Sulla contraddizione

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Antitesi n.8
Sezione 5: ideologia borghese e teoria proletaria
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Mao Tse Tung e la legge fondamentale della dialettica marxista

 

È evidente a tutti la grande confusione che contraddistingue la situazioni dei compagni che cercano una via rivoluzionaria dentro la condizione di crisi del capitalismo in Italia. Una delle questioni fondamentali sulle quali è necessario riprendere la riflessione è l’impostazione teorica dell’agire dei comunisti: la concezione del mondo e le leggi dello sviluppo di tutte le cose e quindi anche dei fenomeni sociali. Attraverso lo studio di questi leggi e la loro verifica pratica, possiamo uscire dalla nebbia che ci circonda, evitando di rimanere impantanati nel caos della cacofonia dei linguaggi e delle forme di espressione. L’obiettivo è di fare dei passi in avanti contro l’egemonia borghese e il suo riflesso all’interno dei nostri ambiti, contribuendo alla formazione di compagni in grado di misurarsi con il nostro compito principale: la ricostruzione del partito comunista nel nostro paese.
La questione della concezione comunista del mondo e in particolare il rapporto dialettico da ricercare tra l’agire nell’ambito del particolare delle contraddizioni specifiche di classe, che si acutizzano nel contesto della crisi generale del capitalismo, e la contraddizione principale, su cui interpretare concretamente la ricerca della via rivoluzionaria per il superamento del capitalismo e l’instaurazione di una società socialista, costituiscono un bandolo della matassa da afferrare per procedere nel lavoro.
È con questo intento che proponiamo questa recensione che ha l’obiettivo di stimolare lo studio dei compagni indicando il fondamentale saggio di Mao Tse Tung “Sulla contraddizione” scritto nel 1937 con lo scopo di combattere in particolare le posizioni dogmatiche presenti nel Pcc. Si tratta di un testo che sintetizza la grande esperienza accumulata dai comunisti cinesi dell’epoca che è ancora essenziale per la formazione dei comunisti oggi al fine di dotarsi di una teoria e di una pratica rivoluzionarie.
Naturalmente lo scopo di questo contributo non è quello di fare un riassunto esaustivo, ma quello di invogliare alla lettura integrale e allo studio del testo di Mao. A questo fine ne ripercorriamo la struttura, includendo i concetti principali, offrendo qualche ulteriore spunto di riflessione e proponendo qualche esempio più attuale, cercando di fornire in questo modo una riflessione utile anche all’impostazione di seminari e gruppi di studio nelle situazioni in cui i compagni ritengano opportuno farlo.

