4 aprile 2019: 5 anni di autogestione – 1 anno di abbandono

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Condividiamo dai compagni del CPO Gramigna (ex Marzolo Occupata)

4 aprile 2019: 5 anni di autogestione – 1 anno di abbandono

Un anno fa veniva sgomberata la mensa Marzolo occupata, con il plauso e la soddisfazione del sindaco Giordani e del rettore Rizzuto. Via Marzolo si svegliava completamente bloccata da camionette della celere e con uno spazio sociale in meno, mentre i suddetti signori si sprecavano in complimenti alle forze dell’ordine e in auspici di ritorno alla “legalità”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiusa definitivamente da Università ed ESU nel 2009, la ex-mensa Marzolo fu riportata in vita il 24 gennaio 2014 quando compagni e studenti decisero di riprendersi uno dei tanti spazi sottratti alla collettività e lasciati all’abbandono per gli interessi di un pugno di speculatori. Sgomberata una prima volta nell’estate dello stesso anno con pretesti legati all’agibilità strutturale, viene rioccupata dall’assemblea di gestione pochi mesi dopo.

 

 

 

 

 

 

 

 

In 5 anni di occupazione, alla Marzolo sono state organizzate centinaia di iniziative politiche, assemblee, concerti, pranzi e cene sociali, eventi benefit contro la repressione o a sostegno di collettivi e mobilitazioni. Migliaia di persone, studenti, solidali, abitanti del quartiere hanno attraversato questo spazio, portando idee, progetti o abilità artistiche da condividere o semplicemente alla ricerca di un luogo dove potersi aggregare e trascorrere il tempo libero senza che questo fosse vincolato al portafoglio e alle logiche di profitto dei locali. La Marzolo è stata anche sede di numerosi percorsi politici e collettivi, ponendosi come obiettivo quello di favorire lo sviluppo di lotte antifasciste, anticapitaliste, di rivendicazioni studentesche ed operaie, di solidarietà tra i popoli oppressi. E proprio questi percorsi di lotta hanno sempre portato questo spazio nel mirino della questura.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 4 aprile dell’anno scorso si arriva al secondo sgombero della mensa, questa volta accompagnato da mesi di campagna mediatica sul presunto progetto di “riqualificazione” del complesso Marzolo-Fusinato: nella pratica decine di milioni di euro per ripristinare i danni legati alla propria incuria e farne un polo di eccellenza scientifica con tanto di prati all’inglese, sale conferenze e palestre riservate però ai soli studenti della Galileiana. Il tutto, va ricordato, mentre continuano a venire chiuse aule studio, mense e studentati universitari a fronte di tasse tra le più alte d’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la seconda volta viene ripristinato l’”ordine” e la “legalità” e restituito lo stabile ai “legittimi” proprietari affinché potessero lasciarlo nuovamente chiuso a marcire, come ben simboleggiano le transenne che dal giorno dello sgombero circondano gli ingressi dell’ex Marzolo Occupata e del ParcOrti e che li han fatti presto tornare zone di passaggio e spaccio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiaramente se gli interessi speculativi in una zona già abbondantemente gentrificata come il Portello hanno il loro peso, non si può non riconoscere la volontà di eliminare una presenza scomoda dal centro della zona universitaria di Padova. Dopo due processi di occupazione andati in fumo poiché tutti assolti, la questura cerca di chiudere la partita blindando definitivamente lo stabile e denuncia vari compagni per presidi e cortei antisgombero nelle settimane prima e dopo il 4 aprile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci teniamo a ribadire che non sono mai state le quattro mura della Marzolo il punto; uno sgombero non ha e non potrà fermare la nostra voglia (e necessità) di lottare per un mondo diverso! Da quel giorno di sgomberi ne abbiamo subiti altri due, e con sempre maggior convinzione torniamo ogni volta all’attacco di chi lucra sulle spalle dei proletari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi più che mai, ora che questo sistema sta mostrando le sue più profonde contraddizioni di fronte alla gestione di un’epidemia (sanità e scuola pubblica ridotte all’osso, lavoratori sempre più sfruttati, disoccupazione e povertà dilaganti, repressione e militarizzazione come soluzione…), crediamo sia fondamentale organizzarsi e lottare per evitare che anche questa crisi venga scaricata su di noi. A questo servono spazi come la Marzolo, e per questo stesso motivo dovranno tornare a vivere!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non siamo tutti sulla stessa barca!
Quella dei padroni (e annessi cani da guardia) dovrà affondare!

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