Cosa intendiamo per controrivoluzione preventiva

0

Antitesi rivista n. 0
Sezione 4: Controrivoluzione, repressione e solidarietà di classe
Download

Cosa intendiamo per controrivoluzione preventiva

La controrivoluzione è lotta politica condotta dalla Borghesia Imperialista (B.I.) contro la classe operaia e il proletariato per perseguire il suo interesse strategico di conservare il potere come classe sfruttatrice e d‘impedirne il rovesciamento. È la strategia e l’organizzazione del suo stato atte a contenere la spinta della trasformazione, alimentata dallo sviluppo politico delle contraddizioni di classe, entro i limiti posti per la conservazione del potere dalla classe dominate. E quando, in determinati momenti storici, questo contenimento è impossibile per la maturità rivoluzionaria delle contraddizioni, essa diventa organizzazione e strategia atte a contrastare, reprimere e soffocare la spinta rivoluzionaria. La classe dirigente conserva il suo potere esercitando principalmente attraverso lo stato la sua egemonia e il suo dominio: egemonia principalmente rivolta alle classi e strati alleati, dominio rivolto principalmente verso le classi subalterne. Il rapporto tra le sue funzioni è dialettico: l’egemonia e cioè la capacità di promuovere, dirigere e sviluppare un sistema di alleanze maggioritarie nella società, diventa anche un aspetto del dominio nel senso che favorisce l’attrazione-cooptazione e assorbimento dell’elite delle classi nemiche con il risultato della loro decapitazione e impotenza; il dominio e cioè la capacità di controllare e reprimere le classi nemiche, diventa anche un aspetto dell’egemonia nel senso che sortisce l’effetto di rinsaldare i vincoli con le classi alleate.

Lo stato, che è l’organizzatore dell’oppressione di una classe sulle altre, “Il prodotto dell’antagonismo inconciliabile tra le classi” per dirla con Lenin, è pure un prodotto degli eventi storici e fa i conti con la lotta di classe rispondendo alla dialettica delle contraddizioni e dei rapporti sociali di ogni determinata fase: non esiste un tipo di stato unico per tutta la fase del dominio della borghesia, esso ha dovuto modificarsi. In particolare si può dire che allo snodo Prima guerra mondiale-Rivoluzione d’ottobre ha dovuto mutare da stato borghese a stato imperialista. Un processo che si è sviluppato lungo tutta la fase coloniale e, a seguito della possibilità storica del rovesciamento del potere della borghesia, ha posto la controrivoluzione preventiva al centro della costituzione materiale dello stato imperialista deputato a esercitare il rapporto di dominio e mediazione dei conflitti tra le classi tramite la composizione e/o repressione dei loro diversi interessi in una forma funzionale a quella strategica della classe dirigente.

Nel rapporto tra stato e strategia lo stato serve la strategia e, in definitiva, si costruisce e si trasforma sulla base della strategia. Nei suoi cambiamenti esso è sempre l’organizzatore dell’oppressione di una classe sulle altre, ma nel suo concretizzarsi in forma acquisisce nuovi caratteri per svolgere la sua funzione. La controrivoluzione non è quindi una semplice politica che può essere sostituita con un’altra, ma un carattere costitutivo e strutturale dello stato imperialista.

La forma in cui viene contrastata la trasformazione rivoluzionaria dei rapporti tra le classi nelle forme sociali del capitalismo nella sua fase imperialista fa parte di quell’ambito definito da Marx con la categoria della Sovrastruttura. Per Sovrastruttura in quest’accezione s’intende l’insieme delle forme politiche, giuridiche, assetti istituzionali, consuetudini sociali, modelli culturali che sono in relazione dialettica con la struttura del processo economico della società e che risultano dalla lotta tra le classi. Se il processo economico è il fattore determinante alla base del processo storico, ciò non significa che esso sia l’unico fattore. I diversi momenti della Sovrastruttura influiscono nel processo storico fino a determinarne il corso. La Sovrastruttura pur avendo una propria autonomia è in relazione con la struttura economica e il suo andamento, con le sue fasi di crisi e di espansione, è in rapporto dialettico di unità e distinzione.

Nel rapporto tra Struttura e Sovrastruttura quest’ultima non è un’espressione immediata e un semplice riflesso della prima, ma è anche il risultato del processo storico della lotta di classe che si svolge nel suo seno e cioè della storia della Sovrastruttura stessa, una tesi questa ribadita da Gramsci. La lotta che caratterizza la Sovrastruttura nella società divisa in classi ha come posta il potere sulla società stessa e in questa lotta si definisce il campo delle forze della conservazione e quelle della trasformazione rivoluzionaria.

Nell’organizzazione della forma-stato è, infatti, registrata la storia della lotta per il potere che si è svolta tra la classe dirigente e le classi che cercano di strapparle il potere.

La sovrastruttura statale è controrivoluzione organizzata sulla base dell’esperienza storica, della sua esperienza di lotta alla rivoluzione. Il carattere preventivo sta nell’essere precisamente organizzata in funzione d’impedire che la classe strutturalmente antagonista possa costruire una propria sovrastruttura politico-ideologica autonoma che le permetta di divenire compiutamente classe rivoluzionaria. Il contenuto principale è quello della corporazione, le forme storicamente determinate variano a seconda dei rapporti di forza tra le classi dalla dittatura terroristica alla democrazia parlamentare.