Le due concezioni del mondo

L’analisi sviluppata nel saggio di Mao inizia con la questione delle due concezioni del mondo che sono esistite lungo tutto la storia dell’umanità e che esistono anche nell’attuale società capitalista. Un punto di partenza necessario perché la contraddizione come motore del movimento di tutte le cose è già presente nel modo in cui l’umanità conosce e concepisce la realtà.
La concezione metafisica e la concezione dialettica si sono sempre scontrate lungo la storia mostrando lo sdoppiamento della conoscenza umana in due opposti che si escludono reciprocamente e nel loro rapporto reciproco. Alla base di questo sdoppiamento ci sono i due movimenti con cui l’uomo si appropria delle realtà: un primo movimento che possiamo definire “di andata” dalla percezione degli elementi della realtà esterna all’elaborazione astratta nel pensiero e nel linguaggio umano, e un secondo movimento “di ritorno” da quanto elaborato astrattamente come risultato del primo movimento verso una rinnovata percezione più sviluppata. Questo doppio movimento dal particolare al generale e dal generale al particolare è il modo con cui l’umanità si appropria del reale. [1] La comprensione del reale si sviluppa con il reiterarsi della dialettica dei due movimenti.
Sul piano della concezione del mondo le posizioni che assolutizzano il primo movimento approdano facilmente all’empirismo e al materialismo meccanicista (il reale è solo il percepito dei sensi) mentre quelle che assolutizzano il secondo movimento approdano all’idealismo e al soggettivismo (il reale è la proiezione dell’idea “innata”).
Tratteggiando la concezione metafisica, o evoluzionista volgare, dello sviluppo Mao chiarisce in primo luogo che essa consiste nel considerare le cose del mondo come isolate e statiche. Inoltre esse sono immutabili qualitativamente. Non possono trasformarsi in un’altra cosa ma solo crescere o diminuire quantitativamente sulla base dell’azione di forze a loro esterne (logica formale).
La concezione materialistica dialettica dello sviluppo considera invece le cose dotate come di un automovimento interno. Un automovimento che ha il suo motore nello sviluppo delle contraddizioni di cui sono portatrici. In questa concezione inoltre tutte le cose sono collegate e interagenti tra di loro in un reale concreto concepito come unità del molteplice (logica dialettica).
La concezione materialistica dialettica si oppone in particolare alla teoria delle cause esterne come principio della trasformazione. Le cause esterne sono solo la condizione in cui si determina la trasformazione, mentre quelle interne ne sono la base essenziale. Ad esempio nel caso delle recenti rivolte popolari di massa, da Hong Kong all’Ecuador, con un fuoco principale in Medioriente, in particolare in Iraq e Libano, la concezione metafisica porta a considerarle isolate e scollegate dal tutto, dalle condizioni generali (le conseguenze della crisi del capitalismo nella sua fase imperialista), mettendo in primo piano la possibilità della loro eterodirezione sulla base di specifici interessi imperialisti (Usa, Russia, Cina, Iran, ecc.). Mentre la concezione materialista considera le loro cause interne, il protagonismo delle masse in opposizione all’aumento dello sfruttamento da parte del capitale in crisi di sovraccumulazione e dell’oppressione che subiscono da parte dei diversi gruppi monopolisti imperialisti in lotta tra di loro.

La contraddizione è universale

Il carattere universale della contraddizione emerge concretamente dal fatto che la realtà è materia in movimento. La realtà non si limita a esistere ma essenzialmente accade (come dimostrato anche dallo sviluppo recente della fisica relativistica e quantistica). “Lo stesso movimento è una contraddizione”. [2] Motore del movimento è la contraddizione insita nel processo di sviluppo di ogni cosa.
Uno spunto importante da trarne per impostare il nostro lavoro di comunisti è che il carattere generale della contraddizione per quel che riguarda le cose umane, cioè la sfera della dinamica sociale (il succedersi dei modi di produzione e dei rapporti sociali) è il suo carattere universale colto in forma storicamente determinata.
In ogni differenza è insita una contraddizione. La stessa divergenza delle concezioni umane non è che il riflesso delle contraddizioni oggettive sul pensiero soggettivo. In particolare la stessa divergenza tra le idee rivoluzionarie e le idee reazionarie scaturisce dai rapporti sociali contraddittori della società divisa tra classi oppresse che vogliono emanciparsi e classi dominanti che vogliono mantenersi tali. In tutti i processi di sviluppo delle cose, dato che sono trasformazioni (succedersi di differenze qualitative), esiste la contraddizione.
La contraddizione percorre i processi dall’inizio alla fine. All’inizio di un processo la vecchia unità degli opposti decade con l’emergere di una nuova unità degli opposti, di una nuova contraddizione che si sviluppa fino al suo decadere, e così via. Un esempio di ciò lo troviamo anche nello stesso sviluppo storico del movimento comunista che come si è potuto constatare è stato caratterizzato dall’emergere a più riprese del revisionismo, delle lotte contro le deviazioni revisioniste e delle sintesi più avanzate che con queste lotte si sono affermate con lo sviluppo del marxismo-leninismo-maoismo.

