Un 25 aprile in quarantena

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Un 25 aprile in quarantena

Condividiamo dai compagni del CPO Gramigna:

Sabato prossimo saranno 75 anni dal giorno in cui la maggior parte delle città italiane fu liberata dall’occupante nazista e dal suo fedele alleato in camicia nera. Dopo vent’anni di fucilazioni, rappresaglie, manganello e olio di ricino, gli italiani scesero finalmente in piazza da uomini liberi.
Padova fu una delle città al centro della lotta partigiana, con il suo CNL, con il rettore Marchesi e l’università schierata in prima linea, con il sacrificio di tanti partigiani che combatterono fino alla resa nazifascista del 28 aprile.
In tutta Italia ci si appresta a ricordare tanti uomini e donne caduti per la libertà in un nuovo clima di guerra; probabilmente non ci saranno le centinaia di cortei nelle città italiane, gli interventi e le canzoni di lotta. E c’è ovviamente chi ne è molto contento: dallo scribacchino Sallusti, nipote guarda caso di un fascista giustiziato dai partigiani, che invita a metter da parte la vecchia “paura del fascismo” nel rispetto dei morti delle ultime settimane, ai provocatori di Fd’I che vogliono annacquare il 25 aprile dedicandolo alle vittime di tutte le guerre, anche quest’anno ne stiamo sentendo di tutti i colori.
Il revisionismo storico intorno alla resistenza è da sempre un mantra di tutti i partiti politici borghesi, non solo per i discendenti ideologici del regime fascista. Basti ricordare Renzi ed il PD che qualche anno fa scesero in piazza con le bandiere blu dell’unione europea perché il “rosso dei partigiani” non era più attuale, o il teatrino politico che si viene a creare ogni anno intorno al giorno del ricordo degli “esuli istriani”, in cui i partigiani sono narrati come assassini e vessatori dei poveri fascisti italiani.
Sputare sulla resistenza partigiana, distorcendo la vittoriosa lotta antifascista in una guerra civile in cui vittime e carnefici si confondono, ha una ragione molto chiara ed attuale: i partigiani lottarono contro il regime nazifascista per istaurare sulle sue ceneri una società diversa da quella che lo aveva generato, senza più guerra e classi. Ricordare la resistenza vuol dire ricordare come queste istanze, a vittoria raggiunta, siano state tradite sull’altare della pacificazione e della ricostruzione capitalistica. Vuol dire ricordare come i gerarchi fascisti furono riabilitati nelle loro funzioni statali e repressive. Vuol dire ricordare tutte le ricostruzioni del partito fascista, dall’MSI fino alle compagini odierne, con il loro lascito di stragi e sangue finanziato dallo stato.
Come tantissimi antifascisti abbiamo sempre ribadito che il 25 aprile non può rimanere una ricorrenza vuota e commemorativa, ma deve riaffermare la tragica attualità di una lotta che non si è mai fermata, che unisce con un filo rosso le azioni dei partigiani in montagna ai cortei antifascisti odierni passando per migliaia di mobilitazioni studentesche e operaie negli ultimi 75 anni.
Oggi ci troviamo nel pieno dell’isolamento imposto dalla quarantena, un’emergenza sanitaria che viene affrontata quasi unicamente come un problema di ordine pubblico a cui rispondere con militarizzazione e criminalizzazione. Mentre circolano in rete decine di video che denunciano pestaggi, multe spropositate e cariche contro chi si mobilita preoccupato per la propria salute e quella dei loro cari, lor signori si sprecano in ipocriti appelli all’unità nazionale e patriottica e continuano a ripeterci che dobbiamo essere pronti a sacrificarci per la “ricostruzione” economica post crisi.
Il 25 aprile ci ricorda come quelli a venire dovranno essere giorni di lotta non solo contro le derive autoritarie e fasciste da sempre seconda faccia della democrazia liberale, ma contro tutte le politiche sociali ed economiche che, dopo avere creato i presupposti per il suo scoppio, vogliono far pagare anche questa crisi sulle spalle della popolazione. Con chi ci sfrutta e sacrifica sull’altare del profitto non eravamo uniti ieri, non lo siamo oggi dopo decenni di riforme lacrime e sangue e di certo non lo saremo domani!

Il nemico non può essere il covid19, il nemico è come sempre il capitale!

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