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Oggigiorno la Francia si può considerare un laboratorio di sperimentazione perché tutto ciò che si sta attuando nel paese d’oltralpe diventa poi patrimonio comune degli altri paesi europei, nel tentativo di omologare e coordinare i diversi apparati repressivi. Lo stato d’emergenza è paragonabile a uno stato di controllo, rappresenta la tendenza a orientarsi verso il cosiddetto “security state”. Questo raffigura una necessaria cornice alla situazione attuale, caratterizzata dalla grave crisi economica, dalla conseguente ristrutturazione economico-sociale e dalla ferocia delle controriforme antiproletarie portate avanti dagli esecutivi dei diversi paesi. Morto il “welfare state” che per decenni aveva rappresentato la generale strategia di controrivoluzione preventiva in Europa – per integrare le masse popolari nell’egemonia del grande capitale – si passa ad un modello di “security state” dove prevale la dimensione poliziesca e militare dell’ordine interno e la paranoia securitaria è funzionale a trovare consenso allo Stato nella popolazione.

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Ciò che si esprime nella linea politica del Pkk e dalle organizzazioni ad esso legato confonde il movimento contro la guerra imperialista nel nostro paese, in particolare la scelta di cercare l’appoggio dei governi interventisti (è un esempio l’incontro ufficiale di Nessrin Abdalla delle Ypg con il ministro della difesa italiano Gentiloni)9. Dal nostro punto di vista, nella fase attuale di tendenza alla guerra, il ruolo delle lotte di liberazione e autodeterminazione nazionale rivestono un ruolo essenziale nell’avanzamento della prospettiva rivoluzionaria, purché si sostanzino in lotta all’imperialismo e contribuiscano alla lotta più generale contro il capitalismo.

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La storia ci dice che se i comunisti vogliono perseguire questa “felicità reale del popolo”, non possono solo affermare quanto sia illusorio per le masse “assumere l’oppio”, ma devono sostituirlo con la lotta di classe del proletariato, con la loro capacità di dirigere la lotta delle masse in senso rivoluzionario. Questo vale qui, nell’”occidente” razionalista, che di oppio politico e culturale diverso dalla religione ne consuma a bizzeffe, e là, nell’”oriente” tradizionalista, dove le masse cercano con forza una via per l’autentica liberazione e si pongono sotto la direzione di coloro, come gli islamisti, che la promettono e sono pronti a dare tutto per essa. In altre parole, o i comunisti liberano prima se stessi dal sonnifero politico che li ha storicamente addormentati o quantomeno intorpiditi e riescono a tenere testa al sedativo della repressione e della reazione, oppure le masse paradossalmente continueranno a cercare in un cosiddetto “oppio” una tanto illusoria, quanto legittima nel suo essere concreta, causa di liberazione.