La contraddizione è particolare

Mao si sofferma particolarmente sull’analisi del carattere particolare della contraddizione perché nell’esperienza rivoluzionaria cinese, nella seconda metà degli anni ’30, attribuiva un’importanza fondamentale alla lotta ideologica contro le posizioni dogmatiche presenti dentro al partito. Posizioni che allora, come anche oggi, non comprendono che l’universale della contraddizione esiste nel particolare della contraddizione. E invece di indagare, teoricamente e praticamente, come l’universale-generale vive nel particolare, cosa di fondamentale importanza per sviluppare e dirigere una pratica rivoluzionaria, si limitano a indicare dogmaticamente il generale senza comprendere, e quindi sviluppare i particolari in cui il generale si incarna (lotta per i principi senza approfondimento di linee tattiche e strategiche). Invece in ogni forma di movimento la contraddizione ha un suo aspetto particolare, e va considerata la differenza qualitativa rispetto alle altre forme di movimento. Ogni forma di movimento contiene in sé la sua contraddizione particolare che ne costituisce la qualità particolare, e che in definitiva distingue una cosa dalle altre.
Se non si studia il carattere particolare della contraddizione non si può cogliere la qualità particolare per cui una cosa si distingue dalle altre, la differenza qualitativa tra le diverse forme di movimento. La qualità particolare di ogni forma di movimento è determinata dalla sua particolare contraddizione interna. L’importanza della questione risiede anche nel fatto che la conoscenza degli uomini si sviluppa dalla conoscenza particolare delle qualità individuali delle cose, per approdare a una più generale, alla conoscenza delle qualità comuni delle cose. Ad esempio se si vuole spiegare la crisi economica a un operaio è necessario partire dalle sue condizioni materiali e dalla situazione specifica: chiusure aziendali, licenziamenti, disoccupazione, aumenti dei carichi di lavoro, tagli salariali e dei sevizi sociali, ecc. Per pervenire al piano generale del primato dei profitti rispetto alle condizioni di vita e di lavoro delle masse e concludere con la sovraccumulazione di capitali in cerca di condizioni di valorizzazione che rende sempre meno valorizzabile il capitale nel suo complesso. Questa conoscenza più generale può essere poi utilizzata come guida per spiegare più approfonditamente le diverse cose concrete come l’aggravarsi delle specifiche condizioni di sfruttamento o lo scatenarsi di guerre. Il primo movimento è dal particolare al generale e il secondo movimento dal generale al particolare.
Se si considera l’ordine seguito dal movimento della conoscenza umana, si osserva che esso si estende sempre gradualmente dalla conoscenza dell’individuale alla conoscenza del generale. Gli uomini conoscono dapprima le qualità individuali di ognuna di molte cose diverse e solo in seguito possono passare alla generalizzazione e alla conoscenza di queste qualità comuni, essi se ne servono come guida e procedono nello studio di varie cose concrete che non sono ancora state studiate o che non sono state studiate a fondo fino a scoprire la qualità particolare di ognuna di esse, solo così possono completare, arricchire e sviluppare la loro conoscenza delle qualità comuni evitando che questa conoscenza si trasformi in qualcosa di arido e fossilizzato”. [3] Proprio a quest’ultima sponda approda inevitabilmente il dogmatismo.
In ogni movimento il processo di sviluppo è qualitativamente diverso e le diverse contraddizioni che stanno alla base di questa diversità possono essere risolte solo con metodi qualitativamente diversi. L’esempio tipico è quello della diversità della contraddizione con il nemico da quelle in seno al popolo: la prima tra proletariato organizzato e borghesia imperialista si risolve con la rivoluzione e il rovesciamento del potere borghese in potere proletario; le seconde con metodi diversi come ad esempio nel caso della contraddizione di genere con lo sviluppo del movimento di emancipazione della donna e il superamento del patriarcato. I comunisti devono quindi imparare a porre la risoluzione delle diverse contraddizioni con metodi diversi. Tratto del dogmatismo (che ha tanto a cuore i principi) è proprio quello di non attenersi a questo principio.
L’analisi del carattere particolare della contraddizione procede quindi, nel saggio di Mao, con la considerazione che per conoscere la qualità del processo di sviluppo di una cosa è necessario scoprire il carattere particolare di ognuno dei due aspetti della contraddizione di quel processo. Ogni contraddizione è infatti definita dai due aspetti che la compongono, che sono appunto in contraddizione tra di loro. Inoltre va considerato che in ogni fenomeno importante, come lo sono i fenomeni sociali, concorrono diverse contraddizioni.
Ogni contraddizione ha un suo particolare carattere e ognuno dei due aspetti di ciascuna contraddizione ha un suo carattere particolare. Quindi non solo le contraddizioni non vanno trattate allo stesso modo, ma nemmeno i due aspetti di una stessa contraddizione devono essere trattati allo stesso modo. Ad esempio, in questa fase della crisi che il sistema capitalista sta attraversando, per quanto riguarda la contraddizione borghesia-proletariato l’aspetto principale è rappresentato dall’attacco incessante che conduce la prima alle condizioni di vita e di lavoro del secondo.
