Viva Fidel. La Rivoluzione Vive!

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SULLA MORTE DI FIDEL CASTRO:

LA NECESSITA’ DELLA RIVOLUZIONE E’ PIU’ VIVA CHE MAI!

Venerdì 25 novembre si è spento all’età di 90 anni Fidel Castro, la figura più rappresentativa della rivoluzione e del socialismo che fecero di Cuba un’avanguardia mondiale nella lotta all’imperialismo.

Da subito i pennivendoli della borghesia inneggiavano alla chiusura della pagina comunista di Cuba e alla fine della tirannia “castrista”, descrivendo Cuba come un esperimento sociale andato male e collegando le recenti “aperture” di Obama, peraltro ancora tutte da dimostrare, alla fine del percorso socialista di Fidel.

Era inevitabile.

Consapevoli del fallimento del sistema capitalista, i padroni occidentali attraverso i propri canali mainstream, non possono che criminalizzare, come hanno sempre fatto, il sistema socialista cubano.

Allora passa in secondo piano, ammesso che lo si ricordi, come il popolo cubano, guidato dalle forze guerrigliere e da dirigenti come Fidel e Che Guevara, riuscì a scatenare una rivoluzione contro una sanguinaria dittatura sostenuta dall’imperialismo statunitense e ad uscirne vittoriosa dimostrando al mondo intero la vulnerabilità del gigante yankee.

La rivoluzione non finì nel 1959, anzi proseguì nei decenni successivi trasformando un popolo colonizzato, analfabeta, ridotto a vivere in baracche senza acqua e luce mentre le aziende statunitensi della frutta prosperavano, in una società socialista all’avanguardia capace di costruire un sistema sanitario e scolastico gratuito tra i più eccelsi al mondo, assicurando libri scolastici e centinaia di migliaia di borse di studio. Nazionalizzando la produzione e dividendo tra il popolo la ricchezza che ne derivava, si garantì nelle città così come nelle campagne una casa per tutti, mense pubbliche, abiti da lavoro e mezzi di trasporto casa-luogo di lavoro, vacanze pagate agli operai.

Alla discriminazione di classe e di genere, il socialismo sostituì l’uguaglianza tra lavoro manuale e intellettuale, la possibilità di studiare, l’emancipazione femminile con la creazione, tra le altre cose, del corpo scelto di miliziane della croce rossa.

Tutto ciò nonostante il tentativo americano del 1961 d’invadere l’isola, uno stillicidio di attentati e di aggressioni statunitensi, tentativi di destabilizzazione e un criminale embargo economico, commerciale e finanziario che dura dall’inizio della rivoluzione del 1959.

Ma i compagni cubani non rimasero solamente a lottare dentro i propri confini; il loro internazionalismo è stato praticato nel sostegno attivo ai popoli oppressi di tutto il mondo, non solo dell’America Latina, ma anche in Angola, Namibia, Mozambico, Palestina…

Cuba riuscì a sopravvivere al crollo del campo socialista guidato dall’Unione Sovietica, determinato dal cancro del revisionismo moderno dei Kruscev, dei Breznev e dei Gorbaciov, grazie alla forza fondamentale della sua rivoluzione, alla capacità delle masse di resistere ai ricatti e alle lusinghe dell’imperialismo. La linea di schierarsi con i revisionisti moderni, che Castro adottò, non portò Cuba al disfacimento come il resto dei paesi socialisti, grazie alla determinazione delle masse cubane a non cedere alla restaurazione del capitalismo.

Oggi, a fronte della crisi del sistema capitalista e del fallimento di ogni ipotesi riformista, dimostrata dal peggioramento delle condizioni di vita dei proletari e di una fascia sempre più ampia di popolazione, ricordare Fidel e difendere Cuba significa riattualizzare la prospettiva rivoluzionaria verso un orizzonte comunista per costruire, anche qua, una società dove il benessere di tutti conti più del profitto di pochi.

La demolizione della scuola pubblica e del mondo del lavoro, la politica bellica dell’Italia con i suoi 55 milioni di euro giornalieri di spese militari, con il risvolto interno razzista e reazionario che produce e la repressione verso chi lotta, fino all’ultima controriforma del governo di modifica costituzionale, indicano che se è giusto votare no al referendum, per fermare l’autoritarismo dello stato il vero no è quello della lotta di classe per un cambiamento radicale della società.

PER NON LOTTARE CI SARANNO SEMPRE MOLTISSIMI PRETESTI IN OGNI EPOCA E IN OGNI CIRCOSTANZA, MA MAI, SENZA LOTTA, SI POTRÀ AVERE LA LIBERTÀ.

Fidel Castro

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Collettivo Tazebao 2/12/2016

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