Contestualizzazione nella crisi

La necessità di far fronte alla crisi che investe la struttura economica interessa necessariamente la Sovrastruttura, ambito dove si codificano i rapporti politici tra le classi e il suo soggetto principale lo stato. Nel capitalismo, soprattutto nella sua fase imperialista, la crisi che insorge nella struttura economica radicalizza l’opposizione degli interessi tra le due classi che personificano i due poli della contraddizione capitale/lavoro. E questo non tarda a ripercuotersi nella Sovrastuttura e così, anche nell’ambito della Sovrastruttura, sulla base della sua dinamica storica possono alimentarsi lotte e processi di crisi politico-sociali-culturali-istituzionali che mettono all’ordine del giorno ristrutturazioni di assetti, rapporti e strategia controrivoluzionaria. In definitiva la crisi della Struttura fa vacillare anche la Sovrastruttura, mette in luce la sua inadeguatezza in una situazione che non può più procedere come prima. Nel recente avvitamento della crisi, dal 2009 in poi, la necessità di aumentare ulteriormente e radicalmente il saggio di sfruttamento complessivo, individuata dalla B.I. come strada maestra per la ripresa, deve fare i conti con quello che ancora resta della “democrazia del welfare”, anche nella sua revisione selettiva e neocorporativa avviata già con l’inizio della crisi negli anni ’70.Si tratta di quello che può essere definito l’assetto “Keynesiano”con il quale lo stato si era riorganizzato come entità anticongiunturale strategica per la gestione della crisi a garanzia della valorizzazione in una situazione storica in cui il Keynesismo era la cornice di politica economica di una “rivoluzione passiva” in contrapposizione alla via della rivoluzione proletaria e della dittatura del proletariato per la costruzione del Socialismo (contraddizione est/ovest, socialismo/capitalismo).

Oggi le linee d’uscita dalla crisi proposte della B.I. pongono sul tappeto la liquidazione definitiva di questo vecchio assetto tramite le cosiddette riforme (costituzionale, elettorale, del lavoro, delle pensioni…) che altro non sono che la demolizione del vecchio assetto.

In questo contesto è maturata anche la volontà di approfittare dell’opportunità data dalla situazione oggettiva come occasione propizia per la resa dei conti, per tagliare tutti i lacci e gli impedimenti del “libero sfruttamento”, un processo in cui diventa necessario rivoluzionare il vecchio assetto egemonico. A livello istituzionale si persegue il rafforzamento dell’esecutivo (espressione della B.I.) a scapito della formalità della rappresentanza parlamentare delle altre classi e soggetti sociali e, più in generale, si arriva anche a promuovere la “rottamazione” degli stessi apparati da tempo cooptati e predisposti alla corporativizzazione della classe operaia (ceti burocratici-politici-sindacali). Apparati che prima della crisi degli anni ’70 avevano svolto la loro funzione controrivoluzionaria, incanalando le spinte di classe per la trasformazione dei rapporti sociali nell’alveolo riformista perseguendo l’isolamento e la criminalizzazione delle “fughe” rivoluzionarie. E che, dopo l’inizio della crisi, l’avevano svolta come “stato dentro la classe” per disinnescare le risposte radicali alle misure di eliminazione delle conquiste operaie e proletarie. Funzione controrivoluzionaria ben espressa nella strutturazione della “Concertazione”. Oggi nell’avvitamento ulteriore della crisi la B.I. pone la questione della sopravvivenza di questi assetti. La ristrutturazione dell’assetto egemonico implica anche quella dell’assetto del dominio perché l’acutizzarsi della contraddizione capitale/lavoro fa maturare un terreno più favorevole alla diffusione di modi di pensare, concezioni e pratiche che possono rafforzare il campo della trasformazione rivoluzionaria rispetto a quello della conservazione dei rapporti sociali dati. Da qui i nuovi sviluppi nel campo giuridico-normativo, nelle modalità di controllo del territorio e delle procedure per cercare di chiudere gli spazi dell’autonomia politica della classe fino anche alla sua rappresentazione istituzionale. E oggi, la necessità di riorganizzazione della sovrastruttura statale sia nell’aspetto dell’egemonia sia del dominio è resa più drammatica dallo sviluppo della tendenza alla guerra che ha notevoli riflessi nell’ambito dell’egemonia e del dominio anche nel “fronte interno”.

Per concludere

Da quanto sopra esposto emerge che la lotta alla controrivoluzione non è lotta specifica contro provvedimenti repressivi e/o giuridici, apparati e istituzioni preposti ad attuarli. Questo ne è un aspetto, ma essa è lotta a tutto campo per la riaffermazione di una prospettiva rivoluzionaria, compresa l’assunzione e rielaborazione del portato storico raggiunto dal processo fin qui condotto dalla rivoluzione proletaria, in Italia e nel mondo.

Per questo il tema “controrivoluzione” travalica sicuramente lo spazio di questa sezione ”controrivoluzione, repressione e solidarietà di classe” e alcuni approfondimenti che riguardano, ad esempio, le trasformazioni in atto riferite alla contraddizione capitale/lavoro saranno esposti in altre sezioni.

Emerge, anche, che questa problematica va affrontata e approfondita in ambito internazionale e soprattutto, per quel che riguarda l’Italia, in ambito U.E. visto che oggi l’interesse generale della B.I. viene portato dal piano sovranazionale e imposto come dato oggettivo e ineluttabile sui singoli piani nazionali. Diventa quindi importante sviluppare alcune linee di approfondimento che indaghino sulle profonde contraddizioni che questo comporta. Alcune, generate da un rigido dirigismo tecnocratico che lascia ai singoli stati la riorganizzazione sovrastrutturale che le misure antiproletarie necessariamente implicano, sono già ben visibili. Il corso della Grecia è il laboratorio in cui testare la tenuta di questo processo, la tenuta sovrastrutturale interna di questa linea di austerità imposta dall’esterno.

Share.

Comments are closed.