In un insieme fenomenico come le relazioni tra le classi nella crisi, dobbiamo comprendere il carattere particolare di ognuna delle contraddizioni che vi influiscono (borghesia-proletariato, grande borghesia-piccola borghesia, imperialismo-nazioni oppresse, contrasti interimperialisti) alla luce della loro totalità (nesso reciproco). Ma possiamo comprendere questa totalità solo studiando i due aspetti di ciascuna di queste contraddizioni. Comprendere i due aspetti di una contraddizione vuol dire comprendere la posizione specifica che occupa ciascun aspetto, la forma specifica del loro nesso unità-lotta, i metodi concreti della lotta di un aspetto contro il suo opposto. Questo sia quando i due aspetti sono in rapporto di interdipendenza e nello stesso tempo in contraddizione (forme intermedie), sia quando il rapporto di interdipendenza si spezza. Questa è “l’analisi concreta della situazione concreta” indicata da Lenin. [4] 
Essere unilaterali significa non comprendere le caratteristiche delle contraddizioni particolari e di ognuno di entrambi gli aspetti di una contraddizione. “Vedere la parte e non il tutto, gli alberi e non la foresta”. Un esempio di unilateralità è considerare la questione del fascismo a sé stante e avulsa dallo sviluppo dell’attacco borghese alla classe operaia che con la crisi si inasprisce. E’ chiaro che una posizione di questo tipo deriva da una collocazione ideologica precisa, reazionaria o riformista che sia, perché la realtà mostra tutt’altro come ben sanno i lavoratori del SI-Cobas in lotta che si trovano contro, a cercare di sfondare i loro picchetti, le squadracce fasciste assoldate dai loro padroni.
Per conoscere effettivamente un oggetto occorre abbracciare, studiare tutti i suoi lati, i nessi e le ‘mediazioni’. Noi non raggiungeremo mai ciò pienamente, ma l’esigenza della multilateralità ci premunirà dagli errori e dallo schematismo”. [5] Se si è unilaterali è impossibile scoprire i metodi adatti per risolvere le contraddizioni ed è quindi molto difficoltoso svolgere i compiti rivoluzionari.
Unilateralità e superficialità sono al tempo stesso soggettivismo. Un esempio di ciò lo possiamo vedere nelle posizioni di chi considera l’esperienza della democrazia popolare e della lotta per l’autodeterminazione in Rojava in termini astratti, non considerando cioè la sua esistenza concreta nell’ambito della correlazione interimperialista in cui la determinazione curda assume il ruolo di testa di ponte dell’imperialismo Usa in Siria.
Nel processo di sviluppo di una cosa la contraddizione fondamentale del processo non scompare finché il processo non è concluso, come accade ad esempio per la contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e i rapporti di produzione che caratterizza il succedersi dei modi di produzione, o anche la contraddizione interimperialista connessa allo sviluppo monopolista che cerca soluzione nella coesistenza o nella guerra, ma che non scomparirà finché permarrà il carattere monopolista dello sviluppo. Tuttavia lungo il processo di una contraddizione fondamentale, nelle sue diverse fasi, essa assume forme sempre più acute.
Inoltre le altre contraddizioni determinate da quella fondamentale, o influenzate da essa, alcune si acutizzano, altre si risolvono o si attenuano e nuove compaiono. Per questo il processo è caratterizzato da fasi diverse come ad esempio la fase classica e fase imperialista del capitalismo.
Chi non tiene conto delle fasi e della loro diversità, non può essere adeguato o non vuole risolvere correttamente le contraddizioni, come ad esempio accadde alla socialdemocrazia, alle soglie della fase imperialista, che da partito dell’emancipazione proletaria si trovò a portare le masse al macello della guerra interimperialista, votando i crediti di guerra e appoggiando le mire di annessione di territori altrui delle rispettive borghesie. Al contrario chi ne tenne conto come il partito bolscevico di Lenin ebbe la capacità di lanciare la parola d’ordine “trasformare la guerra imperialista in guerra rivoluzionaria”. [6] 
Nello studio del carattere particolare dobbiamo liberarci dal soggettivismo e dal superficialismo e fare analisi concreta. Analisi concreta delle condizioni concrete, chi non fa inchiesta non ha diritto di parola e anche chi, alla luce di queste riflessioni, non fa inchieste giuste non ha diritto di parola. Il particolare è legato all’universale e l’universalità esiste nella particolarità. Per questo nello studio di una cosa occorre individuare ambedue gli aspetti e il loro nesso reciproco. Ad esempio le nuove forme dello sfruttamento con cui abbiamo oggi a che fare, anche se sono diverse da quelle che le hanno precedute, sono, come quelle, forme particolari che fanno esistere nell’attualità la stessa contraddizione generale acuita da un aspetto principale in cui si rafforza l’attacco borghese sulla spinta della crisi di valorizzazione del capitale complessivo. Il carattere generale esiste in tutti i caratteri individuali e senza di essi non esisterebbe. I caratteri individuali nascono dal fatto che ogni contraddizione è particolare e hanno esistenza condizionata e temporanea, quindi relativa. Le nuove forme dello sfruttamento della forza-lavoro sono quindi le forme particolari che fanno esistere il carattere generale della contraddizione capitale-lavoro nell’epoca della sua acutizzazione dovuta alla crisi del sistema.

