Una riflessione su “Fridays for future”

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Fridays for future

Condividiamo una riflessione a caldo di una nostra compagna su una scadenza che ha visto oggi scendere in piazza 1325 città in 98 paesi diversi.

Migliaia e migliaia di persone – soprattutto giovanissime (delle scuole medie e superiori, con i loro insegnanti) – hanno manifestato oggi anche a Padova contro la catastrofe climatica che sta affliggendo tutto il pianeta. Questa forte presa di coscienza – giovanile e comunicativa – è meravigliosa, ma ci sono da sottolineare almeno tre cose.
La prima: il clima non è impazzito dal giorno alla notte, ma l’inquinamento atmosferico, la contaminazione dell’acqua, l’invasione della plastica negli oceani, la desertificazione o lo scioglimento dei ghiacci sono diretta conseguenza del modo di produzione che, come è noto, è guidato dal profitto (e quest’ultimo sarà sempre superiore agli interessi degli esseri umani e dell’ambiente, se non viene estirpato). Affermare quindi che tutto si possa risolvere con l’attenzione individuale e una riconversione ecologica è una grande balla, perché non mette in discussione il problema alla radice.
La seconda cosa è che affermare che la colpa sia delle generazioni a noi precedenti crea solo una divisione ulteriore che non aiuta nessuno, se non il capitale stesso a sviare l’attenzione. Le generazioni precedenti non sono dei blocchi monolitici di persone: piuttosto c’era chi sfruttava e faceva profitto inquinando e devastando l’ambiente e c’era chi lottava strenuamente sul posto di lavoro, contro le grandi (e inutili) opere, nei quartieri, e nelle scuole. Fare un gran calderone sotto l’etichetta della “generazione” non rende giustizia a tutti coloro che nei decenni scorsi hanno provato davvero a mettere in discussione questo sistema e hanno pagato con il carcere e con la vita.
La terza cosa è che l’assenza di un contenuto anticapitalista aiuta sul medio termine il PD a rimettersi bellamente in carreggiata, quando è invece responsabile di devastazione ambientale, cementificazione, attacchi ai diritti dei lavoratori e lager in Libia grazie a Minniti.

Detto ciò, rimbocchiamoci tutti le maniche, che stare a guardare e commentare non ci aiuterà di certo.
Chi non lotta ha già perso.

15 marzo 2019

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