Teorema Calogero, 1979

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Memoria di Classe
7 Aprile 1979, Italia

Pietro Calogero ordina decine di arresti di compagni, inizia il “teorema 7 Aprile”.

Con l’operazione poliziesca del 7 aprile 1979, quando agenti della digos, polizia e carabinieri, effettuarono centinaia di perquisizioni in tutta Italia contro i “vertici” di autonomia operaia, sulla base di 21 ordini di cattura firmati dal sostituto procuratore della Repubblica di Padova Pietro Calogero, venne inaugurata una fase repressiva che proseguì negli anni successivi portando a 60.000 indagati e a decine di migliaia di arresti.

L’inchiesta successivamente si divise in diversi tronconi e, a Padova, vi furono due ondate di arresti di massa, l’11 marzo 1980 e, nel 1982, il blitz di “Quaresima” che colpirono militanti e collettivi di movimento, di studenti, lavoratori e territoriali.

Non possiamo dimenticare che a causa di queste inchieste ad opera di Pietro Calogero è stato assassinato a Trieste il compagno Pietro Maria Walter Greco conosciuto da tutti come “Pedro”, i suoi coimputati, con gli stessi capi d’imputazione, al processo saranno assolti.

Quella del 7 aprile fu un’operazione che fece scuola e fu dettata dalla necessità dello Stato di chiudere quel formidabile ciclo di lotte economiche e politiche che si erano sviluppate in Italia nel decennio precedente. Un ciclo di lotte che, nel contesto della crisi del capitalismo iniziata nei primi anni ’70, aveva mostrato concretamente la possibilità di uscire dalla crisi a partire dalla lotta di classe e aveva posto con forza il problema della conquista del potere.

Lo Stato ha difeso il suo potere, il potere della borghesia imperialista di continuare a sfruttare il proletariato. E per farlo ha messo in campo i suoi apparati e avviato un nuovo uso dei reati associativi che prima erano stati usati solo contro la criminalità organizzata.

L’accusa, infatti, per gli arresti del 7 aprile fu quella di banda armata finalizzata all’insurrezione contro i poteri dello Stato. E fu un’inchiesta provocatoria con il famoso teorema che sosteneva esistesse un unico vertice tra Brigate Rosse e il movimento. Famosa e chiarificatrice a questo proposito fu la frase del magistrato padovano a giustificazione del suo operato: “Se non si riesce a prendere i pesci bisogna prosciugare l’acqua dove nuotano”.

Questa operazione fu fortemente sostenuta dal Pci. Non è un mistero, infatti, che sia Calogero sia Caselli e Spataro, che condussero altre inchieste “figlie”, si siano consultati con i segretari delle sezioni della Fgci delle proprie città. Il Pci fornì anche testimoni per i processi contro i compagni.

Altra caratteristica dell’inchiesta 7 aprile fu il processo mediatico che l’accompagnò. Anche questo ha fatto scuola promuovendo una nuova leva di scribacchini prezzolati che tuttora seguono quell’esempio nell’attacco odierno al movimento di classe.

E fu pure inaugurata la stagione dei pentiti: Carlo Fioroni sulle cui testimonianze si basò l’emissione dei mandati di cattura, fu il primo pentito in inchieste politiche.

Da quel 7 aprile l’uso dei reati associativi e le modalità delle inchieste condotte a mezzo stampa e con l’uso dei pentiti sono state perfezionate nel tempo. Nuove leggi di guerra, nel prosieguo della crisi storica e irreversibile che attanaglia il capitalismo, sono state varate e utilizzate non solo contro organizzazioni politiche rivoluzionarie, ma anche contro organismi di massa e contro lotte e mobilitazioni di classe.

Il famigerato art. 270 c.p., proveniente direttamente dal codice fascista Rocco, che dice: “Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale o, comunque, a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Chiunque partecipa alle associazioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni.” ha proliferato nuovi articoli di reato, 270 bis, ter, quater, …, oggi usati regolarmente nel tentativo di sopprimere sul nascere ogni istanza rivoluzionaria e di classe.

Se lo Stato per difendere la borghesia e il capitalismo putrescente è stato costretto alla fine degli anni ’70 a utilizzare il terrorismo con arresti di massa, tortura, omicidi e a sviluppare una legislazione di guerra contro la classe, legislazione permanente e sempre in evoluzione, ciò mostra​ non una sua forza, ma una debolezza.

E, ieri come oggi, in un momento in cui la crisi del capitalismo non è per nulla risolta e soffiamo forti i venti di guerra, esso ha un’enorme paura di non riuscire a perpetuare il suo dominio.

Questo deve far riflettere tutti i compagni, la repressione accanita non deve farci introiettare sentimenti di vittimismo, anzi ci deve rafforzare nella convinzione che solo resistendovi e affrontandola potremo potenziare la via della lotta per abbattere lo stato presente di cose.

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