La contraddizione principale e l’aspetto principale della contraddizione

Nel processo di sviluppo di una cosa complessa (o fenomeno) agiscono numerose contraddizioni. Una di esse è principale e in quanto tale determina e influenza lo sviluppo delle altre contraddizioni. Come esempio possiamo indicare l’emergere negli anni ’20 della contraddizione fascismoantifascismo come principale con l’affermarsi dei regimi fascisti come risposta alla Rivoluzione d’Ottobre. Comprensione che portò l’Internazionale Comunista a sviluppare la linea dei Fronti Popolari Antifascisti in opposizione alla linea “classe contro classe” (sostenuta in precedenza dalla stessa Internazionale) e alle posizioni bordighiste-dogmatiche finite poi nell’attendismo rispetto all’insorgenza dei regimi fascisti.
Se in un processo esistono numerose contraddizioni solo una è la principale, con funzione dirigente, mentre le altre hanno una posizione secondaria. Nello studio di un processo che contiene numerose contraddizioni si deve trovare la contraddizione principale. Afferrando questo nocciolo della questione si può trovare il metodo per risolvere i problemi. Nell’attuale situazione in Medioriente, caratterizzata da un ginepraio di contraddizioni si deve ad esempio cogliere la contraddizione principale che caratterizza questa fase in generale, cioè quella tra imperialismo e nazioni oppresse. Questa contraddizione determina e influenza lo sviluppo delle altre come le contraddizioni interimperialiste o etnico-religiose. I due aspetti che caratterizzano ogni contraddizione, che sia essa principale o secondaria, devono essere trattati distintamente. Essi infatti si sviluppano in modo ineguale. Dei due aspetti contraddittori uno è necessariamente principale, l’altro secondario. Principale è quello che nella contraddizione svolge un ruolo dirigente. Il carattere di una cosa è determinato soprattutto dall’aspetto principale. I due aspetti di una contraddizione si relazionano dialetticamente trasformandosi l’uno nell’altro e con ciò cambiano il carattere della cosa.
Nel caso di una guerra l’attaccante è l’aspetto principale e il difensore quello secondario. Ma anche il difensore si può trasformare in attaccante e cambiare così il corso della guerra. Una cosa simile successe con le lotte operaie del ’68-’69 che trasformarono in quel frangente storico la classe operaia da aspetto secondario, subalterno e difensivo, in aspetto principale della contraddizione capitale-lavoro con l’offensiva generalizzata della lotta per le “conquiste” e la costruzione di un rapporto di forza generale favorevole in tutto l’occidente.
Il vecchio sostituisce il nuovo. Quando il nuovo aspetto strappa al vecchio la posizione principale la qualità della cosa vecchia si trasforma nella qualità della cosa nuova, cosa che ad esempio accade quando una classe rivoluzionaria prende il potere. Da ciò risulta il dato essenziale che la qualità di una cosa è determinata soprattutto dall’aspetto principale della contraddizione principale.
Alcuni pensano che per certe contraddizioni non si dia trasformazione degli aspetti. Nelle contraddizioni tra forze produttive e rapporti di produzione, tra teoria e pratica, e tra base economica e sovrastruttura, gli aspetti principali rappresentati dalle forze produttive, dalla pratica e dalla base economica secondo questa posizione rimarrebbero sempre tali. Questa è una concezione propria del materialismo meccanicista e non del materialismo dialettico. Le forze produttive, la pratica e la base economica svolgono in generale la funzione principale, ma in determinate condizioni i rapporti di produzione, la teoria e la sovrastruttura possono assumerla. Questo è accaduto ad esempio nella fase della genesi del capitalismo quando il suo primo sviluppo, nel XIV secolo in Italia, fu soffocato dalla sovrastruttura clericale-feudale e solo dopo due secoli si riavviò e generalizzò anche grazie alla rottura nel piano sovrastrutturale operata dalla Riforma protestante. La stessa riflessione può essere fatta in merito allo sviluppo delle sovrastrutture della controrivoluzione preventiva, dal fascismo al revisionismo, contro la prospettiva della rivoluzione proletaria aperta con la Rivoluzione d’Ottobre.
Lo studio dei diversi stadi di squilibrio delle contraddizioni (forme intermedie), quello della contraddizione principale e delle secondarie, dell’aspetto principale e secondario di una contraddizione è uno dei metodi essenziali con cui i comunisti, a questo scopo necessariamente organizzati in partito rivoluzionario, determinano correttamente le loro direttive politiche e militari, strategiche e tattiche.

