaev, era membro del cosiddetto “centro leningradese” dei controrivoluzionari, un gruppo terroristico volto ad assassinare le più alte cariche sovietiche realizzando così un cambio di politica nella direzione del cosiddetto programma trotskista-zinoveviano.

Stalin, già nel 1924, rintracciò nel trotskismo “tre peculiarità che lo pongono in contraddizione inconciliabile con il leninismo”:
1. Il trotskismo è la teoria della cosiddetta “rivoluzione permanente”, che è soltanto un altro nome dell’idea che sarebbe impossibile costruire il socialismo in Unione Sovietica.
2. Il trotskismo significa mancanza di fiducia nella lealtà del Partito Bolscevico, nella sua unità, nella sua ostilità agli elementi opportunisti, che porta alla teoria della “convivenza dei rivoluzionari con gli opportunisti, con i loro gruppi e gruppetti, in seno a un unico partito” (Stalin, “Trotskismo o leninismo?”, Opere complete, vol. VI, p. 471).
3. Il trotskismo significa sfiducia nei dirigenti bolscevichi, tentativo di screditarli e infangarli.

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