L’identità e la lotta degli aspetti della contraddizione

In primo luogo ciascuno dei due aspetti di una contraddizione trova il presupposto della sua esistenza nell’altro aspetto ed entrambi esistono in una entità unica; in secondo luogo ciascuno dei due aspetti contraddittori, in determinate condizioni si trasforma nel suo opposto. È la legge dialettica dell’identità degli opposti. La dialettica è la teoria di come gli opposti possono essere identici, come essi diventano identici (come essi cambiano e diventano identici); a quali condizioni essi si trasformano l’uno nell’altro e diventano identici; perché la mente dell’uomo non deve considerare questi opposti come cose morte, pietrificate, ma come cose vive, condizionate, mobili, convertibili l’uno nell’altro”. [7] 
Proprio perché sono in opposizione reciproca ciascuno dei due aspetti non può esistere senza l’altro: ad esempio senza vita non c’è morte, come anche senza sfruttamento di operai non ci sono capitalisti, e viceversa. In determinate condizioni (nelle forme intermedie di esistenza della contraddizione) questi aspetti della contraddizione da una parte sono opposti tra di loro ma dall’altra sono reciprocamente connessi. Un esempio di connessione fu la concomitanza di sviluppo capitalistico e conquiste operaie e proletarie nei trenta anni di ripresa economica dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Essi non solo sono caratterizzati nel loro rapporto da non-identità e da identità, ma cosa più importante dal fatto che in determinate condizioni la loro unità può sostanziarsi nel fatto che gli opposti si convertono l’uno nell’altro: ad esempio una classe dominata si può trasformare in classe dominante. L’identità-conversione è possibile soltanto in condizioni determinate e storicamente necessarie. L’esempio indicato da Mao è quello della rivoluzione borghese in Russia e in Francia; la loro connessioneconversione con la Rivoluzione d’Ottobre e la Comune di Parigi nel primo caso si affermò e fu vincente, mentre nel secondo caso fu negata dalla sconfitta.
“L’unità (coincidenza, identità, equipollenza) degli opposti è condizionata, provvisoria, transitoria, relativa. La lotta degli opposti che si escludono reciprocamente è assoluta, come sono assoluti lo sviluppo, il movimento”. [8]
Il movimento di una cosa presenta due stadi: uno di riposo relativo e uno di cambiamento evidente. Nel primo stadio la cosa subisce solo modificazioni quantitative, nel secondo stadio essa ha già raggiunto il massimo delle modificazioni quantitative del primo stadio, si verifica la dissoluzione della cosa come entità e avviene un cambiamento qualitativo. Un esempio in fisica è quello dell’ebollizione dell’acqua quando il suo riscaldamento la porta a trasformarsi in vapore. Nella sfera sociale accade ad esempio che la lotta della classe operaia possa esaurire le possibilità di realizzare miglioramenti economici e non si possa ottenere niente di più se non con lo sviluppo della lotta politica per il potere. Come è successo in Italia nel corso del grande ciclo di lotte degli anni ’60-’70. È la stessa questione per cui oggi nell’acutizzarsi della crisi generale del capitalismo non si possono ottenere miglioramenti economici generalizzati per la maggioranza della classe e delle masse senza rovesciare il sistema.
L’identità degli opposti si verifica solo in condizioni determinate e per questo diciamo che è relativa. Su questo si fonda la critica marxista al riformismo. La sua ricerca del compromesso tra istanze di classe e sviluppo capitalistico è relativa come ha dimostrato anche la fine del “capitalismo dal volto umano” e il rovesciamento delle riforme in controriforme in seguito alla crisi iniziata negli anni’70.
Diversamente la lotta degli opposti percorre tutto un processo dall’inizio alla fine ed esiste dappertutto e per questo diciamo che è assoluta. Su questo si fonda la concezione marxista della rottura rivoluzionaria come unica possibilità di dare soluzione alle contraddizioni divenute antagoniste. L’antagonismo però è una delle forme della lotta degli opposti, non la sua forma unica e universale. Ad esempio anche nello sviluppo della contraddizione tra sfruttati e sfruttatori può essere prevalente la mediazione sull’antagonismo come accade spesso nelle fasi di sviluppo economico.
Solo quando lo sviluppo della contraddizione raggiunge un determinato stadio la lotta tra gli opposti assume la forma di antagonismo.

Conclusione

Il saggio di Mao è un testo fondamentale per assimilare la concezione materialista dialettica cioè che le contraddizioni sono alla base del movimento-sviluppo di tutte le cose. E, per quello che ci interessa in particolare come comunisti, sono alla base dello sviluppo dei fenomeni sociali che caratterizza la società divisa in classi.
La contraddizione e la lotta sono universali, ma i metodi per sviluppare la lotta e risolvere le contraddizioni, ossia indicazioni, forme di lotta e parole d’ordine, sono diversi a seconda del diverso carattere (e del diverso grado di sviluppo) delle contraddizioni.
Proprio al fine di dotarsi di una comprensione teorica e di promuovere una pratica adeguata Sulla contraddizione è un testo imprescindibile.
L’intento di questo modesto contributo non è certamente quello di esaurire la questione, ma quello di uno stimolo per i compagni ad appropriarsi del saggio di Mao organizzando gruppi di studio e seminari di approfondimento che pongano la riflessione sulle contraddizioni in relazione alla loro pratica concreta e ne favoriscano la crescita come militanti comunisti capaci di affrontare in termini rivoluzionari la situazione che hanno di fronte unendo il particolare delle diverse forme della lotta di classe al generale della lotta per il potere del proletariato.

 

Note:

[1] vedi anche K. Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica, p. 25-34, Einaudi 1957

[2] F. Engels, Anti-During, parte 1, cap. 12, pag. 149 e seguenti, Edizioni Lotta Comunista, 2003

[3] Sulla contraddizione, in opere di Mao Tze Tung, vol. 5, pag. 191-192, Edizioni Rapporti Sociali

[4] vedi V.I. Lenin, Komunismus, (12 giugno 1920), in Opere, vol. 31

[5] vedi V.I. Lenin, Ancora una volta sui sindacati, sulla situazione attuale e sugli errori di Trotzski e di Bukharin, in Opere, vol.32

[6] Il fondamentale saggio di Lenin Sull’imperialismo è del 1916

[7] vedi V.I. Lenin, Riassunto della “Scienza della logica” in Heghel, in Opere, vol. 38

[8] vedi V.I. Lenin, A proposito della dialettica, in Opere, vol. 38

 

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